Un movimento inesorabile del capitale verso il massimo sfruttamento che va spezzato. Se non così, come?
Scriviamo questa dichiarazione congiunta come Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze e SUDD Cobas.
Per fare irrompere il futuro abbiamo bisogno di rompere il presente.
Per troppo tempo la parola delocalizzazione è stata associata a un corso inesorabile delle cose: una storia scritta dal capitale, dalle sue esigenze, dalla sua corsa verso il binomio “massimo risparmio – massimo profitto”.
È quella corsa che ha portato – negli stessi anni e a pochi chilometri di distanza – all’edificazione di centinaia di nuovi capannoni dello sfruttamento al Macrolotto 2 di Prato e al tentativo di trasformare Gkn in uno scheletro industriale da dare in pasto alla speculazione finanziaria e immobiliare.
La globalizzazione non ci ha portato via il lavoro: è servita a imporre un lavoro più sfruttato ovunque, a svuotare di senso diritti e garanzie.
Le lotte operaie nel distretto pratese si confrontano oggi con le delocalizzazioni in loco: non c’è bisogno di spostare il lavoro dall’altra parte del mondo quando il capitale ha importato qui quelle stesse condizioni e la forza lavoro che deve subirle, disseminandola in migliaia di capannoni anonimi e intercambiabili.
La precarietà non è solo contrattuale: è diventata strutturale, interna al ciclo produttivo.
Le filiere sono giungle di appalti e subappalti precari, svincolati da ogni regolamentazione, per eludere persino un contratto a tempo indeterminato.
Alla mobilità del capitale le lotte rispondono con la mobilità dei picchetti, che inseguono le commesse in fuga alla ricerca di nuovi schiavi.
La lotta operaia di Gkn si confronta oggi con il logoramento di chi prima ha delocalizzato le merci perché non poteva delocalizzare i diritti, e ora prova ad affamare il presidio per speculare su supermercati, hotel, appartamenti di lusso.
Alla fuga del capitale, il Collettivo di fabbrica ha risposto con un piano industriale pubblico e socialmente integrato, sostenuto da un azionariato popolare che coinvolge migliaia di persone pronte a costruire insieme questa vittoria.
Ma il muro di gomma contro la fabbrica socialmente integrata è forte, tanto più perché invisibile e diffuso tra mille complicità.
Per questo abbiamo bisogno di un’altra spallata.
Le nostre lotte non guardano indietro.
Non difendono ciò che già c’è.
Sono cura alla febbre di una produzione veloce, effimera e violenta.
Siamo i corpi in mezzo all’ingranaggio.Resistiamo perché vogliamo far avanzare un’alternativa.
Perché vogliamo scrivere un altro futuro.
Si può fare. Quando riapre la Gkn?
Quando non delocalizzano la produzione, delocalizzano i diritti
riceviamo e pubblichiamo