La notizia è arrivata davanti alle vetrine del ristorante la prima sera in cui si svolgeva la mobilitazione convocata per oggi, sabato e domenica (19-20-21). Abbiamo ottenuto il contratto full-time a tempo indeterminato con piena applicazione del CCNL e quindi la fine del regime inumano delle 12 ore per 7 giorni. Un risultato raggiunto grazie alla determinazione della comunità operaia solidale che si è stretta attorno al lavoratore protagonista della vertenza. Una vittoria collettiva che arriva dopo le bottigliate e i morsi della scorsa domenica. Un messaggio chiaro verso chi pensa di poter risolvere le vertenze sindacali con la violenza. Una vittoria importante che dimostra la possibilità di cambiare la ristorazione e riportare diritti e dignità in tutte le altre cucine e sale di questo territorio.
Riceviamo dal SUDDCobas di Prato e pubblichiamo solidarizzando con le lotte in corso
Nessun tentativo di intimidazione ci fermerà
Nella serata di ieri (14 dic, ndr) i padroni del ristorante Scintilla hanno aggredito il presidio sindacale con bottiglie di vetro, calci e pugni. É la quarta aggressione ad un presidio sindacale da settembre, la terza solo nell’ultimo mese. Sono 6 i compagni feriti, tra sindacalisti e delegati. A due persone sono state spaccate bottiglie di vetro in testa, altre sono state morse sulla mano e presi a calci e pugni. Da dieci giorni vanno avanti le proteste fuori dal ristorante contro turni di 12 ore al giorno e il lavoro nero. Il solito copione di diritti negati che dal distretto moda sconfina anche nelle cucine e nelle sale dei ristoranti. Il tentativo di ieri sera avviene dopo una serie di vittorie sindacali nella ristorazione, settore in cui fino ad oggi la sindacalizzazione sembrava impossibile. Nonostante l’ora tarda, subito dopo l’aggressione più di cento operai della zona hanno raggiunto il presidio in uno straordinario gesto di solidarietà. É una storia che gli operai che scioperano e lottano da anni contro condizioni di super sfruttamento hanno già visto tante volte. Se un piccolo gruppo di padroni pensava che con la violenza potesse spaventare e isolare chi sciopera, la nostra comunità di lotta ha ribadito che non si tornerà più indietro. Che non si rientrerà a lavorare 12 ore mai più. La storia di questi anni dimostra chiaramente che la violenza non potrà fermare la fame di diritti di chi da troppo tempo è sfruttato. Di fronte a questa gravissima escalation di attacchi violenti a pacifiche proteste sindacali c’è bisogno di una reazione forte della città democratica. Anche le istituzioni diano un segnale chiaro e deciso. L’art. 100 del tulps dà la possibilità al Questore di sospendere l’attività di un locale per motivi di sicurezza pubblica. Le istituzioni devono affermare con i fatti che la sicurezza di chi rivendica diritti conta. Questo pomeriggio (lunedì 15, ndr) alle ore 18:00 ci troviamo tutti e tutte davanti al ristorante Scintilla in presidio per il diritto di sciopero sul luogo dell’aggressione (via Galcianese n. 77/18).
Denunciamo con forza l’assurdità delle condanne a 2 anni e 2 mesi di reclusione inflitte a otto militanti del Movimento dei Disoccupati “7 novembre” di Napoli. Una giustizia a orologeria, che arriva proprio mentre la vertenza dei disoccupati di Napoli ottiene vittorie su scala cittadina grazie alla coerenza di una lotta durata anni, che ha saputo organizzare centinaia di uomini e donne offrendo la lotta come alternativa alla rassegnazione, all’abbrutimento e alla criminalità. Non sono semplici sentenze. È una vendetta di Stato, un messaggio intimidatorio molto chiaro a una delle lotte popolari più importanti della città. Quando si parla di Napoli e delle sue periferie, si parla spesso di “assenza dello Stato” suggerendo l’automatismo per cui l’intervento dello Stato può essere solo foriero di benessere. Ma la verità è molto peggiore. Lo Stato non manca affatto. Oggi lo Stato italiano si comporta come il padrone che si vendica contro gli oppressi che alzano la testa. Vendetta è la parola giusta, dinanzi a pene assurdamente alte per l’entità delle accuse sul tavolo. Esprimiamo solidarietà a Eddy, Maria, Dario, Vincenzo, Enrico, Marco, Luigi e Davide, compagni e compagne con cui abbiamo condiviso lotte e mobilitazioni spalla a spalla. La spirale repressiva che avanza in Italia è un attacco alle libertà politiche e democratiche, con il preciso obiettivo di fare terra bruciata attorno a chi lotta contro l’ingiustizia. Giornalisti spiati, infiltrazioni nei partiti politici, decreti sicurezza, DDL bavaglio, giustizia a orologeria sono parte di questo stesso disegno reazionario. È il momento di serrare i ranghi, denunciare questa realtà coperta dai media e dalla stampa, rispondere con lucidità e organizzazione a chi ci vuole spaventare e isolare. Libertà per i compagni condannati!
