
Più di 100 anni dall’inizio dell’occupazione coloniale della Palestina che nel ’47-48 del secolo scorso ha causato l’uccisione di migliaia di abitanti, la distruzione di 800 villaggi e città e l’espulsione di centinaia di migliaia di palestinesi (la 1^ Nakba). Guerre, stragi, repressioni, omicidi, le proprie case i propri terreni, occupati, distrutti da coloni sionisti, questo è quanto rappresenta lo stato nazisionista di israele, questo è quanto rimane nella coscienza del Popolo Palestinese, questo è quanto scivolato nell’oblio nel pensiero e nella propaganda occidentale e imperialista.
Il genocidio del Popolo Palestinese, il tentativo della sua deportazione, per liberare nuovi territori da asservire all’interesse imperialista e sionista continua sotto un silenzio assurdo e criminale del mondo dell’informazione italiana e occidentale. Governo e opposizione parlamentare, complici con quanto sta avvenendo a Gaza e in Cisgiordania, continuano a sostenere e a finanziare israele e il suo esercito.
I paesi arabi, EAU, Qatar, Arabia saudita, Egitto, ridisegnati dall’occidente dopo le false primavere arabe che hanno lasciato indenni tutte le monarchie petrolifere e distrutto tutti gli stati antimperialisti (Iraq, Libia e Siria) che si contrapponevano agli interessi imperialisti degli USA e dei suoi alleati, con le loro borghesie ormai indottrinate dal sionismo, non vogliono inimicarsi l’entità colonialista e l’occidente imperiale. I BRICS, rappresentanti il nuovo ordine internazionale con in testa Russia e Cina, non vogliono interferire negli interessi di israele, il sionismo può sempre essere utile per le loro mire imperialiste.
Tutto il silenzio costruito intorno alla Resistenza Palestinese, tutte le falsità diffuse per far scendere nell’oblio decine di anni di colonizzazione e orrori non sono bastate al potere statale imperialista per uniformare le menti di milioni di cittadini, lavoratori, proletari, e per spezzare la solidarietà al Popolo Palestinese.
Il 12 aprile si è svolta a Milano la più grande manifestazione a favore del Popolo Palestinese degli ultimi anni, 50.000 persone hanno partecipato e sfilato contro il genocidio, la deportazione, le spese militari, le politiche di guerra e di appoggio ad israele del governo Meloni e la repressione, una grande partecipazione dei migranti arabi e di giovani. Una manifestazione cosciente dell’importanza della solidarietà e della partecipazione, cosciente del rischio repressivo, soprattutto dopo l’approvazione del decreto-legge 48 (ex DDL1660) sulla sicurezza finalizzato alla pacificazione sociale forzata per poter avanzare verso il riarmo e l’economia di guerra.
Come da copione, le provocazioni delle forze dell’ordine si sono ripetute: hanno attaccato un corteo pacifico con la scusa di qualche vetrina rotta, hanno spezzato il lungo corteo in due tronconi, hanno caricato e fermato compagni. Vanno denunciate le sedicenti forze democratiche (sindacati collaborazionisti, associazioni partigiane, sociali, culturali), che, con la loro immobilità contro le leggi liberticide e il loro silenzio sul genocidio del Popolo Palestinese si rendono complici di quanto sta accadendo in Italia e in Palestina.
SEMPRE A FIANCO DEL POPOLO E DELLA RESISTENZA PALESTINESE
PALESTINA LIBERA DAL FIUME AL MARE
NO AL RIARMO E ALLE GUERRE IMPERIALISTE
UNITI CONTRO LA REPRESSIONE
Unione di Lotta per il Partito comunista – ULPC
https://unionedilottaperilpartitocomunista.org – ulpc@autoproduzioni.net
Essere radicali, nel senso di andare alla radice del problema: il regime capitalista! La soluzione è la trasformazione dell’attuale formazione economico-sociale nel sistema che cancella sfruttamento e oppressione. Per questo, c’è bisogno dei comunisti organizzati in grado di trasformare le lotte di difesa, di resistenza, rivendicative, in lotta per la nuova società: il socialismo.
Unione di Lotta per il Partito Comunista propone a comunisti e comuniste, ad avanguardie nei luoghi di lavoro, a operai avanzati e studenti impegnati nella lotta di classe, un percorso/processo/progetto per costruire l’Organizzazione oggi, come base e condizione per la ricostruzione del Partito. Un lavoro complesso e difficile, per spezzare ogni logica settaria, divisiva, localistica, per combattere la frantumazione del movimento comunista nel nostro paese.