
Il 30 marzo fa è stata approvata dalla Knesset, parlamento dell’entità teocratica sionista, la legge che permette l’assassinio dei prigionieri politici palestinesi. Questo atto dà “falsa legalità” a tutti gli omicidi perpetrati dall’esercito sionista contro il popolo palestinese, considerato dall’entità sionista “un popolo di scimmie terroriste”, infatti negli ultimi due anni sono stati assassinati più di 80.000 palestinesi considerati pericolosi per la stessa sopravvivenza di israele.
Con questa legge-farsa l’entità sionista vorrebbe eliminare tutte le avanguardie politiche che si trovano nelle carceri sioniste e allo stesso tempo auto assolversi e giustificare il (suo) vero terrorismo cominciato negli anni ‘20 del secolo scorso con la nascita della banda di assassini chiamata Haganà, continuato con la Nakbah del ‘48 e il genocidio in corso.
Ora devono fare un’altra legge per giustificare l’assassinio di migliaia di palestinesi, oltre ai bombardamenti che non sono mai stati fermati, alla faccia della tregua tanto decantata, la morte per fame, per sete, per malattie causate dalla mancanza di medicine e di igiene, cibo, acqua, medicine, strutture ospedaliere e tutto ciò che è necessario per una vita di stenti non entrano a Gaza se i sionisti non vogliono, e per tutte le case dei palestinesi distrutte e gli omicidi dei coloni superarmati spalleggiati dall’esercito colonizzatore in Cisgiordania.
E un’altra legge ancora per gli omicidi mirati di dirigenti politici di Hamas, Hesbollah, Iran e per le migliaia di morti causati con l’invasione e i bombardamenti in Libano e in Iran.
Legge o non legge, il terrorismo i sionisti l’hanno sempre praticato, con la violenza e la guerra ci sono nati, sono insite nella loro logica di dominio; infatti, possiamo affermare che l’esercito sionista del terrore nel ‘48 si è fatto Stato.
Ricordiamo che nei primi anni del ‘900 dopo l’acquisto di un pezzo di terra da parte dell’agenzia ebraica sionista (ente economico), sovvenzionata dai miliardari sionisti di tutto il mondo, veniva costruito intorno un fortino e una torretta con tanto di mitragliatrice per tenere lontani i selvaggi autoctoni.
In questa fase di ulteriore e violenta repressione e colonizzazione sionista, è ancora più vergognosa e meschina la posizione di cane da guardia del sionismo nei territori occupati della Cisgiordania da parte della ANP.
La resistenza palestinese oggi è in difficoltà, non possono rispondere come si deve alle provocazioni sioniste per non far soffrire ancora di più il proprio popolo.
La guerra contro l’Iran di Usa e entità sionista rischia di risolversi con una sconfitta storica, a meno che l’esercito yankee non voglia impantanarsi con l’invasione terrestre in un altro Vietnam, dove ricevettero una sonora batosta dal popolo in armi diretto dal PCV, una batosta dalla quale ancora non si sono ripresi.
La sconfitta dell’imperialismo Usa ed entità sionista in Iran darebbe più forza alla Resistenza palestinese.
Contro la legge della morte continuare la mobilitazione con determinazione e più forza per sostenere i prigionieri politici palestinesi e la gloriosa Resistenza del popolo palestinese, perché fino a quando ci sarà una Resistenza armata la guerra non è conclusa.
SOSTEGNO AI PRIGIONIERI POLITICI PALESTINESI
VIVA LA RESISTENZA DEL POPOLO PALESTINESE
Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)
https://unionedilottaperilpartitocomunista.org ulpc@autoproduzioni.net
Essere radicali, nel senso di andare alla radice del problema: il capitalismo. La soluzione: la trasformazione dell’attuale formazione economico-sociale nel sistema sociale che cancella sfruttamento e oppressione.
C’è bisogno dei comunisti organizzati per trasformare le lotte di difesa, di resistenza, rivendicative, in lotta per il socialismo. Unione di Lotta per il Partito Comunista propone a comunisti/e, alle avanguardie nei luoghi di lavoro, a operai avanzati e studenti impegnati nelle lotte, un percorso, processo, progetto per costruire l’Organizzazione, come base e condizione per la ricostruzione del Partito. Per spezzare ogni logica settaria, divisiva, localistica, contro la frantumazione del movimento comunista.