Ufficio Politico del Fronte Comunista Segreteria nazionale del FGC
riceviamo dal Coordinamento 12 ottobre e diffondiamo
Salve, mi scuso del ritardo, avrei voluto comunicarla prima questa bella notizia ma siamo stati impegnati a spicciare cose con il lavoratore. Marco Cianti (lavoratore TEKNEKO Igiene Urbana Monte comparti RM) ha vinto la causa contro il licenziamento che gli era stato emesso il 10 giugno del 2024. Sono passati ben 18 mesi da allora e marco ha lottato come un leone per smontare la tesi del padrone (Umberto Di Carlo di Avezzano), supportato da un miserabile (Andrea Sciacqua addirittura presidente della Protezione Civile locale!) con la quale lo liquidavano con l’accusa di furto di dati delle utenze dall’isola ecologica dove lui svolgeva la propria mansione essendo categoria protetta nonché papà di una bambina di poco meno di due anni anch’ella disabile. Ovviamente, l’accusa era totalmente infondata e gli avvocati Carlo Guglielmi e Gabriele Cingolo lo hanno dimostrato smontando una su una le accuse a lui rivolte. Come potrete immaginare le accuse erano pretestuose al solo fine di sbolognare Marco solo perché pretendeva il rispetto dei propri diritti, quali: l’applicazione del contratto di settore ossia il FISE e non il Multiservizi che nulla ha a che vedere con l’igiene Urbana e incontrovertibilmente è più svantaggioso sia sul piano normativo che economico; la bonifica di alcune problematiche di sicurezza nel proprio cantiere. In tutto questo c’è stato un silenzio assordante del sindaco e della Giunta (PD). Siamo consapevoli che abbiamo vinto la battaglia ma che per vincere la guerra aspettiamo che marco faccia rientri nel suo luogo di lavoro immaginandoci un altro clima e non quello lasciato da lui prima del licenziamento. Giustizia è fatta, ma a pensare quello che marco e la sua famiglia hanno dovuto passare mi vengono ancora i brividi.
Grazie a tutt* per l’attenzione. Spero nella massima divulgazione del testo che ho allegato alla mail.
Grazie ancora
Fabrizio Onofri
Il compagno Fabrizio partecipa all’attività del Coordinamento 12 ottobre PER salute e sicurezza – CONTRO la repressione
Dopo 3 mesi di trattative l’azienda ISS, che gestisce l’appalto dei magazzini Gucci di via Mecenate a Milano, comunica al SOL Cobas che non ci sono i presupposti economici per soddisfare le rivendicazioni salariali dei lavoratori in quanto la committente Gucci, dichiarerebbe di non essere intenzionata e rivedere le tariffe che regolano l’appalto di via Mecenate a Milano. Due mesi trascorsi a trovare soluzioni eque, per equiparare il salario minimo dei lavoratori ai livelli salariali previsti per tutti gli operai che svolgono il lavoro di facchinaggio, restano così, al momento senza soluzione. Ai lavoratori che, nella capitale della moda e dell’industria del lusso, restano con un salario medio di 1150€ al mese, non resta altra scelta se non quella di riaprire lo stato di agitazione e, con esso, le azioni di sciopero necessarie a denunciare pubblicamente la questione e risolvere positivamente la vertenza. Se formalmente la vertenza punta su ISS, non di meno si può sorvolare sul ruolo della committenza e su un suo adeguato intervento, a maggior ragione perché ci troviamo di fronte a una situazione in cui è palese la condizione di “somministrazione illegittima di forza lavoro”, dovuta al fatto che, sistematicamente, sono i preposti/dipendenti di Gucci a impartire disposizioni ai magazzinieri dell’appalto. Facciamo appello… al buon senso di tutti i soggetti coinvolti nella vertenza. Ma soprattutto guardiamo a tutti i lavoratori che lavorano in appalto nel magazzino di via Mecenate, dagli addetti alla sicurezza agli operatori di mensa, passando