Firmato l’accordo “8×5” alla Confezioni Lin Weidong! Via i part-time, i finti apprendistati ed il lavoro grigio. Contratti indeterminati e full-time per tutti. Vince lo sciopero, vincono gli operai, vince la solidarietà attiva di un territorio. Si chiude stasera il primo Strike Day. Altri seguiranno. L’impossibile è diventato possibile, un altra volta. Otto fabbriche sotto i 15 dipendenti, otto scioperi, quattordici giorni di picchetti e mobilitazione 24h, otto vittorie. Avevamo detto “sindacalizzare l’insindacalizzabile” e lo abbiamo fatto. Ogni vittoria andrà difesa. Torneranno all’attacco con armi nuove. C’eravamo, ci siamo e ci saremo. Intanto in questo distretto qualcosa è già cambiato per sempre. Non solo per chi ha ottenuto il diritto alla vita oltre la fabbrica, ma perché nessuno sfruttatore potrà più pensare “non qui, non da me”. E nessuno sfruttato dovrà più pensare di essere condannato ad essere da solo. La lotta operaia è più forte delle loro sprangate. Ci vediamo presto, nei prossimi picchetti! A partire dal 26 ottobre, giornata di Convergenza Europea contro Montblanc ed il fondo finanziario Richemont. Mobilitazione davanti ai negozi del brand in tutta Europa. Borse da 1500 euro prodotte da operai pagati 3 euro l’ora e costretti a turni di 12 o 14 ore. Un fondo finanziario che, dopo che gli operai pretendono ed ottengono i propri diritti, ordina la delocalizzazione della produzione per mantenere i costi di produzione al massimo risparmio. Una delocalizzazione punitiva fatta “sotto casa”, perché le borse Montblanc anche dopo la delocalizzazione hanno continuato ad essere prodotte su questo territorio da operai supersfruttati, mentre chi aveva rivendicato diritti si ritrova con una procedura di licenziamento addosso.
A Firenze l’appuntamento è in via Tornabuoni, nel cuore dello shopping di lusso, alle 17:30. Per pretendere il ricollocamento dei lavoratori di Campi Bisenzio nelle filiere Montblanc!
Migliaia di lavoratori portuali chiudono i porti della costa orientale degli Stati Uniti in uno sciopero importante
I lavoratori portuali hanno bloccato il traffico in 36 porti della costa orientale degli Stati Uniti, chiedendo salari migliori e tutela del posto di lavoro. Decine di migliaia di lavoratori portuali sono in sciopero lungo la costa orientale degli Stati Uniti, bloccando importanti rotte di trasporto marittimo e sollevando preoccupazioni circa carenze e inflazione, in vista delle elezioni presidenziali di novembre. La chiusura imposta dall’International Longshoremen’s Association (ILA) ha bloccato il traffico in 36 porti dal Maine al Texas a partire dalla mezzanotte di martedì. Si tratta del primo sciopero portuale di questa portata in cinque decenni e minaccia di causare miliardi di perdite all’economia statunitense e di ostacolare il flusso di merci, come cibo e vestiti. I lavoratori portuali statunitensi hanno indetto uno sciopero a causa di una controversia sindacale con l’associazione dei datori di lavoro United States Maritime Alliance (USMX), dopo la scadenza del loro contratto di sei anni. Per il nuovo contratto, l’ILA vuole che l’USMX aumenti gli stipendi del 77 percento in sei anni e vieti qualsiasi automazione, che secondo loro minaccia i posti di lavoro dei lavoratori. Mentre USMX si è offerta di aumentare gli stipendi del 50 percento e di mantenere in vigore gli attuali controlli di automazione, ILA ha affermato che ciò non era sufficiente, soprattutto alla luce degli enormi profitti del settore durante la pandemia di COVID-19 e dell’inflazione che ha influito sull’entità delle loro precedenti buste paga. “Siamo pronti a lottare finché sarà necessario, a restare in sciopero per tutto il tempo necessario, per ottenere i salari e le protezioni contro l’automazione che i nostri membri dell’ILA meritano”, ha affermato martedì in una dichiarazione il capo dell’ILA Harold Daggett.
Pubblicato il 1 ottobre 2024 – I lavoratori portuali del terminal Maher di Port Newark, nel New Jersey, scioperano il 1° ottobre [Bryan R. Smith/AFP]
riceviamo il testo del volantinno diffuso in occasione dello sciopero RFI del 3 giugno
3 giugno: ANCORA SCIOPERO!
