Manifesto Politico 1.0

Proposta di “Manifesto politico”

Sulla fase

Nella fase imperialista, il sistema capitalista si dibatte da anni in una crisi senza via d’uscita, alla ricerca spasmodica di mantenere in vita il suo sistema offrendo come soluzione la compressione delle condizioni di vita di gran parte delle masse popolari. Al tempo stesso, l’attuale epoca segna il tramonto di ogni ipotesi riformista; il sogno riformista di realizzare la coesione sociale a favore dei ceti meno abbienti è spazzato via dalla realtà e privo di ogni presupposto materiale.

La ciclicità delle crisi, sempre più pesanti e devastanti per le masse, mostra una patologia sistemica incurabile del modo di produzione capitalista, alla quale le classi dirigenti succedutesi, hanno associato una loro criminalesoluzione ciclica: la guerra. Crisi guerra sono le caratteristiche oggettive, ora potenziali ora reali, che il capitalismo scarica sulle masse.

Nel paese si assiste al massacro sociale: dal lavoro alla sanità, dalle pensioni alla casa, ai servizi … le controriforme sociali avanzano, travolgendo le prospettive di vita e futuro delle masse.

La crisi del modo di produzione capitalista ha “giustiziato” i fautori delle riforme. Il fallimento del riformismo ha travolto anche organizzazioni che si professavano “comuniste”, complici delle politiche antipopolari di governi “progressisti” e/o di centro-sinistra.

In questi anni abbiamo assistito ad un graduale arretramento delle forze del proletariato cui ha corrisposto una continua frammentazione sul piano politico e sindacale con il proliferare di teorie e pratiche che, definendosi progressiste e rivoluzionarie, si proponevano di rifondare il comunismo senza riuscire in realtà a frenare la campagna anticomunista imperante.

Con la nascita di “partiti comunisti” e delle rispettive cinghie di trasmissione sindacali abbiamo assistito ad un arretramento, di questi, anche sul piano elettorale e alla difficoltà a rapportarsi con la classe di riferimento, in balia di una borghesia agguerrita. Il movimento operaio ha di fronte a sé due possibilità: – aderire alla mobilitazione reazionaria promossa dai capitalisti verso il baratro del fascismo e della guerra con sempre maggiore oppressione e sfruttamento; – lottare per i propri interessi, per la propria vita, per l’emancipazione dallo sfruttamento, per eliminare l’odioso sistema capitalista.

La gravità della situazione impone con forza e con grandi sforzi, uno scatto per “trasferire” idee di comunismo tra gli sfruttati e gli oppressi, consapevoli che l’alternativa al comunismo è il trionfo della reazione, in forme oppressive e intrise di razzismo, xenofobia, populismo, nazionalismo.

Oggi leggiamo la parola “comunista” da parte di formazioni che ne richiamano il nome, senza riscontro politico e solo come riferimento ideale. Tali formazioni sono accomunate da enormi limiti, sia per capacità pratiche che per volontà politica, impedendo così di dar vita ad un percorso di confronto collettivo ed organizzato, per porre come centrale la costruzione dell’Organizzazione comunista dove il materialismo dialettico rappresenti lo strumento creativo, cosciente, scientifico, per dirigere la lotta di classe.

Come scrive Marx … “l’emancipazione della classe deve essere opera della stessa classe operaia …”. Devono essere gli operai e i lavoratori comunisti a battersi per la costruzione dell’Organizzazione per avanzare nella costruzione del Partito, isolando chi vuol continuare a coltivare propri orticelli.

L’Organizzazione comunista, oggi, non può nascere né da una scissione da riformisti come avvenne nel ’21, né da una confluenza perché, oggi, non vi è Organizzazione comunista adeguata alla fase.

Nessuno dei partiti che si definiscono comunisti è autosufficiente nell’assolvere tale compito e ogni ipotesi di unità derivante da intergruppi si scontra con posizioni autoreferenziali, settarie, riformiste e socialdemocratiche, inquinate da logiche di cartelli elettorali.

