Disastro ferroviario di Pioltello:

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

una sola condanna a 5 anni. Assolti Rfi e 7 imputati.
Sentenza vergognosa!

Nell’incidente, avvenuto il 25 gennaio 2018, tre donne persero la vita e un centinaio di viaggiatori rimasero ferite.
La sentenza di 1° grado di Pioltello è, a dir poco, vergognosamente disarmante!
Assoluzione di 7 imputati e unica condanna al capo manutentore: l’ennesimo capro espiatorio! Come se, per la strage ferroviaria di Viareggio, avessero condannato chi ha eseguito l’esame all’assile in 10 minuti con strumenti obsoleti!Quell’assile della sala montata era criccato da tempo, da molto tempo, ma l’organizzazione del lavoro era, ed è, predisposta, al solo fine del risparmio, in barba alla sicurezza. Il sistema organizzativo del lavoro è deciso dai vertici, nella fattispecie, da quelli delle ferrovie.
Ancora una volta le ferrovie, in specifico Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) ha preferito non adottare misure idonee e adeguate a garantire la sicurezza di viaggiatori e pendolari subordinando la loro vita alle leggi del vil danaro ovvero del profitto.
A Pioltello avevano due stade da seguire: o limitare la velocità del treno pendolare a 30 km/h anziché farlo viaggiare a 120-130 km/h oppure intervenire in tempo reale con il personale della manutenzione. La prima non rientra nelle loro ‘corde vocali’ ovvero orarie, la seconda necessita di personale che non c’è, soprattutto, in occasione di interventi straordinari. Hanno deciso di seguire la terza via: quella che si affida alla buona sorte che stavolta ha provocato la perdita di tre vite umane con decine di feriti.
Come Associazione dei familiari delle 32 Vittime della strage di Viareggio, siamo sgomenti e indignati di fronte a questa sentenza, brutta copia di tante altre ma non fotocopia di quella di Viareggio: 15 anni infiniti di iter processuale … ma uno straccio di giustizia lo abbiamo strappato! Prezioso perché, per la prima volta in Italia, sono stati condannati Amministratori delegati, presidenti e manager, delle società responsabili, tra cui le figure apicali dell’azienda di Stato (FSI)!
Ogni giorno, in ferrovia, accadono incidenti, guasti, criticità: la dimostrazione che il sistema non funziona, c’è tanto, troppo che non va, c’è la logica e la legge della produttività, del mercato e del profitto, che cancellano la salute e la sicurezza dei ferrovieri, degli operai delle ditte, dei viaggiatori, dei pendolari. Per Viareggio, così è stato, persino di uomini e donne, ragazze e bambini, che riposavano nelle proprie abitazioni.
Ai familiari delle Vittime e ai feriti la nostra solidarietà e l’augurio che abbiano forza e coraggio per superare anche i momenti difficili delle aule dei tribunali, un percorso lungo e devastante, che aggrava l’immenso dolore per la perdita dei nostri cari.

Associazione “Il Mondo che vorrei” (familiari delle 32 Vittime, 29 giugno 2009)

Viareggio, 27 febbraio 2025

Per il 17° anniversario della strage operaia

Riceviamo e volentieri rilanciamo

alla ThyssenKrupp di Torino

Il prossimo 6 dicembre, come ogni anno, saremo a Torino per il 17° anniversario della strage alla ThyssenKrupp, dove morirono bruciati  7 operai.
Saremo lì per essere accanto, con affetto, alle mamme e ai familiari; ma anche perché questa strage è stata per noi un grande insegnamento: ha mostrato che condannare gli operai a lavorare in certe condizioni (ormai generalizzate) porta inevitabilmente, prima o poi, all’incidente, alla morte, alla strage. Quello che non si sa è quando esattamente accadrà e a chi toccherà.
Questo ha significato accrescere la consapevolezza (pensiamo alle migliaia di morti da amianto! O al crollo del Ponte Morandi a Genova, o ai 5 operai travolti dal treno a Brandizzo, proprio presso Torino…) che il profitto è il motore di questa società, che siamo nelle mani di chi sa, e sa anche troppo bene che lavoratori e lavoratrici, in tali condizioni, non hanno scampo e tuttavia le lasciano verificare: questa azione si chiama ASSASSINIO.
Per questo affermiamo e ripetiamo che nessuna strage va dimenticata e che ognuna di esse è legata alle altre.
Invitiamo ad unirsi ai familiari degli operai della Thyssen insieme a noi: venerdì 6 dicembre alle 10 a Torino, al Memoriale, Cimitero monumentale, Corso regio Parco.