Siamo qui, con voi. La solidarietà è il primo passo verso l’unità. Da 5 mesi siete mobilitati per respingere l’accordo del 10 gennaio, devastante per le condizioni di vita a cui vi obbliga, per le condizioni di lavoro e sicurezza che prospetta, tali da rendere il vostro lavoro sempre più a rischio. Non vi hanno fermato le continue minacce, non avete ceduto alle pesanti intimidazioni: come avete scritto, “l’attacco a chi deve garantire la sicurezza del trasporto ferroviario, deve preoccupare tutti, come società nel suo insieme”. Come voi scioperano macchinisti e capitreno dell’Assemblea nazionale pdm-pdb: colpiti dalla repressione, non arretrano di fronte alla precettazione di Salvini, e preparano il prossimo sciopero e le prossime iniziative. Questo è l’insegnamento principale di una strage come quella di Viareggio e di 15 anni di mobilitazione e lotta: è nelle mani dei lavoratori e delle lavoratrici, nella lotta che conducono per le proprie condizioni, la SICUREZZA di tutti e tutte. Da parte nostra, è quindi naturale e autentico l’invito che rivolgiamo a voi, come ai macchinisti e ai capitreno – ma anche ai ferrovieri tutti – ad essere con i familiari, con i cittadini di Viareggio e con gli altri lavoratori e lavoratrici che raccoglieranno questo appello: A VIAREGGIO IL 29 GIUGNO! 29 giugno ore 18.00, alla “Chiesina dei pescatori” in darsena, si terrà la rappresentazione di Elisabetta Salvatori “Non c’è mai silenzio”, dedicata alla strage e alle vittime di Viareggio; il buffet all’aperto e alle 20.45 l’appuntamento per il corteo fino a via A. Ponchielli (luogo della strage) con video e interventi fino alle 23.50; infine il ricordo delle 32 Vittime. 3 giugno 2024
Coordinamento 12 ottobre – Familiari della strage ferroviaria di Viareggio e del crollo della Torre Piloti nel porto di Genova – Medicina Democratica – Coordinamento Lavoratori/trici Autoconvocati/e (CLA) – Assemblea 29 giugno – Cub-Trasporti – Sindacato Generale di Base (SGB) – Sol Cobas – Cobas Lavoro Privato – Attivisti, delegati, Rls di sindacati di base, del Coordinamento Macchinisti Cargo (CMC), dell’area alternativa/opposizione “Radici del sindacato” e ‘Rete 25 Aprile’ della Basilicata
Diffondiamo l’appello dalla Palestina dell’Unione Generale dei Lavoratori
Cari compagni nei sindacati dei lavoratori in Europa, con il cuore pieno di dolore e di sangue, nei campi profughi, tra le macerie e sulle rovine delle nostre officine, fabbriche e negozi completamente distrutti dall’aggressione “israeliana” con armi di fabbricazione statunitense ed europea, proibite a livello internazionale, rivolgiamo questo nuovo e urgente appello a voi. Invece di festeggiare insieme il giorno internazionale dei lavoratori, viviamo questo giorno mentre siamo occupati a seppellire decine di coloro che cadono martiri ogni ora, in mezzo a una guerra di sterminio contro il nostro popolo, in cui ogni cosa nel territorio è devastata, dagli ospedali e strutture sanitarie, alle scuole, università, strade, infrastrutture e fabbriche. Neanche i bambini non ancora nati sono risparmiati dai bombardamenti israeliani. Viviamo il crimine del secolo perpetrato contro di noi, e questa guerra distruttiva e le sue catastrofiche conseguenze sul campo, economiche e di vita quotidiana, ci costringono, come sindacati dei lavoratori e delle professioni a Gaza, ad assumerci grandi responsabilità nel raccogliere le macerie del nostro popolo, medicare le sue ferite e dolori, e il nostro ruolo nel trasmettere l’immagine di questa sofferenza senza precedenti e della catastrofe umanitaria e ambientale. Noi, del nostro popolo, non abbiamo potuto e non possiamo più dissociarci da questa realtà. Abbiamo perso migliaia di lavoratori. Nonostante i nostri sforzi nell’aiutare il nostro popolo con il limitato supporto che riceviamo e nel far sentire alta la voce del