I motivi che furono alla base della fondazione del Partito comunista d’Italia, nel gennaio 1921, sono le nostre radici, sempre attuali e indispensabili, per la vittoria della classe operaia nella lotta per la Rivoluzione proletaria e l’instaurazione della nuova società: il socialismo e il comunismo.

L’Organizzazione comunista può nascere da un processo di fusione delle migliori energie che sorgono e sorgeranno nel vivo della lotta di classe. Solo l’Organizzazione prima ed il Partito poi (nella lotta per il potere), possono trasformare il senso della singola esperienza, di piccolo gruppo o di movimento, in un progetto cosciente, collettivo ed organizzato.

Ci rivolgiamo a operai, lavoratori, donne e giovani, che si sentono comunisti, che svolgono attività politica e sono avanguardie di lotta nei posti di lavoro e di studio, nei quartieri, nelle lotte sociali, antifasciste ed antimperialiste, che non hanno ancora il Partito e vedono in modo critico il proliferare dei partitini costituiti in questi anni.

Di fronte alla costante frantumazione e confusione abbiamo due strade: fare l’ennesimo gruppetto politico o proporre una strada sicuramente più lunga, difficile e complessa, come quella di coordinare e centralizzare forze e realtà di compagni/e che condividono l’analisi generale della fase. Un progetto politico in grado di incrociare altri percorsi che hanno lo stesso scopo ma che da soli non hanno alcuna possibilità. Un movimento politico, un percorso, un processo …

Di lotta perché la “lotta” da condurre è per l’unità di intelligenze, esperienze, forze organizzate, per aggregare compagni/e rivoluzionari/e. Di lotta perché ci rivolgiamo alla parte più cosciente e combattiva del proletariato che combatte lo sfruttamento capitalista.

Di lotta perché sarà necessaria una lotta ideologica per combattere idee errate e falsamente marxiste affermatesi in anni di assenza del Partito comunista. Per ristudiare la teoria m-l, quale ideologia rivoluzionaria della classe operaia, che si sviluppa nella lotta aspra e irriducibile contro l’ideologia borghese. Come indica Lenin nel “Che Fare” del 1902: “la questione si può porre solamente così: o ideologia borghese o ideologia socialista. Non c’è via di mezzo … ecco perché ogni menomazione dell’ideologia socialista, ogni allontanamento da essa implica necessariamente un rafforzamento dell’ideologia borghese”.

Senza scadere nel dottrinarismo settario e dogmatico ma con il materialismo dialettico guida per la nostra azione attraverso lo studio dell’esperienza e della lotta di classe. Per combattere efficacemente ogni manifestazione infettata dall’ideologia borghese, revisionista e riformista, comunque legata a mentalità piccolo-borghesi e a logiche di setta che hanno contribuito ad impedire un efficace lavoro di riorganizzazione dei comunisti per far prevalere conoscenza, coscienza e responsabilità collettiva. Un percorso:

– di unità per sviluppare spirito di critica e autocritica che sostituisce le “verità in tasca” con la volontà di effettuare il confronto sulla pratica con singoli, organismi, gruppi, ecc. che sentono questa necessità e sono disponibili a discutere e a mettersi in gioco;

– di unità per dimostrare che i comunisti sanno unirsi per condurre campagne comuni, iniziative, documenti, dibattiti, comunicati, volantini … e che ciò risponde tatticamente al rafforzamento di ogni realtà organizzata o sulla via per organizzarsi;

– di unità, necessaria a coordinare, concentrare e centralizzare idee, proposte, bilanci e pratica politica, per sviluppare Organizzazione, con l’obiettivo di elevare la coscienza e la capacità di analisi della realtà e di dotarsi di strumenti per trasformarla in senso rivoluzionario; coscienza e strumenti indispensabili per l’unità dei comunisti nella prospettiva della ricostruzione del Partito.

