Da Carrara

riceviamo e volentieri pubblichiamo, distribuito come volantino alla amnifestazione molto partecipata del 24 aprile

Ogni morte sul lavoro e da lavoro, ogni strage, ogni infortunio, ogni richiesta di verità, ogni richiesta di giustizia, chiede che le cose cambino radicalmente

Lettera aperta di un lavoratore

Leggere e apprendere della morte e degli infortuni dei tanti e delle tante colleghi/e, di qualsiasi categoria, è un dolore immenso. Quando si va a lavorare si deve anche ritornare a casa; purtroppo non è così e avere anche il minimo presagio che chiunque di noi possa non ritornare è una sensazione opprimente.
Nel fuori onda di Report del 21 aprile, padron Franchi ha affermato che “si fanno male perché deficienti … ”si riferiva ai lavoratori delle cave. In realtà, sempre viene sostenuta la tesi che la colpa degli incidente è del lavoratore: il famigerato errore umano!
Ma chi è in produzione e opera in ambienti di lavoro che sono a stretto contatto con la sicurezza, è consapevole che le dinamiche delle stragi sul lavoro non fanno capo alla responsabilità del singolo lavoratore o di un collettivo che “sbaglia”. La prevenzione dei rischi sul lavoro parte invece dall’alto, dall’organizzazione del lavoro.

Siamo tristi testimoni del fatto che i tempi umani si devono adeguare a quelli delle lavorazioni, con orari di lavoro più lunghi, con riposi più stretti con meno personale, al quale vengono accorpate mansioni su mansioni.
“Più si fa più si sbaglia” e, al 15 aprile, i risultati sono che i morti sul lavoro e in itinere sono 380 (dati dell’Osservatorio nazionale di Bologna).
Altro tasto negativo riguarda lo stato delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro. Se queste condizioni non ci sono, o sono assenti in parte, la produzione va fermata affinché i rischi vengano azzerati; anche questo non avviene.
Non penso sia sbagliato parlare di una politica di abbandono della sicurezza.
In questo momento storico è fondamentale che ogni singola lotta, che ha a cuore la salute e la sicurezza, sia promossa e raccontata da lavoratori/trici, singoli o collettivi di attivisti, Rls, Rsu o sigle sindacali. Questi temi devono trovare spazio ovunque, perché condividere quelle esperienze ci aiuta a prevenire le morti sul lavoro.
Altrettanto importante è informare della repressione contro chi lotta, che viene licenziato, sanzionato, intimidito, escluso perché ritiene centrale l’interesse e il benessere collettivo.
Anche raccontare le loro vicissitudini fa capire come non ci sia una vera politica per fermare queste stragi, quale il livello di disumanità raggiunto, dell’insensatezza della ricerca del guadagno a fronte del dolore della perdita di vite umane.
Chiedo, da lavoratore, di veicolare ovunque questo mio grido di dolore e di ingiustizia, perché in una realtà dove il profitto viene anteposto all’essere umano siamo di fronte al fallimento di questo sistema politico-economico-sociale.

– AssociazioneIl Mondo che vorrei” (familiari disastro ferroviario Viareggio)
e-mail: info@ilmondochevorreiviareggio.it
Assemblea 29 giugno (costituita dopo la strage del 29 giugno 2009)
e-mail: assemblea29giugno@gmail.com
24 aprile 2024

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