Associazione dei familiari “Il mondo che vorrei

Assemblea 29 giugno

18 novembre 2024

Chi muore e chi è licenziato per evitare che si muoia

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

12 novembre, incidente sul lavoro: muore l’operaio Luca Cavati, di 69 anni (sessantanove!), nella cartiera ‘Modesto Cardella’ di San Pietro a Vico (Lu), travolto da un carrello elevatore, mentre stava attraversando il piazzale.
14 novembre, l’operaio David del Nuovo Pignone (oggi ‘Baker Hughes’) di Massa viene licenziato. Sciopero spontaneo, con un’adesione quasi totale della fabbrica e delle ditte esterne, al termine dell’assemblea convocata dalle Rsu per protestare contro il licenziamento.
15 novembre, nuovo sciopero di 4 ore, con adesione quasi totale, e presidio e striscioni ai cancelli della fabbrica.
Rsu e Fim-Fiom-Uilm giovedì 21 e venerdì 22 novembre hanno proclamato un’ora di assemblea e un’ora di sciopero, l’ultima di ogni turno.
L’operaio licenziato (responsabile di manovra) stava manovrando un mezzo pesante sul piazzale e pretendeva la sicurezza da parte di alcuni operai di una ditta, che lavoravano nei dintorni del mezzo. Il diverbio con il capo-ditta, che doveva rispettare la produzione, è all’origine ovvero la causa del licenziamento.
Produttività e profitto non si devono mai subordinare a sicurezza e salute. Questa, la criminale filosofia padronale.
Siamo di fronte a un’azienda che straparla di sicurezza, fino a formalizzarla nel Codice etico aziendale; la realtà è: chi la rivendica coerentemente e concretamente viene licenziato.
Riflessione: se non vi fosse stata l’azione forte ed energica dell’operaio addetto alla manovra, avrebbe potuto ripetersi quanto accaduto all’operaio Luca Cavati nella cartiera?!
Se ti sottometti alla logica del profitto rischi la vita, se lotti per tutelare vita e salute vieni licenziato.

Coordinamento 12 ottobre – Familiari della strage ferroviaria di Viareggio e del crollo della Torre Piloti di Genova; – Coordinamento Lavoratori/trici Autoconvocati/e (CLA); – Assemblea 29 giugno; – Cub-Trasporti; – Sindacato Generale di Base (SGB); – SolCobas; – Cobas Lavoro Privato; – Attivisti, delegati, Rls di sindacati di base, del Coordinamento Macchinisti Cargo (CMC), delle aree di alternativa/opposizione in Cgil “Radici del sindacato” e “Rete 25 Aprile” Basilicata

23 novembre 2024

Siamo qui, oggi, con voi…

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Assemblea 29 giugno è mobilitata da quasi 15 anni per la strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009 (32 morti, feriti gravissimi, un territorio distrutto). Siamo al presidio-assemblea per esprimere la solidarietà ai familiari delle Vittime, agli operai feriti nel crollo all’‘Esselunga’ il 16 febbraio scorso, per essere a fianco di chi lotta.
Un mese fa la strage operaia; ogni giorno uno stillicidio di vittime sul lavoro e da lavoro, perché si lavora e si vive in una società dove chi detta i tempi sulle condizioni di lavoro, ha la forza e la spudoratezza di imporre una politica di abbandono su sicurezza e salute, di subordinare diritti essenziali e vitali al mercato, a logiche di competitività e produttività, alla legge del profitto.