Questa proposta politica si basa su aspetti di principio elaborati dall’esperienza al fine di unire comunisti/e che attraverso lo sviluppo di questo percorso debbano essere arricchiti e approfonditi.

Sulla Rivoluzione d’Ottobre

Cento anni fa il nostro futuro”: é lo slogan che ha sintetizzato efficacemente la campagna per il 100° anniversario della Rivoluzione socialista che a fronte delle campagne di denigrazione anticomunista, consideriamo insieme all’esperienza della Comune di Parigi i punti di partenza fondamentale per un cambiamento sociale. “… prima il proletariato rivoluzionario abbatta la borghesia, spezzi il giogo del capitale, frantumi l’apparato statale borghese e allora il proletariato, ottenuta la vittoria, potrà rapidamente attrarre dalla sua parte le simpatie e l’appoggio della maggioranza delle masse lavoratrici non proletarie soddisfacendone i bisogni a spese degli sfruttatori…” sono le parole chiare di Lenin in polemica con chi voleva ottenere i cambiamenti e la conquista della maggioranza della popolazione tramite il voto parlamentare.

Occorre attingere alle fondamenta e alla storia del movimento comunista: dai fondatori del materialismo scientifico, Marx ed Engels, all’opera di Lenin e della Rivoluzione sovietica, fino all’edificazione del socialismo in Urss. Non si parte da zero, non abbiamo bisogno di rifondare il comunismo, ma avere la capacità di applicare il nostro patrimonio storico, politico e ideologico alla realtà.

Cosa sono i comunisti – si chiedono Marx ed Engels ne ‘Il Manifesto del Partito Comunista’ – rispetto ai proletari in generale? I comunisti non costituiscono un partito a sé, di fronte agli altri partiti operai. Essi non hanno interessi propri, che siano distinti da quelli del proletariato. Non statuiscono dei principi a parte, sui quali vogliano poi modellare il movimento proletario. I comunisti si distinguono dagli altri partiti proletari solo in questo: che essi, date le differenti lotte nazionali dei proletari, mettono in rilievo e fanno valere quei comuni interessi del proletariato tutto intero, che sono appunto indipendenti dalle nazionalità; e che essi d’altra parte, nelle diverse fasi di sviluppo che la lotta fra il proletariato e la borghesia va percorrendo, rappresentano costantemente l’interesse del movimento complessivo. I comunisti sono, in pratica, quella frazione di tutti i partiti operai di tutti i paesi, che è la più decisa, e che più spinge ad avanzare … L’intento prossimo dei comunisti è proprio di tutti gli altri partiti proletari: formazione del proletariato in classe, rovina della signoria borghese, conquista del potere politico da parte del proletariato”.

In questo passaggio troviamo gli elementi che hanno attraversato un secolo e mezzo di riflessioni e di pratiche sull’organizzazione dei comunisti e ricchi di attualità: – il rapporto con il proletariato; – l’assenza di interessi distinti rispetto a quelli del proletariato; – la capacità di far valere gli interessi del proletariato rispetto ad interessi nazionali; – l’obiettivo della conquista del potere politico da parte del proletariato.

Lenin, per la prima volta nella storia del marxismo, sviluppando e arricchendo le idee fondamentali sul partito di Marx ed Engels, diede vita ad una dottrina organizzata e compiuta del Partito comunista, di tipo originale, caratterizzato come Partito della rivoluzione e della dittatura del proletariato.

Lo sviluppo della teoria marxista di Lenin per la costruzione del Partito comunista (bolscevico) quale strumento indispensabile della rivoluzione proletaria e forza dirigente dell’edificazione del socialismo e del comunismo ed in particolare il suo ruolo di reparto cosciente e d’avanguardia altamente organizzato della classe operaia, il suo Stato maggiore, sono per noi una fonte di ispirazione e di studio.

