Oggi si è consumata una pagina bruttissima, che poteva esserci risparmiata. Da oggi, a Prato, i lavoratori avranno meno possibilità di fare valere i loro diritti
Appena due giorni fa ci siamo riuniti attorno ad un tavolo istituzionale per tentare di risolvere la vertenza. Un impegno assunto dalle istituzioni, Provincia, Comuni di Prato e Carmignano. L’azione di sgombero vanifica questo sforzo, rende impotenti i lavoratori, li priva di ogni strumento con cui affermare lo loro giusta difesa dell’occupazione. La questione vera è e resta, il futuro di 95 operai, che già incerto, ora è assolutamente a rischio.
Come Comune continueremo la nostra azione a fianco dei lavoratori, a fianco di chi lotta per il proprio posto di lavoro. Continueremo, anche con Provincia e Comune di Prato, ad esperire tutti i percorsi per un positivo esito della vertenza Acca, compreso quel tavolo istituzionale che per noi non è chiuso
“A Seano (Prato) stanno accadendo cose gravissime. A Seano la polizia sgombera il presidio di lavoratori e sindacato per fare scorrere le merci bloccate da giorni di picchetto. Erano li per difendere 100 posti di lavoro. Ma sono stati sgomberati con la forza per lasciare passare merci sporche, impregnate di sfruttamento, caporalato, illegalità, frode fiscale. A danno dei lavoratori ma anche di tuttə noi, che dallo Stato pretendiamo giustizia e protezione per chi i diritti li esercita e li difende, lavora onestamente e paga la tasse. Ma le merci non si possono fermare, ed evidentemente nemmeno il sistema moda che prospera su tutto questo. Un sistema rotto e corrotto che va rivoltato come un calzino, non difeso.
Quello che sta accadendo a Seano è una vergogna nazionale.
Massima solidarietà ai lavoratori di Acca e a Sudd cobas Prato Firenze
“Proviamo a spiegare e a realizzare quanto sta accadendo.
Questo è l’ attimo prima che la celere apre la via al passaggio dei furgoni che svuotano il magazzino di Acca. Così Prato torna in un solo giorno indietro di 6 anni almeno.
Perché il punto non è solo il paradosso di una operazione che forse ha visto impegnate almeno 10 furgonette della celere a protezione di una azienda che oggi è in amministrazione straordinaria per frode fiscale e da anni appare nella cronaca nera per la cosiddetta guerra delle grucce tra mafie cinesi o che è indagata per sfruttamento lavorativo e caporalato.
Il punto non è solo che oggi finalmente i caporali più biechi di questo distretto tornano a sentirsi protetti dagli abusi (sic!) degli scioperi che chiedono contratti regolari, salario e sicurezza.
C’è anche un altro punto sostanziale: lo sgombero avviene con una misura di indagine che usa il concetto di violenza privata per difendere la pratica antisindacale di sterilizzazione dell’effetto di sciopero. Infatti la violenza privata viene usata – anche in assenza di uso della violenza fisica! – per giustificare il ritiro delle merci scavalcando i lavoratori in sciopero (in sciopero perché sotto licenziamento).
Così Acca passa su tutta la linea: usa il processo per frode per licenziare, invoca la legge (o meglio invoca la legge in forma impropria e trova una procura che le va dietro) per svuotare il magazzino e piegare la resistenza di chi si oppone ai licenziamenti.
E la merce tornerà a circolare, in altri circuiti o in altri magazzini, magari di nuova apertura ma con altro nome, magari degli stessi proprietari.
Forse la gravità di quanto sta accadendo sull’asfalto rovente di Seano, nella periferia pratese, potrà sfuggire all’attenzione di milioni di lavoratori e lavoratrici oggi impegnati a provare a sopravvivere e arrivare a fine giornata.
Non può sfuggire però al mondo “democratico”, quello che poi si indignerà dei Vannacci di turno, porterà gonfaloni ai ceppi partigiani ecc.
