Dal Moby Prince (Li) a Pioltello (Mi)

Se si lotta si può perdere – Se non si lotta si è già perso!

Moby Prince: 140 Vittime ZERO colpevoli!

Dopo 34 anni… la strage del Moby, la più grande tragedia della marineria italiana, è senza colpevoli. Anche l’inchiesta-ter, riaperta nel 2018, si concluderà con la richiesta di archiviazione. La notte del 10 aprile 1991, tra le 140 Vittime, oltre 60 erano lavoratori/trici del traghetto e MAI, questa immane tragedia, è stato trattata come incidente sul lavoro!
La giustizia (si fa per dire), per il Moby è al capolinea. Sul piano istituzionale, la vicenda è arrivata persino alla 3^ Commissione parlamentare e dopo 34 anni, la verità è ancora avvolta nella… nebbia.
Pioltello: 3 Vittime e oltre 100 feriti
Dopo 7 anni, la condanna a 5 anni e 3 mesi al tecnico della manutenzione; assolti Rfi (Rete Ferroviaria Italiana), Ad e manager, tra cui l’ex Ad di Rfi, Maurizio Gentile.
Il treno regionale alle ore 06.56 deragliò sulla tratta Cremona-Milano Porta Garibaldi, provocando la morte di 3 lavoratrici pendolari. Le assoluzioni “per assenza di prova”!
A pagare, come sempre, l’ultimo anello della catena di comando.
La magistratura (“ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”) del potere rappresenta la narrazione. Nei fatti, sottostà agli interessi della classe che domina lo Stato: quella padronale che, senza alcun voto, gestisce e governa il paese.
Lo Stato è l’organo del potere politico, di oppressione e violenza, della classe dominante. Qualunque sia la sua forma, il contenuto di classe è la dittatura del capitale contro la classe operaia e la maggioranza delle masse popolari.
Lo Stato moderno, i suoi governi e ambiti istituzionali, sono comitati d’affari al servizio del capitale nostrano e, soprattutto, sovranazionale e statale. Lo Stato-magistratura deve assolvere il suo compito. Chi si appella allo Stato e alle sue autorità istituzionali, commette l’errore di mettersi nelle mani dei complici delle stragi o, addirittura, dei responsabili.
L’unica tutela per le Vittime e i loro familiari sono: – la mobilitazione popolare; – l’autorganizzazione di classe; – la solidarietà e il sostegno militante.
La lotta e l’unità dei familiari assieme a quella delle classi lavoratrici, con cittadini/e sensibili e sinceri, garantiscono lo sviluppo della mobilitazione e la possibilità di strappare risultati anche sul piano istituzionale e giudiziario.
Il movimento comunista organizzato deve essere al servizio: di chi lotta e si organizza, della sofferenza e del dolore dei familiari, nella comune lotta PER la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro e sul territorio. In quanto militanti di Ulpc, abbiamo messo e mettiamo a disposizione degli organismi e delle organizzazioni di classe, unitarie e di massa, le nostre modeste forze, esperienze, conoscenze e competenze, PER l’Unità e la Lotta!
Consapevoli che oggi la ricostruzione del Partito comunista deve coincidere con la più energica e coerente lotta contro la frantumazione del movimento di classe e la barbarie del capitalismo/imperialismo.

O socialismo o barbarie!

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

3 marzo 2025

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