La teoria leninista sul partito rappresenta l’unione dei principi teorici, politici ed organizzativi, che costituiscono le leggi universali dello sviluppo della rivoluzione proletaria.

Nella lotta tra proletariato e borghesia, a seconda della fase e delle varie situazioni concrete vi sono prassi e modelli organizzativi differenti; non esiste un modello organizzativo unico e schematico nella pratica rivoluzionaria, ma i comunisti debbono tendere ad organizzarsi secondo i principi leninisti per la conquista del potere politico.

Questo criterio costituisce un elemento di valutazione e giudizio sulla storia dei comunisti: dalla costituzione del Partito Comunista d’Italia nel ’21 a Livorno, sulla base dei 21 punti della Terza Internazionale, alle Tesi di Lione presentate da Gramsci, alla svolta di Salerno di Togliatti. Le deviazioni dal pensiero marxista-leninista e le successive degenerazioni riformiste e socialdemocratiche che tanti danni hanno provocato al movimento operaio e comunista sono parte della nostra storia e sono fonte di preziosi insegnamenti per l’attività attuale e futura.

Sullo Stato

Lo Stato è il prodotto e la manifestazione dell’antagonismo inconciliabile delle classi e mostra come gli antagonismi di classe siano inconciliabili. Lo Stato è una macchina che permette alle classi dominanti di assicurarsi il dominio sul proletariato e sulla classe operaia per sottometterla al processo di estorsione del plusvalore, cioè allo sfruttamento capitalistico.

La borghesia ha necessità di egemonia organizzando anche le classi meno abbienti per proteggerle ed isolarle dal marxismo-leninismo che denuncia e combatte l’essenza dello Stato borghese, monopolio dell’uso della forza e strumento del dominio di una classe sul resto della società.

L’apparato dello Stato borghese comprende: governo, parlamento, amministrazione, esercito, polizia, tribunali, carceri, corpi di repressione specializzati. La chiesa, la famiglia, la scuola, i mass media, i partiti borghesi e riformisti, i sindacati di regime, costituiscono gli apparati ideologici e culturali di manipolazione delle coscienze e di falsificazione della realtà.

Compito dei comunisti è alimentare, nelle fila del movimento operaio, la critica profonda e radicale dello Stato, come aspetto essenziale della scienza marxista, alla quale si contrappongono utopie democraticiste e riformiste.

I comunisti non possono assolutamente contare sulla legalità e la democrazia borghese che ha dimostrato di essere uno strumento al servizio della classe dominante, contro ogni prospettiva di cambiamento sociale e radicale della società.

I comunisti che hanno nella loro strategia l’abbattimento dello Stato borghese e l’instaurazione dello Stato proletario non perseguono questo obiettivo attraverso affermazioni elettorali, ma con il costante e tenace lavoro di influenza e radicamento nella classe e di organizzazione della sua avanguardia.

I comunisti sono soliti trattare la questione elettorale, a seconda della fase storica e politica. La trattano nell’ambito di scelte tattiche con la chiarezza che la via elettorale non è la strada da percorrere per la strategia della rivoluzione proletaria. Proprio perché non sono affetti da cretinismo parlamentare, né extra-parlamentare, hanno il compito di demolire ogni illusione elettorale e smascherare ogni via pacifica, graduale e parlamentare, al socialismo tra le file del proletariato.

I comunisti, conseguenti a questa analisi dello Stato borghese e al processo di fascistizzazione in atto nei vari paesi capitalistici, attuano le misure organizzative atte a preservare la vita e l’opera dei propri militanti e quadri nella lotta rivoluzionaria contro il potere borghese.

Sul conflitto capitale/lavoro 

La contraddizione tra interessi del capitale e forza-lavoro rappresenta la contraddizione principale all’interno del modo di produzione capitalista.

