Non dimentichiamo Joubert

riceviamo e pubblichiamo

Joubert Thompson era un giovane operaio sudafricano di 23 anni morto dopo 5 giorni di agonia. Caduto da un ponteggio (a 9 metri di altezza) il 23 febbraio 2007 a Viareggio all’interno del cantiere navale Polo Nautico (ex SEC) mentre lavorava alla nave “Romanza”. Una piccola lapide alla mensa del Polo Nautico lo ricorda.
La società “ha messo i lavoratori in uno stato in cui non possono godere di buona salute e vivere a lungo; essa distrugge pezzo per pezzo, a poco alla volta la vita di questi lavoratori e li conduce alla tomba innanzi tempo; io dovrò provare, che la società sa quanto è nocivo un tale stato alla salute ed alla vita dei lavoratori e che essa nulla fa per migliorare questa condizione. Che la società sappia che il suo modo di procedere non è semplicemente un omicidio, ma assassinio premeditato…”.
Denuncia dell’Inghilterra di 200 anni fa?
O delI’Italia di oggi? Nell’anno 2026?

È l’Italia di oggi! Quindi occorre, anche grazie alla memoria di chi non c’è più, come Joubert, i tanti altri lavoratori e lavoratrici morti sul lavoro o chi ha perso la vita nelle stragi come quella di Viareggio con le sue 32 vittime e feriti gravissimi, guardare il presente: il suo carico di insicurezza, di pericoli costanti, di precarietà, di molto lavoro per tante ore. Un presente di sfruttamento, oppressione e azzeramento della dignità.

La lotta per la sicurezza e la salute fuori e dentro ogni luogo di lavoro è:
– giusta, propulsiva, per la vita dei lavoratori e delle lavoratrici;
– contiene la ferma convinzione di essere dalla parte della ragione e di rappresentare la forza e il coraggio di chi non vuole mollare.

Oggi, come 200 anni fa, le nostre vite valgono più dei loro profitti!

Coordinamento 12 ottobre”per sicurezza e salute/contro la repressione
Familiari della strage ferroviaria di Viareggio e del crollo della Torre Piloti di Genova; Coordinamento Lavoratori/trici Autoconvocati/e (CLA); – Assemblea 29 giugno;- Cub Trasporti; – Sindacato Generale di Base (SGB); – Sol Cobas; – Cobas Lavoro Privato; – Medicina Democratica; – Attivisti, delegati, Rls di sindacati di base, del Coordinamento Macchinisti Cargo (CMC), di alternativa/opposizione in Cgil “Radici del sindacato” e “Rete 25 Aprile” Basilicata

Viareggio, 23 febbraio 2026

Ennesimo infortunio

Comunicato della Lega dei Cavatori di Carrara

La solidarietà spontanea tra lavoratori e lavoratrici, quando si verifica l’ennesimo infortunio o l’ennesima morte sul lavoro, è uno dei segni più autentici di umanità rimasti dentro i luoghi della produzione. In quel momento cadono le divisioni, le gerarchie, perfino le differenze contrattuali: resta solo la consapevolezza di essere persone esposte allo stesso rischio, allo stesso destino imprevedibile e fragile.
Oggi siamo noi con le nostre sicurezze e convinzioni e domani chissà, soggetti diversi, ma uniti dalla condivisione di un futuro incerto, bello o brutto, ma aleatorio e fragile. Il continuo stillicidio quotidiano di incidenti e vittime non può diventare una statistica da scorrere distrattamente tra le notizie del giorno. Ogni numero è un nome, una famiglia, una comunità colpita. Girare la testa dall’altra parte significa accettare che la sicurezza sia un dettaglio, un costo da contenere, una voce sacrificabile nei bilanci, ma la vita non è una voce di bilancio.
Difendere il lavoro non può voler dire difendere qualsiasi condizione di lavoro. Non può voler dire accettare tutto perché quando il lavoro diventa l’unica cosa da salvare a ogni costo, si rischia di perdere tutto il resto: la dignità, la salute, la possibilità stessa di tornare a casa la sera.
La solidarietà tra lavoratori, invece, è un atto politico e umano insieme. È la scelta di non normalizzare l’ingiustizia. È il rifiuto di considerare inevitabile ciò che inevitabile non è. È la consapevolezza che la sicurezza non è un privilegio, ma un diritto fondamentale.
Non vogliamo giudicare il singolo infortunio, ma giudichiamo il fatto che questa solidarietà venga meno e non possiamo permetterlo. Non possiamo lasciare che la paura, la rassegnazione o l’individualismo erodano quel legame che ci tiene uniti proprio nei momenti più difficili. Se si spegne la solidarietà, si spegne anche la forza collettiva di pretendere cambiamento.
Rimettere al centro la sensibilità umana e l’empatia significa ricordare che l’economia esiste per le persone, non il contrario. Significa pretendere prevenzione, controlli, investimenti, cultura della sicurezza. Significa trasformare il dolore in impegno collettivo. Perché nessun posto di lavoro vale una vita e nessuna produttività può giustificare l’indifferenza.

