
La piana ha risposto all’appello lanciato dai cancelli di Acca 24 ore prima. Esserci, schierarsi, farsi ancora una volta muro a difesa del diritto di sciopero.
Basta attacchi ai picchetti. Basta attacchi a chi lotta contro il supersfruttamento, a chi mette pacificamente il proprio corpo di mezzo a chiudi-e-riapri e delocalizzazioni in loco. Prato è stanca. Tutto il paese è stanco di vedere la nostra città associata a immagini simili.
Quando ci arrabbiamo nel vedere quelle immagini, ricordiamoci che siamo la maggioranza delle persone.
Siamo la maggioranza del paese che continua a chiedersi: come è possibile che lo Stato scelga di stare dalla parte del caporale, dello sfruttatore, dell’evasore fiscale, dell’indagato e del condannato per mafia?
Perché i caporali esultano nonostante venerdì dal magazzino Acca sono uscite pochissime scatole?
Perché a loro non interessa la merce dentro il magazzino. A loro interessa mettere in ginocchio i lavoratori di questa città. Quelle immagini della polizia che ci schiaccia sull’asfalto, che per noi sono motivo di orgoglio perché sappiamo di essere dalla parte giusta della storia, per padroni e caporali sono le immagini della nostra umiliazione. Sono le immagini dell’umiliazione della Costituzione, perché hanno visto lo Stato proteggere lo sfruttamento.
Lo hanno scritto chiaramente: vogliono mettere in ginocchio il sindacato.
Il loro appello parlava esplicitamente a tutti coloro che dal sindacato hanno subito “torti” in questi anni. In questa partita, chi attacca il diritto di sciopero sta facendo dei danni che forse non si sta neanche rendendo conto di fare.
I picchetti hanno riportato la Costituzione nelle fabbriche di Prato.
Senza diritto di sciopero non esiste una vera democrazia. Questo è tanto più vero in un distretto come quello pratese, dove gli scioperi e i picchetti sono l’antidoto, il freno, il muro davanti alle organizzazioni mafiose, ai caporali, all’illegalità che si fa a legge.
Noi alla ACCA non abbiamo fatto niente di diverso da quello che facciamo da otto anni.
Abbiamo messo i nostri corpi a difendere la dignità umana, a dire che le imprese non possono solo mangiare, rubare, depredare, ma devono anche lasciare qualcosa a chi gli permette di produrre la ricchezza. Lasciargli prima di tutto la possibilità di vivere da esseri umani. Se dobbiamo finire in galera per questo, lo facciamo.
Se per la Procura si chiama violenza privata, vogliamo autodenunciarci per ogni singolo picchetto che abbiamo fatto negli ultimi otto anni. Che per centinaia di persone ha voluto dire poter tornare a essere persone, non più ridotti a macchine, avere la dignità di un contratto, poter lavorare 8 ore invece che 12.
Lo abbiamo fatto, lo facciamo e continueremo a farlo.

Viva i picchetti e viva il diritto di sciopero.