Perché oggi quello che è avvenuto è semplicemente la violazione anticostituzionale del diritto di sciopero. Cioè una forma di autoritarismo non democratico. Prato, Italia, sono gli anni Venti”.
“Sono tornate le scene che questa città sperava di non rivedere più – si legge in un comunicato dei Sudd Cobas -. Operai e sindacalisti trascinati sull’asfalto e caricati a forza in un pullman per essere portati in questura. Trattati come criminali mentre lottiamo contro la mafia, lo sfruttamento e l’illegalità. Lo Stato a Prato ha deciso di essere forte con i deboli e debole con i forti. Oggi i soldi pubblici vengono spesi per un operazione di polizia in difesa di un azienda che ha evaso 71 milioni di euro di tasse e sgomberare lavoratori che difendono I posti di lavoro e diritti. È bastata la lagna di qualche pronto moda per la merce ferma in magazzino per scatenare un operazione di polizia impressionante e fare carta straccia del diritto di sciopero e dell’articolo 40 della Costituzione”.
“Non abbiamo visto questa solerzia – prosegue la nota – quando gli operai della Acca venivano sprangati sotto le loro case per aver chiesto un contratto di lavoro. La Stato oggi manda un messaggio orribile: una scatola di vestiti vale più della vita di 100 operai. È non importa che l’azienda si già a processo per sfruttamento e caporalato, una frode fiscale da 71 milione di euro e sia da anni in odore di mafia. Ma la città di Prato sa chi sono i veri criminali”.

“Oggi ha vinto lo Stato. Ha vinto la legalità. Ha vinto il diritto – sono invece le parole dell’avvocato Nunzio Giudice, legale degli imprenditori coinvolti nella vicenda del polo della logistica Acca -.
Non era pensabile che decine di imprenditori, titolari di merce regolarmente acquistata e interamente pagata, continuassero a vedere i propri beni bloccati all’interno dello stabilimento, subendo un danno economico rilevantissimo e mettendo a rischio la continuità delle proprie aziende e i posti di lavoro. Per settimane abbiamo cercato una soluzione esclusivamente attraverso il dialogo e nel pieno rispetto della legge. Fino all’ultimo, anche nella giornata di ieri, abbiamo tentato ogni strada possibile per raggiungere un’intesa pacifica. Purtroppo, ogni tentativo è risultato vano”.
Sin dall’inizio della vicenda, si spiega nella nota diffusa dal legale, Giudice ha presentato una querela chiedendo alla procura di accertare tutte le eventuali responsabilità penali emergenti dalle indagini. “Riteniamo – prosegue il legale – che i fatti prospettino ipotesi di reato che saranno oggetto delle valutazioni della procura della Repubblica. Sarà l’autorità giudiziaria, nel pieno rispetto delle garanzie previste dalla legge, ad accertare ogni responsabilità”. Proprio per stamani era stata annunciata una conferenza stampa del legale e dagli imprenditori sulla vertenza Acca, che è stata poi annullata “a seguito del sopraggiunto sblocco della situazione presso Acca srl e alla conseguente risoluzione della problematica che aveva determinato la convocazione dell’incontro con la stampa”.
“Per giorni – spiega l’avvocato Nunzio Giudice, che rappresenta almeno 30 delle ditte di pronto moda che avevano la merce bloccata nel magazzino – ho tentato di fare accesso nella ditta ma i sindacalisti me lo impedivano. Così io chiedevo ogni volta ai poliziotti di raccogliere le loro generalità e li denunciavo. Ho presentato almeno 50 denunce”.
Lo stesso aveva già fatto l’avvocato Tiziano Veltri, che sottolinea di rappresentare oltre 100 aziende del distretto del pronto moda cinesi. Tra queste, spiega, “Sg trasporti, che è capofila dell’azione legale con la richiesta di sequestro della merce”.