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Tempo perso di Jacques Prévert

Tempo perso

Firma Prevert

Davanti alla porta dell’officina
l’operaio s’arresta di scatto
il bel tempo l’ha tirato per la giacca
e come egli si volta
e osserva il sole
tutto rosso tutto tondo
sorridente nel suo cielo di piombo
strizza l’occhio
familiarmente
Su dimmi compagno Sole
forse non trovi
che è piuttosto una coglionata
offrire una simile giornata
a un padrone?

Jacques Prévert

Ospaaal, manifesti fra l’internazionalismo e l’arte

Il 3 gennaio del 1966 si aprì un avvenimento di fondamentale importanza per i paesi in lotta per l’indipendenza dal colonialismo: la Conferenza Tricontinentale.
Per la prima volta leader e rappresentanti di movimenti indipendentisti di Asia, Africa ed America Latina si incontrarono per discutere della loro condizione e delle loro prospettive per il futuro. Nel corso di questo evento epocale nacque un’organizzazione: l’OSPAAAL, Organizzazione di Solidarietà dei Popoli di Asia, Africa ed America Latina.
Gli obiettivi dell’OSPAAAL erano quelli di coordinare, appoggiare e dare impulso alla solidarietà attiva e rivoluzionaria tra i popoli del Terzo Mondo.
Nel grande tumulto degli anni della Guerra Fredda, l’OSPAAAL rappresentò un punto d’incontro per tutti coloro che si opponevano “all’imperialismo” degli Stati Uniti, finendo per raccogliere al proprio interno leader e rappresentanti di movimenti indipendentisti e rivoluzionari dei tre continenti. Alcuni di questi leader furono tra i più importanti rappresentanti del comunismo dell’epoca come ad esempio Ho Chi Min, Kim Il Sung, altri invece non erano ufficialmente appartenenti a questa corrente, ma cercavano una via alternativa per garantire indipendenza e stabilità ai propri stati, dopo secoli di sottomissione al colonialismo.
La sede ufficiale dell’Organizzazione fu posta a Cuba, patria dell’anti imperialismo e centro della Rivoluzione Cubana.
Gli anni ‘60 furono un periodo estremamente fiorente per l’internazionalismo rivoluzionario cubano, ed in quegli anni presero potere alcuni dei leader più nazionalisti e radicali dell’epoca: Fidel Castro ed Ernesto Che Guevara. Cuba si eresse come esempio, divenne un simbolo di libertà e diffuse la convinzione che cambiare e conquistare la propria autonomia era possibile.
L’indipendenza doveva essere ottenuta attraverso la rivoluzione armata e Cuba utilizzò

ogni mezzo propagandistico a sua disposizione per diffondere questa lezione.La rivista Tricontinentale divenne uno di questi mezzi, celebrando la Rivoluzione Cubana e presentandola come soluzione a tutti i problemi.
Il termine “rivoluzione” assume un’accezione completamente nuova rispetto alla visione negativa da sempre sostenuta. Essa diventa costruzione di un progetto di giustizia, civiltà e cultura, sinonimo di rinascita e possibilità.
Per tre decenni il manifesto dell’OSPAAAL si è distinto sia per la sua eccezionale ideo-estetica-comunicativa sia per la sua efficacia rinnovatrice nell’utilizzo delle sue risorse grafiche e per la fedeltà adottata nel suo impegno sociale con i diseredati del mondo .
A suo favore c’è la facoltà di evocare e innalzare alti valori etici e morali, insieme alla virtù di promuovere idee giuste e altruiste e, allo stesso tempo, rafforzare l’internazionalismo solidale terzomondista che ne fu sua base.
Nella sua concezione grafica ha predominato l’eclettismo stilistico, la giustapposizione culturale e il sistematico incremento del suo lessico complessivo .
Risulta impressionante la diversità dei popoli ai quali ha diretto il suo messaggio, la varietà tematica affrontata, la molteplicità delle influenze assunte criticamente, l’usufrutto della simbologia culturale dell’Occidente con carattere di appartenenza e la metabolizzazione dei suoi significati liberati dalle loro condizionanti primogeniture.
L’emissone comunicativa carente di ingenuità ha permesso la sua percezione e il giudizio sia di intellettuali che di analfabeti di nazionalità e culture diverse dei cinque continenti .
Riassumendo, il manifesto dell’OSPAAAL è stato paradigma del multiculturalismo, un leale esponente ideo-estetico dei principi rivoluzionari dell’Organizzazione che gli ha dato vita e che è considerata su scala internazionale fra le agenzie di propaganda più prolifica ed efficace.

Fase 2: niente sicurezza, niente produzione!