per gli addetti alle pulizie, che viaggiano con salari da fame e condizioni di lavoro ancora peggiori, a dare sostegno alla vertenza in corso, a unirsi alla lotta, per ottenere i diritti minimi e il rispetto del lavoro e delle persone. In ogni caso, a partire dagli scioperi del 22 e 23 settembre, che hanno dato avvio alla vertenza, una cosa è certa: i lavoratori in lotta non sono più disposti a tornare indietro. Bilanci aziendali e vita operaia Gucci fa parte del gruppo Kering, secondo, nel mondo nell’industria della moda e del lusso, solo al gruppo Lvmh. Durante le trattative la parte datoriale ha segnalato come il calo dei profitti da parte del gruppo, in buona parte addebitabili alle scarse vendite di Gucci, sia da impedimento alle richieste salariali dei lavoratori. Quello che qui ci interessa sottolineare è invece che, nonostante una certa “crisi” del settore, gli utili del gruppo si sono attestati, nel 2024, a 1,19 miliardi di Euro. Se da una parte è più che logico che, in un periodo di crisi più generale del sistema economico globale capitalista, sempre più schiacciato dalle sue stesse logiche di profitto senza limiti (far soldi con i soldi), ci sia una contrazione delle vendite di beni non primari, dall’altra appare più che evidente che si tratta di una “crisi solo apparente” dato che parliamo di utili che, seppure al di sotto delle previsioni, si attestano comunque su cifre a 9 zeri. Abbastanza da pretendere, insomma, che la vita di un operaio raggiunga immediatamente la soglia della decenza e della dignità, non più costretti a orari disumani (si giunge fino a 14 ore al giorno per gli addetti alla sicurezza, ad esempio) e con un salario ancor più indecente, tanto da non permettere, letteralmente, di poter affittare una casa a Milano o mantenere decorosamente la famiglia.
Non dimentichiamo queste 7 vittime sacrificate sull’altare del profitto. E che per troppo tempo non hanno avuto nulla per ricordarle. Ogni morte sul lavoro e da lavoro, ogni strage industrialee ambientale grida che tutto deve cambiare profondamentee radicalmente. Finché il motore del mondo rimane il profittole nostre vite non valgono niente. Essere carne da macello o carne da cannone: queste le scelte consentite! Nel nostro paese di stragi ce ne sono state tantissime, a “cominciare” dalla strage del Vajont (9 ottobre 1963) con le sue 2.000 vittime ed è complicato dire “non dimentichiamo” stragi avvenute 10, 20, 30 o più di 60 anni fa. Ma le stragi e lo stillicidio di morti sul lavoro continuano. Da gennaio i morti sul lavoro sono più di 1100, in 10 anni 13.000, 1 ogni 6 ore… Una guerra non dichiarata che stiamo necessariamente imparando a combattere. Smascherando: padroni, sindacati complici, governi, Stato. Unendo e organizzando le nostre forze per la lotta. Sviluppando la nostra coscienza. Promuovendo iniziative. Mobilitandoci. Suscitando consenso. Dando e ricevendo solidarietà. Lottando per sicurezza, salute e contro la repressione. Il 1° dicembre è il 12° anniversario della strage “Teresa Moda”. E’ una iniziativa importante. Non la perdiamo. Il 1° dicembre del 2013, a Prato, morivano nel rogo del capannone della ditta “Teresa Moda” in 7: 2 operaie e 5 operai di origine cinese. Una fabbrica-dormitorio chiusa dall’esterno. Una trappola mortale ordita dal padrone.
L’ appuntamento è per domenica 30 novembre a Prato,
in via Toscana 65/5, ore 18.00 FIACCOLATA RUMOROSA.
A fianco di lavoratori, lavoratrici, attivisti, attiviste
del Sudd Cobas che lottano contro sfruttamento e repressione
La repressione padronale all’Euroingro verso operai in scioperoe attivisti/e del Sudd Cobas non ha vinto e non vincerà! “Tocca uno, tocca tutti” è anche il nostro slogan.