nostro popolo nelle sedi internazionali, ci siamo scontrati con silenzio e indifferenza da parte dei sindacati internazionali. A onor del vero va riconosciuto il ruolo importante di alcuni sindacati esteri che hanno guidato localmente le proteste contro la guerra di sterminio sionista su Gaza. Cari compagni dei sindacati e delle federazioni dei lavoratori, una serie di temi emersi durante l’aggressione vanno sottolineati. In particolare: 1) La gravità del crimine e dello sterminio commesso contro il nostro popolo e la vera posizione degli Stati Uniti e dell’Europa, favorevoli all’aggressione, devono essere esposti e denunciati dai sindacati e dalle federazioni, così da affrontarli e contrastarli. È necessario continuare la protesta, diffonderla e esercitare pressioni per porre fine all’esportazione di armi statunitensi verso l’entità sionista, e per spingere i governi capitalisti ad abbandonare queste posizioni ostili al popolo palestinese. 2) Vanno denunciate le decisioni di licenziare o terminare i contratti di migliaia di dipendenti e lavoratori a Gaza da parte di alcune istituzioni locali, arabe e internazionali, legate alla guerra di sterminio o finalizzata a privare i lavoratori dei loro diritti e indennità, invece di rafforzare il sostegno a questi dipendenti e lavoratori e attuare pacchetti di supporto al posto del licenziamento. Questo argomento deve essere al centro delle vostre preoccupazioni e lotte. 3) Va denunciato l’atteggiamento remissivo dei sindacati internazionali, inclusa l’Internazionale dei Lavoratori, che si è distinta per posizioni leggere e dichiarazioni di facciata, senza azioni concrete sul campo mirate a pressare i decisori politici e a fermare la guerra di sterminio. Le attività sindacali si sono limitate alle conferenze e alle dichiarazioni, senza approfondire la questione del soccorso o influenzare l’opinione pubblica internazionale per denunciare la vera natura criminale del sionismo e le pratiche dei paesi alleati. Questo problema deve essere affrontato con l’adozione di una posizione efficace e decisa, che si imponga a livello internazionale. Tra le azioni necessarie c’è la lotta per vietare ai sindacati dei lavoratori di tutto il mondo di collaborare con l’entità sionista, considerandola complice nella guerra di sterminio. In particolare, chiediamo ai sindacati di tutto il mondo, e specialmente a quelli attivi in Europa e negli Stati Uniti, di prendere la decisione di boicottare l’attività economica per protesta contro il loro ruolo nella guerra di sterminio. L’ impatto che i sindacati possono avere negli Stati Uniti e in Europa è significativo, e dovrebbe essere tradotto in un forte supporto sul fronte umanitario per centinaia di migliaia di famiglie di lavoratori, che hanno perso le loro case o le loro fonti di sostentamento, contribuendo a progetti e fondi di assistenza per i lavoratori e assicurando loro sicurezza finanziaria temporanea, in coordinamento con i sindacati palestinesi e l’Internazionale dei Lavoratori, per alleviare la sofferenza di centinaia di migliaia di nostri cittadini. Cari compagni, vi esortiamo ad essere la nostra voce, la nostra arma e le nostre voci in tutte le capitali del mondo. Ciò che il nostro popolo e i lavoratori, in particolare, subiscono è la peggiore catastrofe conosciuta dall’umanità nel XXI secolo. Questo vi addossa la responsabilità di far sentire la nostra voce e la voce dei nostri operai affamati a tutti, non solo ai vostri popoli e governi, ma al mondo intero. C’è una nazione sotto il fuoco di ogni tipo di munizioni, ma è determinata a vivere e a resistere, e a ricostruire la desolazione che si è creata con la sua pelle, il suo sangue e i suoi sacrifici. Grazie per i vostri sforzi e buona Festa del Lavoro. Sicuramente, porteremo il vessillo della vittoria nonostante il massacro e la distruzione.
