Sulla strage di Viareggio dai lavoratori ex GKN

L’avete mai visto un mare di fiamme, un vostro caro morire bruciato o per le troppe ustioni magari dopo 42 giorni di sofferenza? Lo conoscete voi l’odore di plastica, ferro, persone, animali bruciati? La tortura di sette gradi di giudizio che si concludono e però non si concludono?
Viareggio lo sa. I familiari della strage di Viareggio lo sanno. E nonostante il dolore che hanno subito atterrerebbe chiunque di noi per dieci vite consecutive, hanno continuato a stare in piedi.
Ad esempio, non hanno mai mancato una volta la propria presenza nelle nostre iniziative. Come a rimarcare che la giustizia cerca giustizia. E che chi cerca giustizia per una strage cerca giustizia sociale. Come a rimarcare che questo è un paese che sa come chiudere, insabbiare, raggirare, mandare per le lunghe, trasformare la più clamorosa violenza in una qualsiasi “banalità”. Una qualsiasi banalità del male.
32 morti, 14 anni e 250 udienze. Eppure, sulla strage di Viareggio non è stata ancora messa la parola fine. Per la seconda volta, la cassazione ha confermato le condanne degli imputati, tra cui l’ex ad di Rfi Mauro Moretti.
Ma si dovrà ancora andare in appello per determinare la pena. La condanna senza pena.
E così la strage di Viareggio rischia di diventare l’ennesima, un’altra delle centinaia di stragi impunite in questo paese. Casi diversi, contesti diversi, da Ustica alla Moby Prince. Ma sempre accomunati da una cosa: loro sono impuniti.
E del resto perché il potere ha questo bisogno di coltivare la propria impunità, se non perché sa che accadrà di nuovo? Perché deve garantire l’impunità ai propri pupazzi se non perché continuerà ad averne bisogno?
Allarmi dei lavoratori sull’inefficienza dei controlli di sicurezza inascoltati, le pene in questi 14 anni costantemente ridotte, non riconosciuta l’aggravante dell’incidente sul lavoro: “che brutto Paese il nostro” hanno detto ieri alcuni familiari delle vittime nel commentare la Cassazione.
Sì, eppure in questo brutto paese, noi abbiamo visto la dignità. Tanta, consapevole, eroica, strabordante. Ma non sta in alto. È tutta quaggiù, tra la nostra classe, tra la nostra gente.

#insorgiamo

Lascia un commento