Il Congresso dei CLN dell’Italia liberata, tenuto a Bari, chiede l’abdicazione del re e la convocazione di un’assemblea costituente alla fine delle ostilità.
28 gennaio 1945
A Napoli inizia il primo Congresso della CGIL delle zone liberate. Eletti i primi Segretari generali della Confederazione generale italiana del lavoro: Di Vittorio per i comunisti, Grandi per i democristiani, Lizzadri per i socialisti.
Al processo i neofascisti di “Ordine nuovo” vengono assolti
24 gennaio 1985
Il Presidente del consiglio Craxi scarcera il massacratore di migliaia di civili durante la seconda guerra, Walter Reder, calpestando la memoria dei martiri di Marzabotto
Milano. Durante lo sciopero nazionale degli studenti, all’Università Bocconi la polizia spara e colpisce alla testa lo studente Roberto Franceschi di 21 anni (morirà il 30 gennaio) e l’operaio Roberto Piacentini alla schiena
Al teatro San Marco di Livorno, con il 1° Congresso viene fondato il Pcd’I dalla separazione dal Partito socialista di un gruppo di comunisti tra i quali Bordiga, Gramsci, Terracini, Tasca, Barontini.
21 gennaio 1924
Muore Lenin. Vladimir Il’ic Ul’janov nasce a Simbirsk il 22 aprile 1870, fonda il Partito Comunista Bolscevico. Leader indiscusso della prima insurrezione operaia e contadina trionfante nella storia dell’umanità: la Rivoluzione d’Ottobre che avrebbe aperto una nuova tappa nella storia dell’umanità.
21 gennaio 1953
La Camera approva la legge elettorale maggioritaria, definita legge-truffa: scioperi e proteste in tutta Italia
Joe Biden diventa presidente degli Stati Uniti e succede a Donald Trump. In politica estera potenzia l’impegno americano nei confronti della NATO come mezzo per contenere la crescente influenza di Cina e Russia
Lunedì 15 gennaio: l’udienza di Cassazione-bis (5° grado) per il processo sul disastro ferroviario di Viareggio del 29 giugno 2009 Alle ore 20.45, dopo l’udienza in un’aula angusta e lunghe ore di attesa, la sentenza: respinti i ricorsi degli imputati/condannati che, se accolti, avrebbero indotto alla sospensione del processo e alla prescrizione anche del “disastro ferroviario”, unico reato ancora sussistente, gli altri già prescritti. Sono state “confermate tutte le responsabilità penali e civili già accertate”. Sono colpevoli non ancora condannati definitivamente, tranne uno. Infatti, la Corte ha rimandato, pilatescamente, a un appello-ter per la rideterminazione delle pene di Moretti, Elia e degli altri 10 imputati, permettendo loro di usufruire di attenuanti generiche con riduzione di pena fino a un terzo che potrebbe ridurre le condanne al di sotto dei 4 anni: escamotage per evitare arresti e carcere. Le porte del carcere si sono aperte, invece, per Soprano, ex AD di Trenitalia, per la conferma della condanna a 4 anni, 2 mesi e 20 giorni. In questi anni di processo, grazie alla prescrizione e alle sentenze, come quella di Cassazione (08 gennaio ‘21), sono stati cancellati reati quali “l’incidente sul lavoro”, incendio colposo, lesioni gravissime, omicidio colposo. SOLO la straordinaria mobilitazione popolare, senza tregua, in questi 14 anni e mezzo, ha costretto la magistratura a tenere “lorsignori” sul banco degli imputati e a riconoscere e confermare, per la prima volta, le responsabilità e le condanne di dirigenti e vertici delle società, italiane e straniere. Lunedì, si è tenuto, davanti alla Cassazione, un presidìo-assemblea, con numerosi interventi dei partecipanti. In diversi sono rimasti fino a tardi, alcuni fino alla sentenza. Grazie, anche da parte dei familiari, ai tanti presenti: alle realtà sindacali (Cub, Sgb, Cobas Lavoro Privato, Usi), al Coordinamento Macchinisti Cargo (CMC), ad Assemblea 29 giugno, alla Cassa di solidarietà tra ferrovieri, a Medicina democratica, al Coordinamento lavoratori/trici autoconvocati (CLA), al Comitato sanità pubblica Versilia-Massa-Carrara, ad Adele, madre di Giuseppe, vittima del crollo della Torre piloti a Genova, a ferrovieri e ferroviere (giunti anche dalla Calabria), a cittadini e cittadine, a lavoratori e lavoratrici. Grazie per la solidarietà ai familiari che in questi anni l’hanno concretamente mostrata ai familiari di altre stragi, a quelli di chi è morto sul lavoro, a quanti lottano, consapevoli che la sicurezza è, prima di tutto, nelle mani di lavoratori e lavoratrici. Necessario a non dimenticare, insieme alle vittime di stragi ambientali e industriali, i lavoratori e le lavoratrici morti in nome del profitto. Necessario contro prescrizioni e impunità, vergognosamente dispensate da una giurisprudenza consolidata. L’impegno di chi ha promosso la giornata è estendere la solidarietà, l’unità, la mobilitazione, per aumentare le nostre forze e dare nuovo slancio alla lotta contro queste morti, alimentate e provocate da sfruttamento, precarietà, condizioni di lavoro, licenziamenti, repressione. 18 gennaio 2024
L’avete mai visto un mare di fiamme, un vostro caro morire bruciato o per le troppe ustioni magari dopo 42 giorni di sofferenza? Lo conoscete voi l’odore di plastica, ferro, persone, animali bruciati? La tortura di sette gradi di giudizio che si concludono e però non si concludono? Viareggio lo sa. I familiari della strage di Viareggio lo sanno. E nonostante il dolore che hanno subito atterrerebbe chiunque di noi per dieci vite consecutive, hanno continuato a stare in piedi. Ad esempio, non hanno mai mancato una volta la propria presenza nelle nostre iniziative. Come a rimarcare che la giustizia cerca giustizia. E che chi cerca giustizia per una strage cerca giustizia sociale. Come a rimarcare che questo è un paese che sa come chiudere, insabbiare, raggirare, mandare per le lunghe, trasformare la più clamorosa violenza in una qualsiasi “banalità”. Una qualsiasi banalità del male. 32 morti, 14 anni e 250 udienze. Eppure, sulla strage di Viareggio non è stata ancora messa la parola fine. Per la seconda volta, la cassazione ha confermato le condanne degli imputati, tra cui l’ex ad di Rfi Mauro Moretti. Ma si dovrà ancora andare in appello per determinare la pena. La condanna senza pena. E così la strage di Viareggio rischia di diventare l’ennesima, un’altra delle centinaia di stragi impunite in questo paese. Casi diversi, contesti diversi, da Ustica alla Moby Prince. Ma sempre accomunati da una cosa: loro sono impuniti. E del resto perché il potere ha questo bisogno di coltivare la propria impunità, se non perché sa che accadrà di nuovo? Perché deve garantire l’impunità ai propri pupazzi se non perché continuerà ad averne bisogno? Allarmi dei lavoratori sull’inefficienza dei controlli di sicurezza inascoltati, le pene in questi 14 anni costantemente ridotte, non riconosciuta l’aggravante dell’incidente sul lavoro: “che brutto Paese il nostro” hanno detto ieri alcuni familiari delle vittime nel commentare la Cassazione. Sì, eppure in questo brutto paese, noi abbiamo visto la dignità. Tanta, consapevole, eroica, strabordante. Ma non sta in alto. È tutta quaggiù, tra la nostra classe, tra la nostra gente.