Dai vostri compagni, i sindacati dei lavoratori e delle professioni nella Striscia di Gaza
Bashir Al-Sisi, Membro della Segreteria Generale dell’Unione Generale dei Lavoratori Palestinesi – Gaza
A Milazzo si coltivavano i gelsomini fin dai primi anni del Novecento e questa attività costituiva una delle poche occasioni di lavoro per le donne del tempo. Erano bambine e donne le gelsominaie più ricercate perché le loro dita piccole meglio sapevano cogliere questi fiori delicati . Si lavora nei campi dalle due di notte fino all’alba, perché con la luce del sole i gelsomini diventano gialli e non possono più essere raccolti. I gruppi erano formati da dieci donne che si riuniscono tutti i giorni alle 2,30 in piazza XXIV Maggio dove erano prelevate dai caporali e portate nei campi; mezz’ora dopo iniziava la raccolta e va avanti per ore, sempre al buio, la sola luce è data dalla luna. Nel primo pomeriggio ritornavano nelle campagne per togliere le erbacce mentre gli uomini irrigavano la sera. Indossavano grandi gonne lunghe, alcune più coraggiose i pantaloni e un grembiule; avevano solo un fazzoletto che usavano mettere in testa per ripararsi dalla rugiada, le più fortunate avevano gli stivali, altre gli zoccoli, ma, s’impigliavano nelle piante, quindi, i piedi nudi facilitavano il lavoro. Le gelsominaie con i piedi nell’acqua, venivano molto spesso infettate dalla leishmaniosi, una malattia causata da protozoi parassiti appartenenti a oltre 20 specie di Leishmania. Le persone si infettano attraverso le punture di flebotomi (o pappataci) femmine che pungevano la pelle dei piedi nudi, determinando tumefazioni articolari, dermatiti, andature zoppicanti; a questo aggiungiamo, che stavano ore con la schiena piegata per guadagnare un pugno di lire. Le madri erano costrette a portare i loro figli più piccoli, lasciandoli dormire nelle ceste, mentre le bambine erano coinvolte nella raccolta di fiori che dovevano essere delicatamente staccati uno per uno e posti nella grande tasca del grembiule. Dopo essere stati raccolti, erano messi tutti insiemi in grandi ceste, poi lavati, impacchettati e infine spediti all’estero per la produzione di profumi. Essendo l’unica fonte di lavoro per le donne, esse sottostavano a una miserabile paga a peso, e non a ore. Guadagnavano 25 lire per ogni chilo raccolto (inoltre le bilance erano spesso truccate), equivalente a circa diecimila fiori di gelsomino. La paga miserabile e le pessime condizioni di lavoro portarono le gelsominaie di Milazzo a fare il primo sciopero fatto da donne della storia siciliana. Nell’agosto del 1946 scoppiò la rivolta delle lavoratrici della piana di Milazzo, guidata da Grazia Saporita, chiamata “la Bersagliera”, munita di un bastone, il giorno dello sciopero, all’alba bussò alle porte delle sue colleghe invitandole a seguirla, tutte ubbidirono perché si sentivano protette da questa donna caparbia e autoritaria. Durò ben nove giorni lo sciopero. Le gelsominaie si interessarono anche al destino di altre lavoratrici sfruttate, le loro gesta si diffusero per tutta l’ isola, molte di loro conobbero la cella. Ma queste donne continuarono a difendersi e a difendere, consapevoli di essere parte e rappresentanza di una categoria, e lo sciopero proseguì, si estese a macchia d’ olio e coinvolse le impiegate che si occupavano dei semenzai di Mazzarrà Sant’Andrea, le cavatrici di agrumi di Barcellona di Sicilia, le incartatrici di Capo d’ Orlando, le salatrici di sarde di Sant’Agata, le portatrici di argilla di Santo Stefano di Camastra, le raccoglitrici di olive dei monti Nebrodi e delle Madonie. Superò perfino lo Stretto, tracciando un’ inquietante mappa del lavoro nero femminile. Vinsero la loro battaglia il prezzo riconosciuto fu portato a 50 lire al chilo, , in seguito, a 80-90 lire e, nel 1975, a 1050 lire e, inoltre, stivali in dotazione, che ne proteggessero i piedi dal terreno fangoso; grembiuli contro l’assalto degli insetti; cesoie per facilitare la raccolta e, soprattutto, un orario di lavoro più accettabile. Rosaria raccolse gelsomini fino alla fine degli anni ’70 e andò in pensione in contemporanea con la fine della coltivazione dei gelsomini , sostituita dalla grande industria da prodotti sintetici. Nel 2013, per eternarne la storia il Comune di Milazzo ha intitolato una strada a queste lottatrici e lavoratrici coraggiose.
