Dodici giorni dopo, il 23 settembre, Pablo Neruda pseudonimo di Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto (lo scelse in onore dello scrittore e poeta ceco Jan Neruda), una delle più importanti figure della letteratura latino-americana del Novecento, poeta, intellettuale comunista e nemico giurato del regime morì in dubbie circostanze. Aveva sessantanove anni.

Dal “Canto general”
Scrivo per il popolo per quanto non possa
leggere la mia poesia con i suoi occhi rurali.
Verrà il momento in cui una riga, l’aria
che sconvolse la mia vita, giungerà alle sue orecchie,
e allora il contadino alzerà gli occhi,
il minatore sorriderà rompendo pietre,
l’operaio si pulirà la fronte,
il pescatore vedrà meglio il bagliore
di un pesce che palpitando gli brucerà le mani,
il meccanico, pulito, appena lavato, pieno
del profumo del sapone guarderà le mie poesie,
e queste gli diranno forse: «È stato un compagno».
Questo è sufficiente: questa è la corona che voglio.
Voglio che all’uscita di fabbriche e miniere
stia la mia poesia attaccata alla terra,
all’aria, alla vittoria dell’uomo maltrattato.
Quando il Cile
Oh Cile, lungo petalo
di mare e vino e neve
Oh quando ti rincontrerò
Arrotolerai il tuo nastro
Di schiuma bianca e nera
Nella mia vita,
scatenerò la mia poesia
sul tuo territorio.
Ci sono uomini
Metà pesce, metà vento.
Ci sono altri uomini fatti d’ acqua.
Io sono fatto di terra.
Vado per il mondo
ogni giorno più allegro:
ogni città mi dà una nuova vita.
Il mondo sta nascendo
Però se piove in Lota
Sopra di me cade la pioggia
Se in Lonquimay la neve scivola
dalle foglie
la neve arriva dove sono.
Cresce in me lo scuro frumento di Caniù
ho aranceti a Villarca
ho sabbia nel Grande Nord
ho una rosa bionda nella provincia,
e il vento bussa,
l’ ultima ondata di Valparaiso
mi ha colpito al petto
con un grido spezzato
come se ci fosse
nel mio cuore una finestra rotta.
Il mese di ottobre è arrivato
È così diverso dallo scorso ottobre
Che quando arrivò fu come se
stessi guardando il tempo immobile.
Qui è autunno
Attraverso la steppa siberiana
Giorno dopo giorno tutto è giallo
Gli alberi, le piante,
la terra, e quello che l’ uomo nuovo crea.
C’è oro e fiume rosso
Mattina immensa, neve, purezza.
Nel mio paese la primavera
viene da nord a sud
È come una ragazza
Che per le pietre nere di Conquiubo,
per il bordo solenne della schiuma
vola con i piedi nudi
fino agli arcipelaghi.
Non solo il territorio, primavera
Riempie domi, mi offri.
Non sono un uomo solo.
Nacqui nel sud. Dalla frontiera portai
Le solitudini ed il galoppo dell’ultimo capo
ma il partirò mi ha smontato
E mi feci uomo e camminai
le sabbie e le cordigliere
Amando e scoprendo.
Popolo mio, verità che in primavera
Suona il mio nome nelle orecchie
E tu mi riconosci
Come se fossi un fiume
Che passa per la porta?
Sono un fiume. Se ascolti
Lentamente sotto le saline
Di Antofagasta, o meglio
Al sud di Osorno
O la cordigliera in Mepilla, o in Teuco,
nella notte di astri bagnati e alloro sonoro,
metti sulla terra i tuoi uditi,
ascolterai che corro sommerso,
cantando.
Ottobre, Oh Primavera
Datemi al mio popolo
Che farò senza condurre sulle mie spalle
Una parte della speranza?
Che farò senza camminare con la bandiera
che di mano in mano nella fila
della nostra lunga lotta
venne alle mie mani?
Oh patria, Patria,
Oh quando e quando
Quando
Mi rivedrò con te.
Lontana da te
Metà della mia terra del tuo uomo
Ho continuato ad essere
E un’altra volta oggi la primavera va via
Però io vado con la tua vittoria sopra il fronte
E in te continuano a vivere le mie radici.