Le morti all’‘Esselunga’ non hanno niente a che fare né con il caso, né con la cattiva sorte, e sono distanti anni luce dal cosiddetto ‘errore umano’. Condizioni di lavoro e tempi imposti, materiale utilizzato scadente per risparmiare, turni e ritmi impossibili, viaggi e trasferimenti estenuanti, bassi salari, sono alla base dello sfruttamento e dell’oppressione, sono le vere e uniche cause di simili tragedie.
L’esperienza di Viareggio insegna che ogni organismo che si costituisce (assemblea, coordinamento o comitato) nel condurre la battaglia, deve avere una propria autonomia e indipendenza, deve battersi affinché ogni strage, industriale o ambientale, non sia dimenticata, non resti impunita. Oltre al fatto di lottare permanentemente e sistematicamente per la sicurezza e la salute, forti dei requisiti del movimento operaio e sindacale: la solidarietà, l’unità, la lotta, l’organizzazione, la mobilitazione.Rivendicare condizioni di lavoro dignitose sotto ogni punto di vista, pretendere che indagati/imputati siano quelli ‘giusti’: i veri responsabili della tragedia; dall’Esselunga alle ditte di appalto e subappalto, da chi doveva controllare e vigilare alle autorità preposte che, anche stavolta, si sono mostrate latitanti e/o compiacenti.Questi soggetti, padronali, istituzionali e di Stato, non possono e non debbono continuare a farla franca.

Siamo a disposizione PER:

  • trasmettere e socializzare la nostra esperienza;
  • contribuire all’organizzazione della lotta e della mobilitazione.

L’unità fa la forza, la lotta fa la differenza!

Assemblea 29 giugno aderente al Coordinamento 12 ottobre [Al Coordinamento, costituito nella giornata del 12 ottobre 2023 a Bologna, partecipano familiari di stragi, associazioni e comitati, realtà e attivisti sindacali]

Firenze, 16 marzo 2024

Non si può morire di lavoro!

Comunicato di Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

In una società borghese ovvero in un regime capitalista si muore di lavoro! È drammaticamente accertato e… sperimentato.
Ancora una strage sul lavoro, a Firenze, nel cantiere edile dove l’Esselunga costruisce un nuovo supermercato: 5 morti e 3 feriti gravi. Non è un evento casuale, una fatalità, un errore umano e, malauguratamente, neppure un caso isolato: dall’inizio del 2024 si contano già 197 infortuni mortali, con quelli in itinere, ed è del 30 agosto scorso la strage operaia di Brandizzo, con altri 5 lavoratori straziati sui binari.
Lavori in appalto e subappalto, dove vige il massimo ribasso per i salari e la sicurezza degli operai; il massimo profitto delle imprese, sfruttando anche lavoratori stranieri e imponendo loro orari, turni e ritmi micidiali, l’utilizzo di materiali scadenti, l’assenza di controlli. Padroni senza “lacci e lacciuoli”, con mani libere grazie alla sudditanza dei loro comitati d’affari, cioè dei governi. L’ulteriore liberalizzazione di appalti e subappalti del governo Meloni, provocherà aumento di infortuni e omicidi sul lavoro.
Il solito rituale e ipocrita “basta”, l’apertura di inchieste, i cordogli istituzionali, le lacrime di coccodrillo, i minuti di silenzio, per vite spezzate che non meritano gli onori destinati, invece, a chi viene impiegato in missioni sedicenti “umanitarie”.
BASTA sì! Ma con il capitalismo che uccide e non solo nei luoghi di lavoro. A ogni incidente di tale gravità, 2 o 4 ore di sciopero sono le prime risposte spontanee ma importanti. Un sindacato quale la Cgil, preferisce limitarsi a 2 ore di sciopero, senza disturbare l’economia, anziché mobilitare le categorie a livello nazionale, pur avendone la forza, per lo sciopero generale adeguato alla gravità della situazione su questioni vitali come ‘salute e sicurezza’. Se il sindacato non rappresenta, come dovrebbe, gli interessi delle classi lavoratrici, deve essere compito di queste unirsi, organizzarsi e mobilitarsi, senza alcuna delega e lottare per prevenire e impedire le morti sul lavoro e da lavoro.
La sicurezza, la salute e l’ambiente, sono centrali nelle rivendicazioni e nelle vertenze di tutte le categorie attraverso un lavoro metodico e permanente contro padronato, sistema di sfruttamento e Stato che, attraverso i tribunali, giustifica il sistema assolvendo o, addirittura, neppure processando i responsabili di simili mattanze.
Dobbiamo essere radicali, cioè andare alla radice del problema! Il problema è il regime capitalista, la soluzione è la trasformazione dell’attuale formazione economico-sociale in un altro sistema sociale che cancella sfruttamento e oppressione: il socialismo. Per questo, c’è bisogno dei comunisti organizzati per trasformare le lotte di difesa, di resistenza, rivendicative, in lotta per il socialismo.

