16 anni fa nella città operaia di A. Gramsci, dei Consigli, della Fiat

Riceviano e volentieri pubblichiamo

Torino. Nella notte fra 5 e 6 dicembre 2007 sette operai dello stabilimento Thyssen Krupp morirono investiti da una fuoriuscita di olio bollente in pressione che aveva preso fuoco.
I loro nomi: Antonio Schiavone, Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino.
Una delegazione di familiari di Viareggio dell’Associazione “Il Mondo che vorrei” e di ‘Assemblea 29 giugno’, come ogni anno, anche oggi partecipa alla commemorazione assieme alle mamme e ai familiari dei 7 operai.
A Torino e a Viareggio le 39 Vittime hanno avuto la stessa sorte: bruciate vive; i condannati per la Thyssen e, fino al 4° grado, per Viareggio sono tedeschi (7 su 13).In Germania i condannati per reati gravissimi compiuti nel nostro paese, godono ottima salute da ogni punto di vista, in particolare da quello sulla detenzione. Sarà così anche per Viareggio?!
“Noi non dimentichiamo!” L’impegno contro le morti sul lavoro e da lavoro, per la sicurezza, la salute e l’ambiente… deve essere permanente, sistematico, quotidiano.

Giovedì 12 ottobre giornata di mobilitazionePER la Memoria, la Solidarietà, la Giustizia

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

In questi mesi abbiamo assistito a sentenze a dir poco disgustose e sconcertanti su stragi avvenute in questi anni (L’Aquila, Rigopiano in Abruzzo, Torre piloti di Genova, Andria e Corato in Puglia …) per non parlare di stragi senza alcuna verità: Ustica e Moby Prince, per citarne solo due.
Il 28 novembre vi sarà, dopo 14 anni dal maledetto 29 giugno 2009, il 5° grado di processo (Cassazione-bis) sulla strage ferroviaria di Viareggio con i condannati (in primis Moretti ed Elia), a pene sempre più miti che, con i loro avvocati, sono affaccendati a truccare le carte per sospendere il processo al fine di rimanere impuniti. Il prossimo 9 ottobre sarà il 60° anniversario della madre di ogni strage: quella del Vajont con 1.910 Vittime.
La notte del 30 agosto la strage operaia sui binari della stazione di Brandizzo (To); il 13 settembre muoiono 3 lavoratori in una ditta di esplodenti presso Chieti; ogni giorno una striscia silenziosa di perdite di vite sul lavoro e da lavoro.
Come attivisti sindacali, militanti di base e dell’area ‘opposizione Cgil’, insieme ai rappresentanti del Coordinamento Macchinisti Cargo (CMC), ferrovieri del trasporto merci, al 10° sciopero nazionale per la sicurezza e migliori condizioni di lavoro, in questi mesi abbiamo promosso incontri e aperto la discussione PER: – una giornata di informazione, denuncia e lotta, su ‘sicurezza, salute e repressione’; – sottolineare complicità e connivenze di sentenze che cancellano le gravi responsabilità delle figure apicali delle società coinvolte, di politicanti, istituzioni e poteri forti.
La giornata del 12 ottobre, con presidio al Tribunale di Bologna (ore 09.00-11.00) e visita guidata al Museo della Memoria di Ustica (ore 11.30-13.30).
Bologna, città metropolitana che ha subito due immani tragedie come Casalecchio di Reno (un aereo si schiantò contro una scuola il 6 dicembre 1990, con 12 Vittime) e Crevalcore (lo scontro tra due treni il 7 gennaio 2005 con 17 Vittime), per non parlare di quella alla stazione del 2 agosto 1980 con 85 Vittime.
L’appello alla partecipazione è rivolto a sindacati, coordinamenti, associazioni e comitati, familiari e attivisti, Rsu/Rls, che si riconoscono nella battaglia contro le tragedie, oramai e purtroppo, quotidiane e ordinarie.
La giornata del 12 ottobre è ‘aperta’ e a disposizione in modo che ogni realtà impegnata su questi temi possa essere attiva e interna al gruppo che promuove, contattandolo fin da adesso anche per proporre e condividere altra data.