Il capitale vuole scaricare la sua crisi di sovrapproduzione sulle spalle dei lavoratori. Il proletariato subisce: – il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, con l’aumento vertiginoso degli infortuni, le morti sul lavoro e le malattie da lavoro; – la paura di perdere il lavoro e precipitare nella disoccupazione; – la prepotenza padronale e dello Stato che non risparmia manganellate, licenziamenti, denunce e condanne contro chi lotta.

Parafrasando Bertold Brecht: “Questa non è la fase delle conquiste, ma è la fase per combattere le sconfitte”. Non si tratta di accettare la resa ma lavorare per accumulare le forze per un prossimo attacco.

Sostanzialmente, e schematizzando, sviluppando tre lotte: – una lotta di difesa, di resistenza, di opposizione ad attacchi padronali e governativi: dalle controriforme alla legge sulle pensioni, dal jobs act allo spezzatino contrattuale e ai Ccnl di restituzione, dall’attacco al diritto di sciopero e alla rappresentanza, alla repressione nei luoghi di lavoro, all’aggressione alla salute, alla sicurezza, all’ambiente. Una resistenza in cui, a determinate condizioni, anche in questa difficile e complicata fase, è possibile strappare significativi risultati.

– Una lotta contro le burocrazie, principalmente, dei sindacati concertativi e di regime come Cgil-Cisl-Uil-Ugl, ma anche nei confronti di quei sindacati di “base” che, incancrenitisi su logiche gruppettare e autoreferenziali, alimentano frantumazione e divisioni.

– Una lotta per l’unità di lavoratori/trici che si battono per gli interessi di classe, in grado di superare le divisioni imposte dalle varie sigle e di bandire “campagne acquisti” finalizzate a scippare o sottrarre iscritti da un sindacato per un altro. L’appartenenza di sigla deve essere subordinata all’interesse generale della classe. Il desiderio di unità, contro il comune nemico, deve prevalere!

I comunisti devono favorire l’unità tra attivisti e delegati, la costituzione di coordinamenti, comitati, organismi intersindacali, che possano rappresentare l’autonomia di classe; una qualità superiore rispetto ad ogni ambito sindacale ‘istituzionalizzato’; debbono valorizzare la voglia di indipendenza per non delegare ad altri il proprio destino e futuro.

Nessuna realtà sindacale (per volontà politica o per mancanza di forza) è in grado oggi di sostenere uno scontro all’altezza della situazione. L’unità di forze disponibili alla lotta e al conflitto rappresenta un segnale imprescindibile.

Solidarietà di classe, sostegno attivo, mobilitazione e autorganizzazione, sono il modo corretto, coerente, efficace, per una politica nei luoghi di lavoro a dispetto del gruppetto ‘partitico’ che crede alla “politicizzazione” delle lotte. Il sindacato non ha natura rivoluzionaria; è funzionale a vendere la forza-lavoro al prezzo più alto e a difendersi dallo sfruttamento padronale e dei vari governi nel sistema capitalista.

Lavorare per ridare a forme di lotta come lo sciopero generale la sua potenza di classe contro classe per fare comprendere che l’unico mezzo per avanzare e migliorare la propria situazione (e la conseguente emancipazione) vive nella lotta contro l’intera classe dei capitalisti e contro lo Stato borghese che ne garantisce l’esistenza.

Nelle lotte e nelle mobilitazioni, i comunisti devono comportarsi come pesci rossi nell’acqua e non isolarsi con parole d’ordine ultra-sinistre, puerili, cervellotiche e poco comprensibili, ma essere punto di riferimento per le avanguardie dei lavoratori, intransigenti e costanti nelle lotte contro i padroni.

L’attività dei comunisti non può esaurirsi nella sola pratica sindacale e di massa; è fondamentale creare ovunque l’organizzazione comunista partendo dai lavoratori più avanzati che hanno maturato una coscienza di classe e vogliono essere oltre la lotta. La cellula comunista è lo strumento per sostituire ai convincimenti personali e/o istintivi, la scientificità e incisività nella prassi quotidiana della visione collettiva, è lo strumento per trasformare il semplice lavoratore in militante comunista educato alla teoria marxista-leninista.