La Lega dei Cavatori di Carrara

Due anni fa la strage operaia all’Esselunga, in via Mariti

Firenze, 16 febbraio 2024

Ennesima strage operaia… persero la vita 5 operai, alcuni rimasero feriti. Le Vittime: Luigi Coclite, 60 anni; Mohamed Toukabri 54; Mohamed El Farhane, 24; Taoufik Haidar, 43; Bouzekri Rahim, 56.
A due anni di distanza, la Procura di Firenze ha chiuso le indagini. Gli indagati sono: 5 persone fisiche e 3 società, a cui vengono contestati, a vario titolo, i reati di omicidio colposo e lesioni personali, disastro doloso e una serie di violazioni delle norme di sicurezza sul lavoro. Alla costruzione dell’Esselunga erano impegnate 61 ditte d’appalto e subappalto! Una strage figlia del mercato, della produttività, del profitto! Le leggi della barbarie capitalista
L’inchiesta si è allargata anche al general contractor, l’impresa Attività Edilizie Pavesi Srl, al suo legale rappresentante e a un ingegnere fiorentino responsabile dei collaudi per conto della proprietà. Ora gli indagati possono essere interrogati e presentare le memorie, poi le richieste di rinvio a giudizio e l’inizio del processo.
Il fulcro delle indagine riguarda la progettazione della trave che crollò, un grave errore di calcolo sul peso che avrebbe dovuto sostenere. Tutte carenze, secondo l’accusa, figlie della scarsa capacità aziendale di definire una commessa così importante e delle pressioni ricevute per i ritardi di consegna. Bisognava fare in fretta, chiudere i cantieri e passare oltre.
Per i pubblici ministeri, Falcone e Sottosanti, le imprese incaricate di realizzare il prefabbricato all’interno dell’area di via Mariti non avevano la necessaria struttura per fare quel tipo di lavoro e avrebbero consegnato l’appalto frettolosamente e senza potervi dedicare personale, tempo necessario e adeguato, anche a causa delle numerose e reiterate sollecitazioni provenienti dalla committenza e dall’appaltatore.
Oggi, l’area è sotto sequestro e ancora in piedi il progetto del nuovo supermercato, nonostante numerose richieste di residenti e cittadini di Firenze di farci altro, ad esempio un parco pubblico. Per lo meno per rispetto delle 5 Vittime.
E la famiglia Caprotti perché ne rimane fuori??? Anch’essa ha le sue gravi e pesanti responsabilità?
Proprietaria di Esselunga è la figlia più giovane, Marina Caprotti. Nel 2016, alla morte del padre Bernardo, eredita il colosso della grande distribuzione, assieme alla madre, Giuliana Albera, per il 70% della Supermarkets Italiani, la holding che controlla Esselunga dal 2006. Nel giugno 2020, Marina Caprotti diventa presidente esecutivo di Esselunga, con a sua carico l’intera gestione dell’azienda. Infatti, Giuseppe e Violetta, gli altri due figli, hanno venduto le loro quote del 15% ciascuno (ereditate alla morte del padre) alla sorella. Ciò ha fatto sì che Marina Caprotti e la madre diventassero proprietarie al 100% della holding Supermarkets Italiani.

Prato: VITTORIA AL RISTORANTE SCINTILLA!

nuova conquista del Sudd cobas di Prato

La notizia è arrivata davanti alle vetrine del ristorante la prima sera in cui si svolgeva la mobilitazione convocata per oggi, sabato e domenica (19-20-21).
Abbiamo ottenuto il contratto full-time a tempo indeterminato con piena applicazione del CCNL e quindi la fine del regime inumano delle 12 ore per 7 giorni.
Un risultato raggiunto grazie alla determinazione della comunità operaia solidale che si è stretta attorno al lavoratore protagonista della vertenza.
Una vittoria collettiva che arriva dopo le bottigliate e i morsi della scorsa domenica.
Un messaggio chiaro verso chi pensa di poter risolvere le vertenze sindacali con la violenza.
Una vittoria importante che dimostra la possibilità di cambiare la ristorazione e riportare diritti e dignità in tutte le altre cucine e sale di questo territorio.