Coordinamento Lavoratori/lavoratrici Autoconvocati per l’unità della classe

23 settembre 2023 per contatti: e-mail: coordautoconvocat2019@gmail.com

cell: 3477371405

Versilia: ancora morte sul lavoro…

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Pietrasanta (Lu). Alessio Pellegrini, 46 anni, è morto giovedì mattina mentre stava effettuando un intervento di manutenzione sul tetto di un capannone della Savema, azienda di marmo e graniti di Pietrasanta (Lu). È precipitato da un’altezza di 10 metri ed è morto sul colpo. Era il titolare di una ditta edile con sede a Capezzano Pianore nel Comune di Camaiore (Lu).
Una morte assurda, come tante, troppe, che avvengono quotidianamente. Morti e infortuni gravi nel settore dell’edilizia, come nell’agricoltura e in altri ambiti di lavoro, sono in continua crescita. Una realtà amara e sempre più tragica!
Nell’esprimere il cordoglio ai familiari e ai suoi amici, siamo convinti e determinati nel sostenere che la battaglia per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro debba essere condotta con ogni mezzo e ogni giorno: dall’informazione alla denuncia, ad azioni concrete di lotta e di mobilitazione.
Informazione, denuncia, consapevolezza, coscienza e lotta sono la forma coerente e pratica di prevenzione!

Coordinamento Lavoratori/trici Autoconvocati (CLA) per l’unità della classe

Viareggio, 29 luglio 2023

Le nostre vite valgono più dei vostri profitti

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Martedì 25 luglio si è sviluppato un grosso incendio in un magazzino della nautica in Darsena a Viareggio… i dipendenti erano appena usciti, quindi non sono rimasti coinvolti dagli effetti dannosi e nocivi delle fiamme.
La stessa sorte non è, purtroppo, toccata ai lavoratori dell’elenco che segue.
Pensate: una strage continua con 14 morti in solo due giorni: 24 e 25 luglio.
Fino al 23 luglio le Vittime sul lavoro erano 512.

513 muore bracciante tunisino per il caldo presso Viterbo mentre raccoglie cocomeri

514 in provincia di La Spezia muore per il caldo, in cucina, Inghemar Torriti, 31 anni, albanese

515 muore cadendo dal 3° piano operaio albanese di 55 anni a Vado Ligure

516 porto di Ancona: muore per il caldo marittimo straniero

517 muore anziano agricoltore trovato esanime per il caldo in provincia di Agrigento

518 provincia di Agrigento: muore in un burrone il pastore Rosario Alaimo, 55 anni

519 in provincia di Cosenza un autotrasportatore è morto nello scontro con un Tir

520 Caserta Raffaello Carrillo, 48 anni, muore in un magazzino per il caldo

521 Agrigento: muore Antonino Burgio, 69 anni, cadendo da un ponteggio del cimitero di Aragona. Ancora lavorava, come il 40% delle vittime di infortuni di quest’anno

522 in provincia di Modena muore mentre pota gli alberi in un condominio

523 nell’Ogliastra, in Sardegna muore per il caldo Gianfranco Incollu, contratto da precario per 6 mesi. Il precariato non riguarda solo i giovani, sono precari tutti i nuovi assunti

524 Taranto: nel porto muore Antonio Bellanova, 31 anni, travolto da un’eco balla

525 in provincia di Torino muore per il caldo il 7° lavoratore, trovato esanime sul camion

526 in provincia di Savona muore cadendo dal 3° piano l’albanese Alfredo N.

526 sono i morti sul lavoro, con quelli in itinere si superano gli 800.

(Elenco a cura di Carlo Soricelli dell’Osservatorio Nazionale di Bologna morti sul lavoro, che ringraziamo)

Coordinamento Lavoratori/Lavoratrici Autoconvocati per l’unità della classe (CLA)
e-mail: coordautoconvocat2019@gmail.com