Su Resistenza e Antifascismo

L’esperienza della Resistenza (1943-45) che rappresenta il punto più alto raggiunto dalla classe operaia nella lotta per il potere nel nostro paese, ha fatto veramente “tremare” di paura, prima nei lunghi mesi della lotta armata sui monti e nelle città, poi nelle fasi dell’immediato dopoguerra, la borghesia italiana e il suo sistema di potere economico e sociale. La Resistenza non fu solo lotta di “liberazione nazionale” contro l’invasore tedesco, fu manifestazione dello scontro di classe, nella lotta irriducibile tra classi in totale contrapposizione tra loro: la borghesia capitalista ed il proletariato.

La Resistenza fu guerra di classe: un vasto moto di riscossa popolare e patriota che ebbe il suo fulcro nel movimento dei lavoratori e della classe operaia, in particolare, sotto la guida dei partiti antifascisti, ma soprattutto del Partito comunista che seppe fornire alla Resistenza direzione politica, consistenza organizzativa, preparazione militare, forza ideologica e valori etici e morali profondi.

Oltre a rivendicare “pane, pace, libertà” e l’abbattimento del regime nazi-fascista, fatti propri dalle masse proletarie e dagli antifascisti di altre classi sociali, i comunisti lottavano per costruire una società socialista di liberi ed uguali, in cui lo sfruttamento degli esseri umani fosse considerato, al pari del nazi-fascismo, un crimine contro l’umanità.

Il ventennio fascista non è stato un incidente di percorso. E’ lo strumento che la borghesia capitalista ha usato, usa e userà, per opprimere e schiacciare la classe operaia e le masse popolari quando non è in grado di mantenere il proprio potere con il sistema democratico-borghese.

La Resistenza e la lotta armata partigiana sono anche oggi un pericolo da esorcizzare. Oggi l’antifascismo va difeso, combattendo il revisionismo di quella “sinistra” che, per dimostrare di essere nuova, mette sullo stesso piano nazismo e comunismo, stravolgendo la verità storica: che paesi, in particolare, come l’Urss hanno determinato la sconfitta del nazismo.

Il revisionismo storico, ha preso piede, diventando il supporto ideologico-politico per lo Stato, i governi e le istituzioni, impegnati a distruggere lo stato sociale e le conquiste politiche, sociali e civili del dopoguerra. Con la consapevolezza che la Resistenza e l’antifascismo sono stati supporto e retroterra per strappare conquiste oggi erose e cancellate. Questo revisionismo storico ha aperto le porte alla recrudescenza fascista che oggi imperversa nel paese ammantatoda xenofobia e razzismo, che si nasconde dietro il populismo del “prima di tutto gli italiani”. I fascisti, sempre protetti dalle forze dell’ordine, si ripresentano con aggressioni agli immigrati, ai giovani che lottano, ai simboli delle forze comuniste o di sinistra e della Resistenza.

Compito dei comunisti è difendere l’esperienza storica, la memoria della Resistenza e della lotta partigiana, e valorizzare il 25 Aprile per sottrarlo alle istituzioni borghesi complici della recrudescenza fascista.

Appoggiare e sviluppare tutte le iniziative di antifascismo militante che contrastano concretamente le “nuove” squadracce fasciste e costruire organismi di massa stabili di mobilitazione e di vigilanza antifascista, denunciare e contrastare apertamente le posizioni “rosso”- brune e sovraniste “di sinistra”, collaterali con le organizzazioni di ultra-destra e con evidenti o occulti rapporti con le forze imperialiste.