Migliaia di persone ad ascoltare scrittrici e poeti operai. Azione di disturbo della proprietà
Si chiude con il corteo la seconda giornata del Festival di Letteratura Working Class davanti all’ex Gkn. La comunità solidale si è stretta ancora una volta alla fabbrica metalmeccanica. Migliaia di persone oggi hanno partecipato ai cinque incontri della giornata, che hanno spaziato dalla poesia operaia alla narrativa svedese e in lingua romanza, con il momento di massima partecipazione nel pomeriggio, quando sul palco sono saliti Anthony Cartwright e Wu Ming4. Mentre gli operai, lasciati senza stipendio né alcuna proposta di reindustrializzazione, continuano a difendere il sito e progettare il proprio futuro, con la reindustrializzazione dal basso, l’azionariato popolare, la proposta di legge regionale sui consorzi industriali e anche con un festival letterario di levatura internazionale, alcuni individui appostati in un parchetto come malviventi , hanno spiato con un drone una manifestazione pubblica. “Abbiamo chiesto a chi stava guidando il drone di identificarsi, per ragioni di privacy e sicurezza. Non ha mai detto di essere mandato da qf. Siccome non l’ha fatto, abbiamo chiamato le forze dell’ordine per una semplice identificazione. Ora la proprietà con una nota stampa conferma di essere la responsabile. Franchi pensi a pagare gli stipendi e far ripartire una fabbrica attaccata da ignoti togliendo l’elettricità”.
L’ora più buia è quella in cui abbiamo bisogno di tutta la vostra luce. Corteo h 19.30 sabato. Difendere il presidio e l’ assemblea permanente. Difendere il festival. Aiutateci con i generatori al presidio. Che affluiscano tutte le competenze solidali al festival. Un atto inquietante. Su di noi aleggiano interessi poco chiari, meccanismi strani. Stanotte degli strani criminali si sono introdotti nel perimetro dell’azienda, hanno sbarbicato la porta della cabina elettrica e hanno tolto la corrente alla fabbrica. Strani questi criminali che sanno esattamente dove mettere mano. Non sappiamo nulla di specifico sulla loro identità. Questi però alcuni fatti: recentemente l’azienda aveva fatto i propri sopralluoghi, aveva provato a installare un servizio di investigazione dentro l’azienda e – guarda coincidenza della vita – a fare entrare un elettricista esterno al posto dei lavoratori a disposizione. Sentiamo su di noi il respiro fetido di ambienti inquietanti. Se non scatta l’intervento pubblico, le istituzioni lasciano un intero territorio esposto a logiche speculative e poco chiare. A breve una proposta di legge di consorzio pubblico regionale.
AD UNA SETTIMANA DAL FESTIVAL DI LETTERATURA WORKING CLASS SCEGLIAMO DA CHE PARTE STARE
Mentre il piano di reindustrializzazione sta andando avanti, l’azienda continua ad attaccare la vertenza e la lotta GKN. Negli ultimi giorni, alcuni vigilanti di una ditta di spionaggio sono entrati nello stabilimento al fine di dimostrare l’inagibilità del plesso come elemento ostativo alla discussione ai tavoli ministeriali e ad un possibile progetto di reindustrializzazione. L’azienda parla infatti di salute e sicurezza a rischio e ha il coraggio di farlo mentre fa saltare gli accordi presi con le rappresentanti sindacali, mentre nega gli stipendi da mesi. Mentre di fatto straccia i diritti sindacali. Mentre propone dei buoni uscita ai lavoratori e lavoratrici per indebolire la lotta dall’interno. Ad oggi l’unica soluzione è la riuscita del piano di reindustrializzazione e la creazione di un consorzio industriale pubblico-privato. L’unica cosa da fare è continuare a lottare, per dimostrare che se l’azienda attacca il festival e la GKN, attacca un intero territorio, attacca la nostra SOLIDARIETÀ. Allora contribuiamo alla riuscita del Festival di Letteratura Working Class, dal 5 al 7 aprile, alla ex-GKN. Sarà terreno di battaglia, sarà un’iniziativa di lotta. Non verrete qua ad essere intrattenuti ma essere parte attiva di quanto accade, con ogni vostro respiro. Ogni singolo gesto ci aiuta