Sudd cobas Prato

Ancora un’aggressione a un presidio degli operai

Riceviamo dal SUDDCobas di Prato e pubblichiamo solidarizzando con le lotte in corso

Nessun tentativo di intimidazione ci fermerà

Nella serata di ieri (14 dic, ndr) i padroni del ristorante Scintilla hanno aggredito il presidio sindacale con bottiglie di vetro, calci e pugni.
É la quarta aggressione ad un presidio sindacale da settembre, la terza solo nell’ultimo mese. Sono 6 i compagni feriti, tra sindacalisti e delegati. A due persone sono state spaccate bottiglie di vetro in testa, altre sono state morse sulla mano e presi a calci e pugni.
Da dieci giorni vanno avanti le proteste fuori dal ristorante contro turni di 12 ore al giorno e il lavoro nero. Il solito copione di diritti negati che dal distretto moda sconfina anche nelle cucine e nelle sale dei ristoranti.
Il tentativo di ieri sera avviene dopo una serie di vittorie sindacali nella ristorazione, settore in cui fino ad oggi la sindacalizzazione sembrava impossibile.
Nonostante l’ora tarda, subito dopo l’aggressione più di cento operai della zona hanno raggiunto il presidio in uno straordinario gesto di solidarietà.
É una storia che gli operai che scioperano e lottano da anni contro condizioni di super sfruttamento hanno già visto tante volte. Se un piccolo gruppo di padroni pensava che con la violenza potesse spaventare e isolare chi sciopera, la nostra comunità di lotta ha ribadito che non si tornerà più indietro. Che non si rientrerà a lavorare 12 ore mai più. La storia di questi anni dimostra chiaramente che la violenza non potrà fermare la fame di diritti di chi da troppo tempo è sfruttato.
Di fronte a questa gravissima escalation di attacchi violenti a pacifiche proteste sindacali c’è bisogno di una reazione forte della città democratica.
Anche le istituzioni diano un segnale chiaro e deciso. L’art. 100 del tulps dà la possibilità al Questore di sospendere l’attività di un locale per motivi di sicurezza pubblica. Le istituzioni devono affermare con i fatti che la sicurezza di chi rivendica diritti conta.
Questo pomeriggio (lunedì 15, ndr) alle ore 18:00 ci troviamo tutti e tutte davanti al ristorante Scintilla in presidio per il diritto di sciopero sul luogo dell’aggressione (via Galcianese n. 77/18).

2 ANNI DI CARCERE AI DISOCCUPATI DI NAPOLI:

riceviamo e diffondiamo

LA VENDETTA DELLO STATO CONTRO CHI ALZA LA TESTA

Denunciamo con forza l’assurdità delle condanne a 2 anni e 2 mesi di reclusione inflitte a otto militanti del Movimento dei Disoccupati “7 novembre” di Napoli. Una giustizia a orologeria, che arriva proprio mentre la vertenza dei disoccupati di Napoli ottiene vittorie su scala cittadina grazie alla coerenza di una lotta durata anni, che ha saputo organizzare centinaia di uomini e donne offrendo la lotta come alternativa alla rassegnazione, all’abbrutimento e alla criminalità.
Non sono semplici sentenze. È una vendetta di Stato, un messaggio intimidatorio molto chiaro a una delle lotte popolari più importanti della città.
Quando si parla di Napoli e delle sue periferie, si parla spesso di “assenza dello Stato” suggerendo l’automatismo per cui l’intervento dello Stato può essere solo foriero di benessere. Ma la verità è molto peggiore. Lo Stato non manca affatto.
Oggi lo Stato italiano si comporta come il padrone che si vendica contro gli oppressi che alzano la testa. Vendetta è la parola giusta, dinanzi a pene assurdamente alte per l’entità delle accuse sul tavolo.
Esprimiamo solidarietà a Eddy, Maria, Dario, Vincenzo, Enrico, Marco, Luigi e Davide, compagni e compagne con cui abbiamo condiviso lotte e mobilitazioni spalla a spalla.
La spirale repressiva che avanza in Italia è un attacco alle libertà politiche e democratiche, con il preciso obiettivo di fare terra bruciata attorno a chi lotta contro l’ingiustizia.
Giornalisti spiati, infiltrazioni nei partiti politici, decreti sicurezza, DDL bavaglio, giustizia a orologeria sono parte di questo stesso disegno reazionario.
È il momento di serrare i ranghi, denunciare questa realtà coperta dai media e dalla stampa, rispondere con lucidità e organizzazione a chi ci vuole spaventare e isolare.
Libertà per i compagni condannati!