Sull’Internazionalismo proletario – Antimperialismo

I comunisti difendono e sostengono un coerente internazionalismo proletario. Come dice Marx nel Manifesto, i comunisti “….. date le differenti lotte nazionali dei proletari, mettono in rilievo e fanno valere quei comuni interessi del proletariato tutto intero, che sono appunto indipendenti dalle nazionalità; e che essi d’altra parte, nelle diverse fasi di sviluppo che la lotta fra il proletariato e la borghesia va percorrendo, rappresentano costantemente l’interesse del movimento complessivo …”

L’imperialismo da combattere non può essere innanzitutto che il proprio, altrimenti si abbandona la prospettiva rivoluzionaria e si assume la posizione opportunista sempre pronta a criticare gli imperialismi concorrenti. Dobbiamo smascherare i trucchi e gli inganni degli imperialisti, a partire dalle emanazioni del capitalismo monopolistico, che significa condurre ad ogni livello una lotta organizzata contro l’imperialismo nostrano, dell’U.E. e di alleanze imperialiste come la Nato al servizio degli Usa.

Dobbiamo combattere le posizioni che credono di sconfiggere un imperialismo appoggiandosi ad un altro, apparentemente meno pericoloso o meno belligerante come chi spaccia per riformabile e democratica l’alleanza imperialista della U.E.

Il nostro antimperialismo sottolinea le differenze tra paesi aggrediti e paesi aggressori e condanna senza esitazioni gli aggressori per non ritrovarsi dalla parte degli imperialisti ed appoggia le lotte di liberazione, per l’indipendenza, l’autonomia e l’autodeterminazione.

È necessario avere un atteggiamento esplicito e chiaro sulla questione dei paesi sottoposti al dominio imperialistico e dei popoli oppressi in generale. Dobbiamo appoggiare non solo a parole ma con i fatti ogni movimento di liberazione dagli imperialisti, che l’imperialismo nostrano venga espulso dai paesi dove esercita il proprio dominio; propagandare tra i lavoratori del proprio paese un autentico atteggiamento di solidarietà e fratellanza nei confronti dei lavoratori di tali paesi e dei popoli oppressi in generale e fare sistematicamente opera d’agitazione contro le moderne forme di oppressione dei popoli, spesso spacciate per “intervento umanitario” o “a difesa della pace”.

Bisogna fare opera d’agitazione programmata e sistematica nei luoghi di lavoro alla luce del processo d’integrazione tra le lotte e l’Organizzazione comunista del nuovo proletariato immigrato, vittime delle guerre e dello sfruttamento imperialista. E’ di fondamentale importanza, per costruire una prospettiva di emancipazione sociale degli sfruttati, intervenire in modo incisivo e militante tra i lavoratori stranieri, vittime del moderno caporalato, sottoposti a ritmi bestiali di lavoro che riproducono condizioni di servitù di altri tempi.

Come comunisti e internazionalisti, propagandiamo le lotte proletarie e sindacali di altri paesi e appoggiamo ogni iniziativa internazionale, in particolare delle organizzazioni internazionali dei sindacati che si distinguono per la denuncia e la lotta da sindacati collaborazionisti e filo padronali. I comunisti debbono essere impegnatiad instaurare relazioni internazionali con partiti e organizzazioni comuniste nel mondo perchè ritengono utile alla causa comune lo scambio di opinioni e di esperienze sulla lotta di classe internazionale.

Appoggiamo incondizionatamente tutte le organizzazioni e i partiti comunisti che subiscono la repressione del capitalismo, che perseguitate e messe fuori legge nei loro paesi sono costretti ad operare in condizioni di clandestinità.

È necessario battersi per l’affermazione del marxismo-leninismo e per l’unità dei comunisti anche nei consessi internazionali a cui partecipereremo con l’impegno di smascherare coloro che vogliono, fraudolentemente, rappresentare i comunisti d’Italia in sede internazionale, in quanto causa di arretramento nel processo di ricostruzione del Partito e quindi responsabili anche della debolezza dell’Internazionalismo proletario.

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