Da Firenze
riceviamo e volentieri pubblichiamo
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Assemblea 29 giugno è mobilitata da quasi 15 anni per la strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009 (32 morti, feriti gravissimi, un territorio distrutto). Siamo al presidio-assemblea per esprimere la solidarietà ai familiari delle Vittime, agli operai feriti nel crollo all’‘Esselunga’ il 16 febbraio scorso, per essere a fianco di chi lotta.
Un mese fa la strage operaia; ogni giorno uno stillicidio di vittime sul lavoro e da lavoro, perché si lavora e si vive in una società dove chi detta i tempi sulle condizioni di lavoro, ha la forza e la spudoratezza di imporre una politica di abbandono su sicurezza e salute, di subordinare diritti essenziali e vitali al mercato, a logiche di competitività e produttività, alla legge del profitto.
Le morti all’‘Esselunga’ non hanno niente a che fare né con il caso, né con la cattiva sorte, e sono distanti anni luce dal cosiddetto ‘errore umano’. Condizioni di lavoro e tempi imposti, materiale utilizzato scadente per risparmiare, turni e ritmi impossibili, viaggi e trasferimenti estenuanti, bassi salari, sono alla base dello sfruttamento e dell’oppressione, sono le vere e uniche cause di simili tragedie.
L’esperienza di Viareggio insegna che ogni organismo che si costituisce (assemblea, coordinamento o comitato) nel condurre la battaglia, deve avere una propria autonomia e indipendenza, deve battersi affinché ogni strage, industriale o ambientale, non sia dimenticata, non resti impunita. Oltre al fatto di lottare permanentemente e sistematicamente per la sicurezza e la salute, forti dei requisiti del movimento operaio e sindacale: la solidarietà, l’unità, la lotta, l’organizzazione, la mobilitazione.Rivendicare condizioni di lavoro dignitose sotto ogni punto di vista, pretendere che indagati/imputati siano quelli ‘giusti’: i veri responsabili della tragedia; dall’Esselunga alle ditte di appalto e subappalto, da chi doveva controllare e vigilare alle autorità preposte che, anche stavolta, si sono mostrate latitanti e/o compiacenti.Questi soggetti, padronali, istituzionali e di Stato, non possono e non debbono continuare a farla franca.
Siamo a disposizione PER:
L’unità fa la forza, la lotta fa la differenza!
Assemblea 29 giugno aderente al Coordinamento 12 ottobre [Al Coordinamento, costituito nella giornata del 12 ottobre 2023 a Bologna, partecipano familiari di stragi, associazioni e comitati, realtà e attivisti sindacali]
Firenze, 16 marzo 2024

Comunicato di Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)
In una società borghese ovvero in un regime capitalista si muore di lavoro! È drammaticamente accertato e… sperimentato.
Ancora una strage sul lavoro, a Firenze, nel cantiere edile dove l’Esselunga costruisce un nuovo supermercato: 5 morti e 3 feriti gravi. Non è un evento casuale, una fatalità, un errore umano e, malauguratamente, neppure un caso isolato: dall’inizio del 2024 si contano già 197 infortuni mortali, con quelli in itinere, ed è del 30 agosto scorso la strage operaia di Brandizzo, con altri 5 lavoratori straziati sui binari.
Lavori in appalto e subappalto, dove vige il massimo ribasso per i salari e la sicurezza degli operai; il massimo profitto delle imprese, sfruttando anche lavoratori stranieri e imponendo loro orari, turni e ritmi micidiali, l’utilizzo di materiali scadenti, l’assenza di controlli. Padroni senza “lacci e lacciuoli”, con mani libere grazie alla sudditanza dei loro comitati d’affari, cioè dei governi. L’ulteriore liberalizzazione di appalti e subappalti del governo Meloni, provocherà aumento di infortuni e omicidi sul lavoro.
Il solito rituale e ipocrita “basta”, l’apertura di inchieste, i cordogli istituzionali, le lacrime di coccodrillo, i minuti di silenzio, per vite spezzate che non meritano gli onori destinati, invece, a chi viene impiegato in missioni sedicenti “umanitarie”.