Ufficio Politico del Fronte Comunista
Segreteria nazionale del FGC

È nullo il licenziamento di Marco

riceviamo dal Coordinamento 12 ottobre e diffondiamo

Salve, mi scuso del ritardo, avrei voluto comunicarla prima questa bella notizia ma siamo stati impegnati a spicciare cose con il lavoratore. Marco Cianti (lavoratore TEKNEKO Igiene Urbana Monte comparti RM) ha vinto la causa contro il licenziamento che gli era stato emesso il 10 giugno del 2024.
Sono passati ben 18 mesi da allora e marco ha lottato come un leone per smontare la tesi del padrone (Umberto Di Carlo di Avezzano), supportato da un miserabile (Andrea Sciacqua addirittura presidente della Protezione Civile locale!) con la quale lo liquidavano con l’accusa di furto di dati delle utenze dall’isola ecologica dove lui svolgeva la propria mansione essendo categoria protetta nonché papà di una bambina di poco meno di due anni anch’ella disabile.
Ovviamente, l’accusa era totalmente infondata e gli avvocati Carlo Guglielmi e Gabriele Cingolo lo hanno dimostrato smontando una su una le accuse a lui rivolte. Come potrete immaginare le accuse erano pretestuose al solo fine di sbolognare Marco solo perché pretendeva il rispetto dei propri diritti, quali: l’applicazione del contratto di settore ossia il FISE e non il Multiservizi che nulla ha a che vedere con l’igiene Urbana e incontrovertibilmente è più svantaggioso sia sul piano normativo che economico; la bonifica di alcune problematiche di sicurezza nel proprio cantiere. In tutto questo c’è stato un silenzio assordante del sindaco e della Giunta (PD).
Siamo consapevoli che abbiamo vinto la battaglia ma che per vincere la guerra aspettiamo che marco faccia rientri nel suo luogo di lavoro immaginandoci un altro clima e non quello lasciato da lui prima del licenziamento. Giustizia è fatta, ma a pensare quello che marco e la sua famiglia hanno dovuto passare mi vengono ancora i brividi.

Grazie a tutt* per l’attenzione. Spero nella massima divulgazione del testo che ho allegato alla mail.

Grazie ancora

Fabrizio Onofri

Il compagno Fabrizio partecipa all’attività del Coordinamento 12 ottobre PER salute e sicurezza – CONTRO la repressione

I magazzinieri Gucci di Milano dicono: ora basta!

Dopo 3 mesi di trattative l’azienda ISS, che gestisce l’appalto dei magazzini Gucci di via Mecenate a Milano, comunica al SOL Cobas che non ci sono i presupposti economici per soddisfare le rivendicazioni salariali dei lavoratori in quanto la committente Gucci, dichiarerebbe di non essere intenzionata e rivedere le tariffe che regolano l’appalto di via Mecenate a Milano.
Due mesi trascorsi a trovare soluzioni eque, per equiparare il salario minimo dei lavoratori ai livelli salariali previsti per tutti gli operai che svolgono il lavoro di facchinaggio, restano così, al momento senza soluzione. Ai lavoratori che, nella capitale della moda e dell’industria del lusso, restano con un salario medio di 1150€ al mese, non resta altra scelta se non quella di riaprire lo stato di agitazione e, con esso, le azioni di sciopero necessarie a denunciare pubblicamente la questione e risolvere positivamente la vertenza.
Se formalmente la vertenza punta su ISS, non di meno si può sorvolare sul ruolo della committenza e su un suo adeguato intervento, a maggior ragione perché ci troviamo di fronte a una situazione in cui è palese la condizione di “somministrazione illegittima di forza lavoro”, dovuta al fatto che, sistematicamente, sono i preposti/dipendenti di Gucci a impartire disposizioni ai magazzinieri dell’appalto.
Facciamo appello… al buon senso di tutti i soggetti coinvolti nella vertenza. Ma soprattutto guardiamo a tutti i lavoratori che lavorano in appalto nel magazzino di via Mecenate, dagli addetti alla sicurezza agli operatori di mensa, passando per gli addetti alle pulizie, che viaggiano con salari da fame e condizioni di lavoro ancora peggiori, a dare sostegno alla vertenza in corso, a unirsi alla lotta, per ottenere i diritti minimi e il rispetto del lavoro e delle persone. In ogni caso, a partire dagli scioperi del 22 e 23 settembre, che hanno dato avvio alla vertenza, una cosa è certa: i lavoratori in lotta non sono più disposti a tornare indietro.
Bilanci aziendali e vita operaia
Gucci fa parte del gruppo Kering, secondo, nel mondo nell’industria della moda e del lusso, solo al gruppo Lvmh. Durante le trattative la parte datoriale ha segnalato come il calo dei profitti da parte del gruppo, in buona parte addebitabili alle scarse vendite di Gucci, sia da impedimento alle richieste salariali dei lavoratori.
Quello che qui ci interessa sottolineare è invece che, nonostante una certa “crisi” del settore, gli utili del gruppo si sono attestati, nel 2024, a 1,19 miliardi di Euro.
Se da una parte è più che logico che, in un periodo di crisi più generale del sistema economico globale capitalista, sempre più schiacciato dalle sue stesse logiche di profitto senza limiti (far soldi con i soldi), ci sia una contrazione delle vendite di beni non primari, dall’altra appare più che evidente che si tratta di una “crisi solo apparente” dato che parliamo di utili che, seppure al di sotto delle previsioni, si attestano comunque su cifre a 9 zeri.
Abbastanza da pretendere, insomma, che la vita di un operaio raggiunga immediatamente la soglia della decenza e della dignità, non più costretti a orari disumani (si giunge fino a 14 ore al giorno per gli addetti alla sicurezza, ad esempio) e con un salario ancor più indecente, tanto da non permettere, letteralmente, di poter affittare una casa a Milano o mantenere decorosamente la famiglia.

