Il discorso conclusivo di Georgii Dimitrov al “Processo di Lipsia”

Nella notte fra il 27 e il 28 febbraio 1933, Dimitrov viaggiava sul treno Monaco-Berlino. Dalla lettura dei giornali apprese dell’incendio del Reichstag.

Per Dimitrov non c’erano dubbi che si trattava dell’attesa provocazione fascista. 

Questa provocazione serviva ai nazisti alla vigilia delle elezioni parlamentari. La caccia al Partito Comunista e alle forze democratiche iniziò la notte stessa dell’incendio.

Migliaia di comunisti, socialdemocratici, pacifisti, progressisti, intellettuali, giornalisti, furono arrestati. 

Dimitrov cercava di terminare il suo lavoro e trasferirsi in un altro paese quando, il 9 marzo 1933, fu arrestato, insieme a Blagoi Popov e Vasil Tanev, altri due rivoluzionari bulgari.

Viene arrestato anche un olandese, Van der Lubbe, che non aveva niente a che fare con la politica, ma fu scelto come capro espiatorio dai nazisti.

Il presidente del gruppo parlamentare comunista al Reichstag, Ernesto Torgler, si presentò alla polizia per smentire la sua partecipazione e quella dei comunisti nell’incendio, e fu anch’egli arrestato. 

Intanto Dimitrov, durante i sei mesi trascorsi fra l’incendio e l’apertura del processo, viene tenuto in carcere ammanettato, di giorno e di notte. In queste condizioni, egli studia le leggi della Germania e la lingua tedesca.

Lavora nella sua cella da 10 a 11 ore al giorno. Famosi giuristi bulgari, tedeschi, francesi, americani erano disposti a difendere Dimitrov.

Ma il Tribunale Imperiale non permise che ci fosse altro difensore che quello designato d’ufficio. A questo punto, Dimitrov decide di prendere in mano la propria difesa e, con acute domande, riesce a smascherare i falsi testimoni dell’accusa. 

I capi nazisti erano preoccupati, perché il processo si stava rivolgendo contro di loro. Per salvare la situazione, appaiono nel processo come testimoni i ministri fascisti Goring e Goebbels. Goring, l’uomo più potente dopo Hitler nella Germania nazista, fa un discorso accusatorio della durata di un’ora e mezza. 

Dopodiché, Dimitrov inizia a interrogare anche questo “testimone” dell’accusa. Dimitrov chiede a Goring perché come ministro dell’interno ha emesso un comunicato alla stampa il 28 febbraio, in cui si afferma che Van der Lubbe aveva una tessera del partito comunista, mentre davanti al tribunale gli agenti della polizia criminale hanno dichiarato unanimemente che questa tessera non esisteva. 

L’arrogante ministro perde subito il controllo dei nervi e comincia a gridare, alzando i pugni chiusi verso l’accusato, che il partito comunista è un partito di criminali, che dev’essere distrutto.

Nella sua rabbia, Goring continua a lanciare ingiurie e minacce e Dimitrov tranquillamente gli risponde: “sono molto contento della risposta del signor ministro.” Il presidente fa cacciare dall’aula Dimitrov, che, mentre viene portato via, dice: – “Ha paura delle mie domande, signor ministro?”

Goring, che ormai ha perso ogni controllo, continua a gridare: – Io non ho paura di lei. Aspetti un po’, presto cadrà nelle mie mani quando uscirà da questo tribunale.

In tutto il mondo c’era una grande indignazione per questa scena selvaggia. La stampa di tutti i paesi, compresa quella conservatrice, diede una valutazione molto negativa del tribunale fascista. 

L’eco del duello fra Dimitrov e i gerarchi nazisti risuonò in tutto il mondo. Il giornale belga Peuple scriveva il 14 novembre: “In mezzo all’abbattimento generale per il terrore dominante ci si sente vivificati, consolati, ricordando il comportamento orgoglioso di questo comunista bulgaro di fronte al tribunale di Lipsia”. E il giornale socialdemocratico austriaco Arbeiter Zeitung: “Raramente si è visto qualcosa tanto commovente, tanto emozionante e incoraggiante come la lotta di quest’uomo contro i gerarchi tedeschi”.

Il processo di Lipsia terminò con l’autodifesa di Dimitrov. L’autodifesa di Dimitrov dinanzi al tribunale fascista di Lipsia rappresenta una delle pagine più luminose nella storia del movimento comunista. “Difendo me stesso come comunista accusato. Difendo il mio onore personale di comunista, il mio onore di rivoluzionario. Difendo le mie idee, le mie convinzioni comuniste. Difendo il senso e il contenuto della mia vita.”

Dimitrov seppe utilizzare la stessa sede del tribunale fascista come una tribuna dalla quale rivolgere un appello ai lavoratori e ai democratici di tutto il mondo per la lotta contro il fascismo. Il 23 dicembre viene pronunciata la sentenza. I tre rivoluzionari bulgari e Torgler vengono assolti mentre Van der Lubbe viene condannato alla pena capitale. Tuttavia i tre bulgari non vengono rimessi in libertà. Goring, ridicolizzato durante il processo, cercava l’opportunità di mettere in atto le sue minacce.

Il testo del discorso di Dimitrov in formato pdf

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