BASTA sì! Ma con il capitalismo che uccide e non solo nei luoghi di lavoro. A ogni incidente di tale gravità, 2 o 4 ore di sciopero sono le prime risposte spontanee ma importanti. Un sindacato quale la Cgil, preferisce limitarsi a 2 ore di sciopero, senza disturbare l’economia, anziché mobilitare le categorie a livello nazionale, pur avendone la forza, per lo sciopero generale adeguato alla gravità della situazione su questioni vitali come ‘salute e sicurezza’. Se il sindacato non rappresenta, come dovrebbe, gli interessi delle classi lavoratrici, deve essere compito di queste unirsi, organizzarsi e mobilitarsi, senza alcuna delega e lottare per prevenire e impedire le morti sul lavoro e da lavoro.
La sicurezza, la salute e l’ambiente, sono centrali nelle rivendicazioni e nelle vertenze di tutte le categorie attraverso un lavoro metodico e permanente contro padronato, sistema di sfruttamento e Stato che, attraverso i tribunali, giustifica il sistema assolvendo o, addirittura, neppure processando i responsabili di simili mattanze.
Dobbiamo essere radicali, cioè andare alla radice del problema! Il problema è il regime capitalista, la soluzione è la trasformazione dell’attuale formazione economico-sociale in un altro sistema sociale che cancella sfruttamento e oppressione: il socialismo. Per questo, c’è bisogno dei comunisti organizzati per trasformare le lotte di difesa, di resistenza, rivendicative, in lotta per il socialismo.
Firenze, 19 febbraio 2024
Comunicato Coordinamento 12 ottobre

Lunedì 15 gennaio: l’udienza di Cassazione-bis (5° grado) per il processo sul disastro ferroviario di Viareggio del 29 giugno 2009
Alle ore 20.45, dopo l’udienza in un’aula angusta e lunghe ore di attesa, la sentenza: respinti i ricorsi degli imputati/condannati che, se accolti, avrebbero indotto alla sospensione del processo e alla prescrizione anche del “disastro ferroviario”, unico reato ancora sussistente, gli altri già prescritti. Sono state “confermate tutte le responsabilità penali e civili già accertate”. Sono colpevoli non ancora condannati definitivamente, tranne uno. Infatti, la Corte ha rimandato, pilatescamente, a un appello-ter per la rideterminazione delle pene di Moretti, Elia e degli altri 10 imputati, permettendo loro di usufruire di attenuanti generiche con riduzione di pena fino a un terzo che potrebbe ridurre le condanne al di sotto dei 4 anni: escamotage per evitare arresti e carcere.
Le porte del carcere si sono aperte, invece, per Soprano, ex AD di Trenitalia, per la conferma della condanna a 4 anni, 2 mesi e 20 giorni.
In questi anni di processo, grazie alla prescrizione e alle sentenze, come quella di Cassazione (08 gennaio ‘21), sono stati cancellati reati quali “l’incidente sul lavoro”, incendio colposo, lesioni gravissime, omicidio colposo. SOLO la straordinaria mobilitazione popolare, senza tregua, in questi 14 anni e mezzo, ha costretto la magistratura a tenere “lorsignori” sul banco degli imputati e a riconoscere e confermare, per la prima volta, le responsabilità e le condanne di dirigenti e vertici delle società, italiane e straniere.
Lunedì, si è tenuto, davanti alla Cassazione, un presidìo-assemblea, con numerosi interventi dei partecipanti. In diversi sono rimasti fino a tardi, alcuni fino alla sentenza.
Grazie, anche da parte dei familiari, ai tanti presenti: alle realtà sindacali (Cub, Sgb, Cobas Lavoro Privato, Usi), al Coordinamento Macchinisti Cargo (CMC), ad Assemblea 29 giugno, alla Cassa di solidarietà tra ferrovieri, a Medicina democratica, al Coordinamento lavoratori/trici autoconvocati (CLA), al Comitato sanità pubblica Versilia-Massa-Carrara, ad Adele, madre di Giuseppe, vittima del crollo della Torre piloti a Genova, a ferrovieri e ferroviere (giunti anche dalla Calabria), a cittadini e cittadine, a lavoratori e lavoratrici.
Grazie per la solidarietà ai familiari che in questi anni l’hanno concretamente mostrata ai familiari di altre stragi, a quelli di chi è morto sul lavoro, a quanti lottano, consapevoli che la sicurezza è, prima di tutto, nelle mani di lavoratori e lavoratrici.