Firenze, 19 febbraio 2024

UNA GIORNATA DA RICORDARE: per la sentenza, la partecipazione, la solidarietà

Comunicato Coordinamento 12 ottobre

Lunedì 15 gennaio: l’udienza di Cassazione-bis (5° grado) per il processo sul disastro ferroviario di Viareggio del 29 giugno 2009
Alle ore 20.45, dopo l’udienza in un’aula angusta e lunghe ore di attesa, la sentenza: respinti i ricorsi degli imputati/condannati che, se accolti, avrebbero indotto alla sospensione del processo e alla prescrizione anche del “disastro ferroviario”, unico reato ancora sussistente, gli altri già prescritti. Sono state “confermate tutte le responsabilità penali e civili già accertate”. Sono colpevoli non ancora condannati definitivamente, tranne uno. Infatti, la Corte ha rimandato, pilatescamente, a un appello-ter per la rideterminazione delle pene di Moretti, Elia e degli altri 10 imputati, permettendo loro di usufruire di attenuanti generiche con riduzione di pena fino a un terzo che potrebbe ridurre le condanne al di sotto dei 4 anni: escamotage per evitare arresti e carcere.
Le porte del carcere si sono aperte, invece, per Soprano, ex AD di Trenitalia, per la conferma della condanna a 4 anni, 2 mesi e 20 giorni.
In questi anni di processo, grazie alla prescrizione e alle sentenze, come quella di Cassazione (08 gennaio ‘21), sono stati cancellati reati quali “l’incidente sul lavoro”, incendio colposo, lesioni gravissime, omicidio colposo. SOLO la straordinaria mobilitazione popolare, senza tregua, in questi 14 anni e mezzo, ha costretto la magistratura a tenere “lorsignori” sul banco degli imputati e a riconoscere e confermare, per la prima volta, le responsabilità e le condanne di dirigenti e vertici delle società, italiane e straniere.
Lunedì, si è tenuto, davanti alla Cassazione, un presidìo-assemblea, con numerosi interventi dei partecipanti. In diversi sono rimasti fino a tardi, alcuni fino alla sentenza.
Grazie, anche da parte dei familiari, ai tanti presenti: alle realtà sindacali (Cub, Sgb, Cobas Lavoro Privato, Usi), al Coordinamento Macchinisti Cargo (CMC), ad Assemblea 29 giugno, alla Cassa di solidarietà tra ferrovieri, a Medicina democratica, al Coordinamento lavoratori/trici autoconvocati (CLA), al Comitato sanità pubblica Versilia-Massa-Carrara, ad Adele, madre di Giuseppe, vittima del crollo della Torre piloti a Genova, a ferrovieri e ferroviere (giunti anche dalla Calabria), a cittadini e cittadine, a lavoratori e lavoratrici.
Grazie per la solidarietà ai familiari che in questi anni l’hanno concretamente mostrata ai familiari di altre stragi, a quelli di chi è morto sul lavoro, a quanti lottano, consapevoli che la sicurezza è, prima di tutto, nelle mani di lavoratori e lavoratrici.
Necessario a non dimenticare, insieme alle vittime di stragi ambientali e industriali, i lavoratori e le lavoratrici morti in nome del profitto. Necessario contro prescrizioni e impunità, vergognosamente dispensate da una giurisprudenza consolidata.
L’impegno di chi ha promosso la giornata è estendere la solidarietà, l’unità, la mobilitazione, per aumentare le nostre forze e dare nuovo slancio alla lotta contro queste morti, alimentate e provocate da sfruttamento, precarietà, condizioni di lavoro, licenziamenti, repressione.
18 gennaio 2024

