LOTTA DI CLASSE NEGLI USA: SCIOPERO DEGLI OPERAI DELL’INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA

Il 15 settembre è iniziato lo sciopero degli operai delle case automobilistiche Ford, General Motors, Stellantis

Gli operai dei tre maggiori gruppi statunitensi di produzione di auto, 40% del mercato USA, dopo la rottura delle trattative protrattesi da metà luglio sino a settembre senza un accordo soddisfacente, hanno deciso di iniziare lo sciopero generale, evento di importanza storica e politica nell’epoca della mistificazione della fine della classe operaia e della fine della contrapposizione sociale e di classe.
Gli operai statunitensi, tramite il sindacato, United Automobile Workers (UAW), che raggruppa oltre 400.000 lavoratori dei settori automobilistico, aerospaziale e macchinari agricoli, fanno interessanti richieste di aumenti salariali e riconoscimenti contrattuali, che dovrebbero interessare e far riflettere i nostri lavoratori e le loro rappresentanze sindacali.
Per primo chiedono un aumento salariale del 46%, per portare la retribuzione oraria dagli attuali 32 dollari a 47 dollari, la fine dei diversi livelli salariali a parità di mansioni, il ritorno di un adeguamento automatico dei salari al costo della vita (ricordiamo la scale mobile?), l’abbassamento dell’orario di lavoro dalle attuali 40 ore a 32 ore settimanali a parità di salario, il ripristino della pensione certa e di benefit definiti per i lavoratori assunti dopo il 2007, che ad oggi ricevono piani pensionistici legati all’andamento del mercato finanziario e bassi benefit in particolare per cure e salute, ricordando alle tre case produttrici la rinuncia ad aumenti e diritti fatta dai lavoratori negli anni di crisi, 2007-2009, i guadagni milionari degli amministratori e gli enormi profitti, oltre 160 miliardi di dollari, fatti dalle tre case produttrici negli ultimi 10 anni.
La classe operaia e lavoratrice si muove per riaprire il conflitto sociale sugli interessi contrapposti tra operai, proletari, lavoratori e padronato capitalistico e monopolistico.
Ricordiamo che a Hollywood prosegue lo sciopero degli sceneggiatori, successivamente affiancati dagli attori, che da maggio scorso chiedono anch’essi aumenti salariali e garanzie sul futuro lavorativo. 
In Europa abbiamo avuto un’importante stagione di lotte dalla primavera del 2022 ai primi mesi del 2023, determinate, spesso, dalla spinta unitaria delle masse lavoratrici, operaie e proletarie che hanno obbligato i vertici sindacali a riassumere un ruolo conflittuale,  Regno Unito, Spagna, Germania, Francia, Belgio, Grecia, per aumenti salariali, difesa dei diritti dei lavoratori, lotta contro la legge sulle pensioni in Francia, alcune vincenti con il raggiungimento di aumenti per l’adeguamento salariale, come in Spagna e Germania, altre con risultati apprezzabili, altre ancora perdenti come in Francia, che tuttavia rilancia la lotta su salario, diritti e pensioni, con il prossimo sciopero generale del 13 ottobre, tutte queste lotte hanno il merito di avere riacceso un conflitto sociale sopito da anni e di andare nella direzione di ridare una coscienza di classe al proletariato.
La domanda da farci in questa lieve ma significativa ripresa della lotta di classe in Europa e negli Stati Uniti, lotta non solo di difesa, vedi Francia, ma di attacco per miglioramenti salariali e dei diritti, i lavoratori italiani, che hanno subito in questi lunghi anni di soprusi padronali un arretramento enorme sui diritti contrattuali, sociali e salariali, che hanno supinamente accettato la perdita dell’adeguamento salariale all’inflazione, scala mobile, lo smantellamento di una giusta legge pensionistica con le leggi Dini, Amato, Fornero, che hanno visto distrutto lo Statuto dei Lavoratori e assunto il Jobs Act del “democratico” Renzi, che con l’inflazione oltre il 13% hanno perso e continuano a perdere il potere di acquisto del proprio salario, che con la presa per il culo del lavoro interinale percepiscono paghe da fame per giornate di lavoro che durano anche 10/12 ore, che per lo stesso tipo di lavoro e di fatica hanno una decina di contratti diversi e salari diversificati, cosa stanno aspettando per aprire una nuova fase conflittuale e di lotte? 
La presenza di sindacati collaborazionisti, la frammentazione sindacale, la burocratizzazione dei sindacati di base, non aiutano certo la spinta alla lotta e al conflitto.
Occorre che la classe in sé si unisca sui propri interessi che emergono con forza ogni giorno determinati dalle contraddizioni del modo di produzione capitalistico, sicurezza, salario, dignità, futuro.
In questo inizio di ripresa conflittuale si nota maggiormente l’assenza complessiva del movimento comunista internazionale e la mancanza nel bagaglio della classe lavoratrice del pensiero Marxista Leninista, mancanza che non consente di trasformare la lotta economicista in conflitto politico di classe per il cambiamento della Società
A noi comunisti il compito della solidarietà proletaria internazionale ai lavoratori e alle loro lotte e il compito della lotta alla frammentazione e frantumazione dei comunisti e dei lavoratori, per l’unità e la ricostruzione del Partito Comunista unico strumento della classe proletaria per il superamento della società capitalista.
Oggi possiamo riprendere con forza la frase del Manifesto del Partito Comunista scritto da Karl Marx e Friedrich Engels, nel 1848: I proletari non hanno nulla a perdere, all’infuori delle loro catene: essi hanno un mondo da guadagnare. Proletari di tutti i paesi unitevi!

a cura della Commissione Internazionale Unione di Lotta per il Partito comunista (ULPC)

https://unionedilottaperilpartitocomunista.org– unionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.comsettembre 2023

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