Necessario a non dimenticare, insieme alle vittime di stragi ambientali e industriali, i lavoratori e le lavoratrici morti in nome del profitto. Necessario contro prescrizioni e impunità, vergognosamente dispensate da una giurisprudenza consolidata.
L’impegno di chi ha promosso la giornata è estendere la solidarietà, l’unità, la mobilitazione, per aumentare le nostre forze e dare nuovo slancio alla lotta contro queste morti, alimentate e provocate da sfruttamento, precarietà, condizioni di lavoro, licenziamenti, repressione.
18 gennaio 2024
Coordinamento 12 ottobre

L’avete mai visto un mare di fiamme, un vostro caro morire bruciato o per le troppe ustioni magari dopo 42 giorni di sofferenza? Lo conoscete voi l’odore di plastica, ferro, persone, animali bruciati? La tortura di sette gradi di giudizio che si concludono e però non si concludono?
Viareggio lo sa. I familiari della strage di Viareggio lo sanno. E nonostante il dolore che hanno subito atterrerebbe chiunque di noi per dieci vite consecutive, hanno continuato a stare in piedi.
Ad esempio, non hanno mai mancato una volta la propria presenza nelle nostre iniziative. Come a rimarcare che la giustizia cerca giustizia. E che chi cerca giustizia per una strage cerca giustizia sociale. Come a rimarcare che questo è un paese che sa come chiudere, insabbiare, raggirare, mandare per le lunghe, trasformare la più clamorosa violenza in una qualsiasi “banalità”. Una qualsiasi banalità del male.
32 morti, 14 anni e 250 udienze. Eppure, sulla strage di Viareggio non è stata ancora messa la parola fine. Per la seconda volta, la cassazione ha confermato le condanne degli imputati, tra cui l’ex ad di Rfi Mauro Moretti.
Ma si dovrà ancora andare in appello per determinare la pena. La condanna senza pena.
E così la strage di Viareggio rischia di diventare l’ennesima, un’altra delle centinaia di stragi impunite in questo paese. Casi diversi, contesti diversi, da Ustica alla Moby Prince. Ma sempre accomunati da una cosa: loro sono impuniti.
E del resto perché il potere ha questo bisogno di coltivare la propria impunità, se non perché sa che accadrà di nuovo? Perché deve garantire l’impunità ai propri pupazzi se non perché continuerà ad averne bisogno?
Allarmi dei lavoratori sull’inefficienza dei controlli di sicurezza inascoltati, le pene in questi 14 anni costantemente ridotte, non riconosciuta l’aggravante dell’incidente sul lavoro: “che brutto Paese il nostro” hanno detto ieri alcuni familiari delle vittime nel commentare la Cassazione.
Sì, eppure in questo brutto paese, noi abbiamo visto la dignità. Tanta, consapevole, eroica, strabordante. Ma non sta in alto. È tutta quaggiù, tra la nostra classe, tra la nostra gente.
#insorgiamo
Riceviano e volentieri pubblichiamo

Torino. Nella notte fra 5 e 6 dicembre 2007 sette operai dello stabilimento Thyssen Krupp morirono investiti da una fuoriuscita di olio bollente in pressione che aveva preso fuoco.
I loro nomi: Antonio Schiavone, Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino.
Una delegazione di familiari di Viareggio dell’Associazione “Il Mondo che vorrei” e di ‘Assemblea 29 giugno’, come ogni anno, anche oggi partecipa alla commemorazione assieme alle mamme e ai familiari dei 7 operai.
A Torino e a Viareggio le 39 Vittime hanno avuto la stessa sorte: bruciate vive; i condannati per la Thyssen e, fino al 4° grado, per Viareggio sono tedeschi (7 su 13).In Germania i condannati per reati gravissimi compiuti nel nostro paese, godono ottima salute da ogni punto di vista, in particolare da quello sulla detenzione. Sarà così anche per Viareggio?!