Viareggio, 27 luglio 2023

Un maggio di sangue operaio

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12 maggio. Novi Ligure. Mentre lavora alla ristrutturazione della facciata dello storico Palazzo Durazzo, Antonio Summa, 37 anni, viene travolto dal crollo di un lucernario in vetro. Le schegge gli recidono l’arteria femorale e per lui non c’è nulla da fare.
13 maggio. Minucciano (Lucca): una morte di sapore “ottocentesco” (peccato che siamo nel 2023…). Un “cavatore” di 55 anni – Ugo Antonio Orsi – viene investito e schiacciato da una grossa lastra di marmo. I compagni di lavoro non sono nemmeno riusciti – a causa del peso – a spostare il blocco.
15 maggio. Suzzara: Maura Marangoni, 59 anni e a qualche mese dal pensionamento, viene colpita alla gola da una lama inceppatasi nella pressa dell’azienda di lattonerie dove la donna lavorava. Maura muore dissanguata in pochi minuti.
17 maggio. Porto di Genova: un operaio di 41 anni viene investito da un carrello. Non perderà la vita ma gli verranno amputate entrambe le gambe.
23 maggio. Mariano del Friuli (Gorizia): Nicolas Nanut, di 30 anni, perde la vita schiacciato da un macchinario su cui stava lavorando.
24 maggio. Monopoli: mentre Vito Germano di 64 anni e Cosimo Lomele di 62 anni stanno lavorando a scavi per le condutture di un nuovo complesso, un costone roccioso si stacca e li travolge.
25 maggio. Trezzano sul Naviglio: Ruman Abdul, 25 anni, muore schiacciato da un pesante macchinario che stava spostando. Era il suo primo giorno di lavoro ed è stato l’ultimo della sua vita.
25 maggio. Bagolino: Daniele Salvini, un boscaiolo di 33 anni, mentre potava alcuni alberi danneggiati viene investito mortalmente da una pianta.
25 maggio. Macherio: mentre lavorava alla costruzione di una piscina, Rosario Frustaci cade dal ponteggio e precipita nella vasca profonda 4 metri. Per recuperare il suo corpo devono intervenire – oltre ai vigili del fuoco – anche membri del Nucleo Speleo Alpino Fluviale.
29 maggio. Capurso (Bari): Pasquale Pipino,un operaio di 58 anni, perde la vita folgorato da una cabina elettrica in cui stava lavorando.
Questa triste lista (con nome e cognomi, perché si tratta di esseri umani e non di numeri di una statistica) del solo mese di maggio si aggiunge alle 196 vittime del profitto già registrate nei primi 3 mesi del 2023, con un aumento del 3,7% rispetto allo stesso periodo 2022.
Sarà che i padroni hanno capito bene quello che la Meloni si era affrettata a dire nei primi giorni del suo governo: “non disturberemo chi vuole fare”. Dove “chi vuole fare” sono i capitalisti che non si fermano davanti a nulla. Bisogna dire che anche i governi precedenti, visto il numero di morti operaie che ogni anno sfiora i 1.500, non li hanno “disturbati” più di tanto.
Di leggi contro le morti sul lavoro il nostro Codice è pieno. Alcuni sindacati di base ne propongono un’altra (reato di omicidio e lesioni sul lavoro). I sindacati confederali, ad ogni mattanza, vogliono aprire tavoli di confronto con quei padroni a cui da decine di anni viene garantita l’impunità (e quindi di cosa vogliono discutere?). Quanti imprenditori sono stati condannati? Praticamente impossibile saperlo (sarà che la risposta forse è “nessuno”?).
Ormai ci mancano le parole (e anche le lacrime).
Resta la rabbia contro un sistema barbaro – il capitalismo – che mette il profitto davanti alla vita umana, e la coscienza che o i lavoratori si organizzano senza delegare ad altri (leggi, sindacati confederali ecc. ecc.) la difesa della loro vita o la strage non si fermerà.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

Sesto S. Giovanni, 30.5.2023

Solidarietà con Adele

Una vergognosa sentenza

Genova. Per il crollo della ‘Torre piloti’ del 7 maggio 2013 tutti assolti; totalmente ribaltata la sentenza di 1° grado! Cancellate le 7 condanne di 1° grado per la collocazione della struttura distrutta dalla collisione della nave ‘Jolly Nero’, della compagnia Messina, che causò 9 Vittime (6 militari e 3 civili).
Assoluzione per Angrisano, ex comandante della Capitaneria di porto e poi comandante generale delle Capitanerie di porto. In 1° grado il numero uno del più importante porto italiano era stato condannato a 3 anni nel processo sulla collocazione e costruzione della Torre.
Procedimento nato su iniziativa, per la volontà e la caparbietà di Adele Chiello, madre di Giuseppe Tusa, una delle Vittime; la madre coraggio si era opposta alla richiesta di archiviazione, sostenendo l’evidente pericolosità dell’ubicazione.
Una delegazione di familiari della strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009 “Il Mondo che vorrei” e di Assemblea 29 giugno è stata presente alla sentenza d’appello a Genova in solidarietà ai familiari delle 9 Vittime e per sostenere Adele che, anche a seguito di questa vergognosa sentenza, ha legittimamente fatto sentire la sua voce, il suo grido di dolore e la sua protesta, contro un verdetto che calpesta di nuovo la vita di suo figlio Giuseppe e delle altre 8 vittime.