Coordinamento “12 ottobre” per sicurezza e salute/contro la repressione
Familiari della strage ferroviaria di Viareggio e del crollo della Torre Piloti di Genova; Coordinamento Lavoratori/trici Autoconvocati/e (CLA); Assemblea 29 giugno; Medicina Democratica; Cub-Trasporti; Sindacato Generale di Base (SGB); SolCobas; Cobas Lavoro Privato; Attivisti e delegati di sindacati di base, del Coordinamento Macchinisti Cargo (CMC), delle aree di alternativa/opposizione in Cgil “Radici del sindacato” e “Rete 25 Aprile” della Basilicata.
novembre 2025 per info: sicurezzasaluterepressione@gmail.com
comunicato stampa dei Ferrovieri contro la guerra e del Coordinamento Antimilitarista Livornese
Come Ferrovieri contro la guerra e Coordinamento Antimilitarista Livornese intendiamo fornire ulteriori precisazioni e integrazioni rispetto alla nostra campagna contro il trasporto di armi e munizioni sulle linee ferroviarie e contro il potenziamento della base USA di Camp Darby, e che ha portato all’interpellanza “Lavori sulla linea ferroviaria Pisa-Livorno e potenziamento della base militare di Camp Darby per il trasporto di armi e munizioni” promossa da Diritti in Comune e dibattuta nel Consiglio comunale di Pisa il 13 novembre scorso. I temi sollevati in Consiglio comunale, come peraltro evidenziato dal capogruppo Francesco Auletta (Diritti in Comune), sono stati oggetto di una nostra denuncia che ha fatto luce sulla mobilità militare ferroviaria tenuta colpevolmente sottotraccia. Ricordiamo infatti che nei giorni 10, 12, 13, 17, 18, 19, 20 giugno la circolazione ferroviaria fu sospesa, senza garantire lo spostamento dei pendolari con bus sostitutivi, per “lavori di completamento del rinnovo degli scambi e dei binari a Tombolo” che non riguardavano il trasporto civile di persone e merci su ferrovia bensì il completamento della nuova infrastruttura volta al potenziamento bellico tra la stazione ferroviaria di Tombolo, il Canale Navicelli e Camp Darby, il più grande arsenale USA fuori dal suolo statunitense. La conferma di RFI (appresa in sede di Consiglio comunale) che uno dei due nuovi binari della stazione di Tombolo avrà il compito di “allacciarsi al nuovo raccordo della base US Army di Camp Darby” e che “dal 01/01/2023 al 30/08/2025 il raccordo US Army-Camp Darby ha terminalizzato 44 treni” certifica che il Gruppo FS ha scientemente operato per scopi guerrafondai che niente hanno a che vedere con il benessere e la sicurezza di viaggiatori e lavoratori. La “security assicurata da origine a destino dei treni tramite scorta militare” – questa la definizione sconcertante fornita da RFI alle interrogazioni comunali – non risponde certamente a ciò che effettivamente si intende per sicurezza. Riteniamo inaccettabile non sapere cosa viene trasportato verso (e da) Camp Darby in quanto è assolutamente plausibile che vengano effettuati treni classificati “RID” (International Carriage of Dangerous Goods by Rail) – come “Classe 1 Materie e oggetti esplosivi”. Altrettanto intollerabile da parte di RFI è non dichiarare dove vanno questi carichi, anche se la nostra esperienza e competenza ci porta a dire che la direzione è quella est verso il conflitto ucraino. Treni quindi che salvo eventuali smentite trasportano munizioni e esplosivi verso l’Ucraina e che attraversano binari e stazioni frequentate da inconsapevoli viaggiatori, la cui sicurezza viene messa a repentaglio in caso di incidente ferroviario. Come ferrovieri dobbiamo infatti evidenziare le criticità sulla sicurezza ferroviaria, come ad esempio quelle emerse dall’utilizzo dei freni antirumore impiegati nei treni merci. Freni che in molti casi sono rimasti bloccati sulle ruote provocando principi di incendio e deragliamenti come nel tunnel del San Gottardo. Rischi ferroviari che sono comunque molteplici se si pensa ai continui incidenti mortali ai passaggi a livello (Caluso, Thurio di Corigliano Rossano), ai deragliamenti (Viareggio, Pioltello, Livraga), agli scontri frontali tra treni (Andria e Corato). Il Coordinamento Antimilitarista Livornese e i Ferrovieri contro la guerra si oppongono alle politiche e alle propagande belliche che rischiano di far sprofondare l’umanità in morte, devastazioni e miseria. Le nostre posizioni sono contrarie al genocidio di Gaza e a tutti i genocidi, a tutte le guerre, a tutti gli eserciti e tutte le politiche di riarmo. Sosteniamo le popolazioni oppresse da guerre e genocidio, chi si rifiuta di caricare armi nei porti, chi denuncia i trasporti di materiale bellico in ferrovia, chi rifiuta la presenza dei militari nelle scuole, chi fa campagne di boicottaggio, chi sciopera contro la guerra. Lo sciopero generale del 28 novembre, indetto da tutte le sigle del sindacalismo di base, è un’ulteriore tappa del movimento per fermare la guerra.