“Noi non dimentichiamo!” L’impegno contro le morti sul lavoro e da lavoro, per la sicurezza, la salute e l’ambiente… deve essere permanente, sistematico, quotidiano.
riceviamo e rilanciamo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

In questi mesi abbiamo assistito a sentenze a dir poco disgustose e sconcertanti su stragi avvenute in questi anni (L’Aquila, Rigopiano in Abruzzo, Torre piloti di Genova, Andria e Corato in Puglia …) per non parlare di stragi senza alcuna verità: Ustica e Moby Prince, per citarne solo due.
Il 28 novembre vi sarà, dopo 14 anni dal maledetto 29 giugno 2009, il 5° grado di processo (Cassazione-bis) sulla strage ferroviaria di Viareggio con i condannati (in primis Moretti ed Elia), a pene sempre più miti che, con i loro avvocati, sono affaccendati a truccare le carte per sospendere il processo al fine di rimanere impuniti. Il prossimo 9 ottobre sarà il 60° anniversario della madre di ogni strage: quella del Vajont con 1.910 Vittime.
La notte del 30 agosto la strage operaia sui binari della stazione di Brandizzo (To); il 13 settembre muoiono 3 lavoratori in una ditta di esplodenti presso Chieti; ogni giorno una striscia silenziosa di perdite di vite sul lavoro e da lavoro.
Come attivisti sindacali, militanti di base e dell’area ‘opposizione Cgil’, insieme ai rappresentanti del Coordinamento Macchinisti Cargo (CMC), ferrovieri del trasporto merci, al 10° sciopero nazionale per la sicurezza e migliori condizioni di lavoro, in questi mesi abbiamo promosso incontri e aperto la discussione PER: – una giornata di informazione, denuncia e lotta, su ‘sicurezza, salute e repressione’; – sottolineare complicità e connivenze di sentenze che cancellano le gravi responsabilità delle figure apicali delle società coinvolte, di politicanti, istituzioni e poteri forti.
La giornata del 12 ottobre, con presidio al Tribunale di Bologna (ore 09.00-11.00) e visita guidata al Museo della Memoria di Ustica (ore 11.30-13.30).
Bologna, città metropolitana che ha subito due immani tragedie come Casalecchio di Reno (un aereo si schiantò contro una scuola il 6 dicembre 1990, con 12 Vittime) e Crevalcore (lo scontro tra due treni il 7 gennaio 2005 con 17 Vittime), per non parlare di quella alla stazione del 2 agosto 1980 con 85 Vittime.
L’appello alla partecipazione è rivolto a sindacati, coordinamenti, associazioni e comitati, familiari e attivisti, Rsu/Rls, che si riconoscono nella battaglia contro le tragedie, oramai e purtroppo, quotidiane e ordinarie.
La giornata del 12 ottobre è ‘aperta’ e a disposizione in modo che ogni realtà impegnata su questi temi possa essere attiva e interna al gruppo che promuove, contattandolo fin da adesso anche per proporre e condividere altra data.
Coordinamento Lavoratori/lavoratrici Autoconvocati per l’unità della classe
23 settembre 2023 per contatti: e-mail: coordautoconvocat2019@gmail.com
cell: 3477371405
riceviamo e volentieri pubblichiamo
Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Pietrasanta (Lu). Alessio Pellegrini, 46 anni, è morto giovedì mattina mentre stava effettuando un intervento di manutenzione sul tetto di un capannone della Savema, azienda di marmo e graniti di Pietrasanta (Lu). È precipitato da un’altezza di 10 metri ed è morto sul colpo. Era il titolare di una ditta edile con sede a Capezzano Pianore nel Comune di Camaiore (Lu).
Una morte assurda, come tante, troppe, che avvengono quotidianamente. Morti e infortuni gravi nel settore dell’edilizia, come nell’agricoltura e in altri ambiti di lavoro, sono in continua crescita. Una realtà amara e sempre più tragica!
Nell’esprimere il cordoglio ai familiari e ai suoi amici, siamo convinti e determinati nel sostenere che la battaglia per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro debba essere condotta con ogni mezzo e ogni giorno: dall’informazione alla denuncia, ad azioni concrete di lotta e di mobilitazione.
Informazione, denuncia, consapevolezza, coscienza e lotta sono la forma coerente e pratica di prevenzione!
Coordinamento Lavoratori/trici Autoconvocati (CLA) per l’unità della classe
Viareggio, 29 luglio 2023