NON OSATE CHIAMARLA GIUSTIZIA

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Comunicato stampa

Il Tribunale d’appello di Genova ha appena assolto gli imputati per il crollo della Torre Piloti avvenuto a Genova il 7 maggio 2013, quando il portacontainer Jolly Nero di proprietà della compagnia Messina abbatté durante una manovra la torre. Morirono 9 persone, tra cui Giuseppe Tusa – 30 anni – grazie alla cui madre si era aperto il processo per omicidio colposo plurimo.
Adele Chiello Tusa da allora ha lottato per avere verità e giustizia per suo figlio e per tutte le altre vittime, prima contro la Procura che aveva richiesto l’archiviazione, poi presentando un corposo dossier dove si metteva in discussione non solo la leggerezza nell’aver costruito la torre in un punto assolutamente non idoneo e poi la leggerezza e le omissioni in materia di prevenzione, le false certificazioni del Rina e tutte le menzogne che siamo purtroppo abituati ad ascoltare.
Oggi Adele ha gridato la verità in Tribunale: “Erano poveri lavoratori uccisi mentre facevano il loro dovere, i superiori dovevano proteggerli, questa è un’ingiustizia”. La verità che tutti coloro che hanno “osato” portare in tribunale i potenti hanno dovuto gridare davanti alle assoluzioni degli stragisti, fossero essi padroni privati, pubblici o vertici dello Stato.
Così è successo per i morti di amianto a Sesto S.Giovanni con la strage dei lavoratori della Breda, della Falck, della Pirelli, a Casale Monferrato, a Broni, a Taranto, a Milano per quelli dell’Alfa Romeo e della Scala, per i 1.500 morti sul lavoro ogni anno; così è successo per la strage ferroviaria di Viareggio, per il terremoto dell’Aquila… solo per ricordare alcune vicende.
Una scia di sangue che da anni , da un capo all’altro, attraversa il nostro paese. Migliaia di lavoratori e cittadini uccisi dal profitto senza che nessuno dei responsabili debba mai pagare. Migliaia di vittime che rappresentano il costo del profitto e che ci dicono quanto vale per i capitalisti e per il loro Stato la nostra vita.
Non chiamatela “giustizia”, come se questa fosse una parola neutra; non lo è.
Questa è giustizia di classe, per quella classe – i padroni e lo Stato che è loro strumento – che, certa dell’impunità garantitale dai tribunali prosegue senza tregua ad ammassare profitti sulla pelle di lavoratori e cittadini.
Oggi abbracciamo Adele e tutti i familiari delle vittime delle stragi.
Ma ribadiamo che vogliamo giustizia e non ci fermeremo finché non l’avremo ottenuta: nelle strade, nelle piazze, sui luoghi di lavoro e anche nei tribunali. Non ci piegheranno.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

Sesto S.Giovanni, 10.3.2023

SOLIDARIETÀ AL LAVORATORE INFORTUNATO ALLA ‘OVERMARINE’

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Viareggio

Viareggio. Non conosciamo gli aspetti particolari, neanche il nome del lavoratore. Abbiamo avuto notizia che ha subìto un infortunio alla ‘Overmarine’, presso i cantieri navali di Viareggio, e che a causa di questo si è resa necessaria un’operazione per una frattura scomposta.
Ma quello che invece sappiamo con certezza è che fa parte di quella schiera di lavoratori e lavoratrici che subiscono infortuni o malattie invalidanti a causa del lavoro.
Nei primi 6 mesi del 2022 (dati Inail, ovvero per difetto), le denunce totali di infortunio sono state 382.288 (+ 43,3% rispetto ai primi 6 mesi 2021); le patologie professionali 31.085 (+17,7%).
Gli infortuni mortali, escludendo quelli a causa del ‘Covid-19’, sono passati da 171 nel 2021 a 452 nel 2022 (+164%).
Solo ieri, 14 novembre, a Trivolzio, nel Pavese, una gru è crollata in un cantiere, travolgendo due operai, in ospedale in condizioni gravissime.
Chi si appella alla fortuna o alla sfortuna, come chi ripete incessantemente che gli incidenti a causa del lavoro sono una fatalità, vuole solo fare accettare l’ennesimo infortunio, non indicando le cause nell’organizzazione del lavoro come è, nello sfruttamento dei lavoratori, dai più anziani, ai giovani precari.
I numeri parlano chiaro, e in Toscana sono impressionanti quelli degli over ’70, come quelli dei giovanissimi dai 15 ai 24 anni.
Ci sentiamo in dovere di dire che c’è urgenza di lotta, di unità, della più ampia e diffusa solidarietà.
Siamo vicini al lavoratore, alla sua famiglia, ai suoi colleghi e colleghe. Lo siamo nel modo speciale di chi, dopo la strage ferroviaria alla stazione di Viareggio del 29 giugno 2009 che ha provocato 32 Vittime e feriti gravissimi, è impegnato da oltre 13 anni in una lotta per la verità, la giustizia e, soprattutto, la sicurezza perché non abbia a ripetersi.

– Associazione dei familiari “Il Mondo che vorrei”

– Coordinamento Lavoratori/Lavoratrici autoconvocati (CLA)

15 novembre 2022