Coordinamento 12 ottobre

Sulla strage di Viareggio dai lavoratori ex GKN

L’avete mai visto un mare di fiamme, un vostro caro morire bruciato o per le troppe ustioni magari dopo 42 giorni di sofferenza? Lo conoscete voi l’odore di plastica, ferro, persone, animali bruciati? La tortura di sette gradi di giudizio che si concludono e però non si concludono?
Viareggio lo sa. I familiari della strage di Viareggio lo sanno. E nonostante il dolore che hanno subito atterrerebbe chiunque di noi per dieci vite consecutive, hanno continuato a stare in piedi.
Ad esempio, non hanno mai mancato una volta la propria presenza nelle nostre iniziative. Come a rimarcare che la giustizia cerca giustizia. E che chi cerca giustizia per una strage cerca giustizia sociale. Come a rimarcare che questo è un paese che sa come chiudere, insabbiare, raggirare, mandare per le lunghe, trasformare la più clamorosa violenza in una qualsiasi “banalità”. Una qualsiasi banalità del male.
32 morti, 14 anni e 250 udienze. Eppure, sulla strage di Viareggio non è stata ancora messa la parola fine. Per la seconda volta, la cassazione ha confermato le condanne degli imputati, tra cui l’ex ad di Rfi Mauro Moretti.
Ma si dovrà ancora andare in appello per determinare la pena. La condanna senza pena.
E così la strage di Viareggio rischia di diventare l’ennesima, un’altra delle centinaia di stragi impunite in questo paese. Casi diversi, contesti diversi, da Ustica alla Moby Prince. Ma sempre accomunati da una cosa: loro sono impuniti.
E del resto perché il potere ha questo bisogno di coltivare la propria impunità, se non perché sa che accadrà di nuovo? Perché deve garantire l’impunità ai propri pupazzi se non perché continuerà ad averne bisogno?
Allarmi dei lavoratori sull’inefficienza dei controlli di sicurezza inascoltati, le pene in questi 14 anni costantemente ridotte, non riconosciuta l’aggravante dell’incidente sul lavoro: “che brutto Paese il nostro” hanno detto ieri alcuni familiari delle vittime nel commentare la Cassazione.
Sì, eppure in questo brutto paese, noi abbiamo visto la dignità. Tanta, consapevole, eroica, strabordante. Ma non sta in alto. È tutta quaggiù, tra la nostra classe, tra la nostra gente.

#insorgiamo

16 anni fa nella città operaia di A. Gramsci, dei Consigli, della Fiat

Riceviano e volentieri pubblichiamo

Torino. Nella notte fra 5 e 6 dicembre 2007 sette operai dello stabilimento Thyssen Krupp morirono investiti da una fuoriuscita di olio bollente in pressione che aveva preso fuoco.
I loro nomi: Antonio Schiavone, Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino.
Una delegazione di familiari di Viareggio dell’Associazione “Il Mondo che vorrei” e di ‘Assemblea 29 giugno’, come ogni anno, anche oggi partecipa alla commemorazione assieme alle mamme e ai familiari dei 7 operai.
A Torino e a Viareggio le 39 Vittime hanno avuto la stessa sorte: bruciate vive; i condannati per la Thyssen e, fino al 4° grado, per Viareggio sono tedeschi (7 su 13).In Germania i condannati per reati gravissimi compiuti nel nostro paese, godono ottima salute da ogni punto di vista, in particolare da quello sulla detenzione. Sarà così anche per Viareggio?!
“Noi non dimentichiamo!” L’impegno contro le morti sul lavoro e da lavoro, per la sicurezza, la salute e l’ambiente… deve essere permanente, sistematico, quotidiano.