A Prato il 30 novembre

riceviamo, condividiamo e rilanciamo

TERESA MODA”- una strage operaia

Non dimentichiamo queste 7 vittime sacrificate sull’altare del profitto.
E che per troppo tempo non hanno avuto nulla per ricordarle.

Ogni morte sul lavoro e da lavoro, ogni strage industriale e ambientale grida che tutto deve cambiare profondamentee radicalmente. Finché il motore del mondo rimane il profitto le nostre vite non valgono niente.
Essere carne da macello o carne da cannone: queste le scelte consentite!

Nel nostro paese di stragi ce ne sono state tantissime, a “cominciare” dalla strage del Vajont (9 ottobre 1963) con le sue 2.000 vittime ed è complicato dire “non dimentichiamo” stragi avvenute 10, 20, 30 o più di 60 anni fa.
Ma le stragi e lo stillicidio di morti sul lavoro continuano. Da gennaio i morti sul lavoro sono più di 1100, in 10 anni 13.000, 1 ogni 6 ore…
Una guerra non dichiarata che stiamo necessariamente imparando a combattere. Smascherando: padroni, sindacati complici, governi, Stato. Unendo e organizzando le nostre forze per la lotta. Sviluppando la nostra coscienza. Promuovendo iniziative. Mobilitandoci. Suscitando consenso. Dando e ricevendo solidarietà. Lottando per sicurezza, salute e contro la repressione.
Il 1° dicembre è il 12° anniversario della strage “Teresa Moda”.
E’ una iniziativa importante. Non la perdiamo.
Il 1° dicembre del 2013, a Prato, morivano nel rogo del capannone della ditta “Teresa Moda” in 7: 2 operaie e 5 operai di origine cinese. Una fabbrica-dormitorio chiusa dall’esterno. Una trappola mortale ordita dal padrone.

L’ appuntamento è per domenica 30 novembre a Prato,

in via Toscana 65/5, ore 18.00 FIACCOLATA RUMOROSA.

A fianco di lavoratori, lavoratrici, attivisti, attiviste

del Sudd Cobas che lottano contro sfruttamento e repressione

La repressione padronale all’Euroingro verso operai in sciopero e attivisti/e del Sudd Cobas non ha vinto e non vincerà!
“Tocca uno, tocca tutti” è anche il nostro slogan.

Coordinamento “12 ottobre” per sicurezza e salute/contro la repressione

Familiari della strage ferroviaria di Viareggio e del crollo della Torre Piloti di Genova; Coordinamento Lavoratori/trici Autoconvocati/e (CLA); Assemblea 29 giugno; Medicina Democratica; Cub-Trasporti; Sindacato Generale di Base (SGB); SolCobas; Cobas Lavoro Privato; Attivisti e delegati di sindacati di base, del Coordinamento Macchinisti Cargo (CMC), delle aree di alternativa/opposizione in Cgil “Radici del sindacato” e “Rete 25 Aprile” della Basilicata.

novembre 2025 per info: sicurezzasaluterepressione@gmail.com