Il governo Conte, attuando la volontà di Confindustria, ha deciso di riaprire, da lunedì 4 maggio, le attività manifatturiere e delle costruzioni.
Più di quattro milioni e mezzo di operai, con il ricatto del lavoro e del salario, sono costretti a lavorare per produrre il plusvalore, fonte del profitto capitalistico e dei redditi delle classi sfruttatrici.
Questo, il contenuto essenziale della c.d. “Fase 2”, che presenta rischi concreti di una diffusione dei contagi fra operai e loro familiari, con il coinvolgimento del territorio.
L’esperienza di questi mesi, dalle fabbriche agli ospedali, ha dimostrato che la classe dominante ha esposto lavoratori e lavoratrici al virus per salvaguardare a ogni costo i profitti e il suo sistema; obbligandoli persino a lavorare senza gli adeguati mezzi di protezione.
Le aree maggiormente colpite sono quelle in cui la produzione non si è mai fermata, a forza di esenzioni e deroghe, seguendo le “leggi della giungla” del capitalismo.
Se qualche misura è stata adottata è grazie alle proteste e agli scioperi contro la mancanza di dispositivi di protezione e la sanificazione, per la chiusura di attività non essenziali e per “ammortizzatori sociali”.
Anche la pandemia in corso ha dimostrato che quando si ferma la classe operaia si ferma tutto. Impariamo da questa esperienza per riprendere fiducia nella nostra forza!
Per difendere la salute e la sicurezza, il lavoro e il salario, per non essere carne da macello agli interessi di un pugno di parassiti, abbiamo lo strumento della lotta di classe, unitaria e organizzata. Non sacrifichiamo la nostra vita sull’altare del profitto capitalistico!
Imponiamo l’adozione dei mezzi necessari a salvaguardare la sicurezza e la salute, in fabbrica e sui mezzi di trasporto. Con la salute si lavora, senza NO!
Organizzarsi nei posti di lavoro, sviluppare i collegamenti tra le fabbriche e nel territorio, strappare ogni ambito sindacale dalle mani delle burocrazie e riprendere l’iniziativa per la difesa contro le criminali politiche di padroni, Stato e governo.
La nostra solidarietà agli scioperi e alle lotte contro l’assenza di sicurezza, le inadempienze, le rappresaglie padronali, le imposizioni governative.
Il nostro appoggio alle denunce sulle violazioni delle norme di sicurezza, sulle irregolarità e le malefatte padronali.
La situazione impone la mobilitazione, l’unità e la solidarietà di classe, per far ricadere il peso della epidemia e della crisi sui padroni e i ricchi!

Coordinamento comunista toscano (CCT) coordcomtosc@gmail.com
Coordinamento Comunista Lombardia (CCL) coordcomunistalombardia@gmail.com
Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia teoriaeprassi@yahoo.it

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Primo Maggio di protesta e solidarietà proletaria!

Questo Primo Maggio vede i lavoratori e i popoli fronteggiare i rischi della pandemia da Covid 19.
Non siamo tutti uguali davanti al virus e alla sua capacità di contagio, come ci ripetono le classi dominanti che chiamano alla “sacra unione” fra sfruttati e sfruttatori nella “guerra al coronavirus”.
La pandemia non colpisce tutte le classi sociali allo stesso modo e con la stessa durezza, ma evidenzia e approfondisce le disuguaglianze sociali, il fossato che separa l’oligarchia dalle masse.
Ad esempio, il 90% dei morti per il Covid 19 negli Usa è dovuto all’assenza di una sanità pubblica e coloro che non si possono permettere un’assicurazione privata sanitaria, operai, poveri bianchi, neri, ispanici, ecc., muoiono come mosche.Nonostante le differenze fra i vari paesi, vi sono delle costanti che accomunano gli Stati capitalisti nell’affrontare l’emergenza: minimizzare e ritardare l’allarme di pericolo, non fermare le principali attività produttive per salvaguardare a ogni costo i profitti delle imprese, mandare al macello i lavoratori obbligati a lavorare ed in particolare quelli impegnati nella sanità senza mezzi di protezione.
Allo stesso tempo è emersa la crisi dei sistemi sanitari pubblici con la mancanza di posti letto, di sale per la rianimazione, di attrezzature (mascherine, ventilatori polmonari, ecc.) le carenze di organico e operatori sanitari. Medici, infermiere/i, oss, etc., sono stati mandati al macello, causando la morte di centinaia di loro, costretti a lavorare senza soste, privi di idonei mezzi di protezione. Ciò è la conseguenza inevitabile di decenni di tagli alla spesa pubblica, delle privatizzazioni, della mercificazione di servizi che sono diventati oggetto di enormi investimenti da parte del grande capitale. La famosa eccellenza sanitaria privata lombarda ha causato più del 50% dei morti nel nostro paese, quasi tutte persone anziane pensionate. Non ci meraviglieremmo se nella logica criminale della borghesia la pandemia venisse utilizzata per risanare il bilancio dell’INPS, fregandosene del fatto che con la pensione degli anziani vanno avanti intere famiglie. Anche il nazifascismo affermava che i vecchi non servivano a nulla, anzi erano un peso per la società…
Paesi ricchi come l’Italia, che ha disinvestito 37 miliardi nella sanità e investito 26 miliardi in armamenti e missioni militari (non a caso il governo ha inserito nelle industrie essenziali quelle dell’industria dell’aerospazio e della difesa”), sono dovuti ricorrere agli aiuti di paesi poveri, mentre gli “alleati” europei e nordamericani se ne sono lavati le mani e la speculazione finanziaria e commerciale ha approfittato persino della pandemia per i suoi luridi affari.
La pandemia ha messo in luce i limiti intrinseci del sistema capitalista-imperialista, la sua incapacità di risolvere le piaghe che esso stesso genera, la sua inciviltà, di cui sono tragico simbolo le fosse comuni di New York.
A causa di ciò milioni di lavoratori salariati e le loro famiglie sono stati esposti a un virus mortale, con conseguenze disastrose specie nelle aree più industrializzate e popolate e già colpite da un forte inquinamento.
Per questi crimini i capitalisti e i loro rappresentanti politici dovranno risponderne di fronte alla classe operaia e ai popoli.
Il capitalismo è un modo di produzione antisociale e antiumano che non solo produce la morte di milioni di persone con le ricorrenti guerre imperialiste che esso scatena in varie regioni del globo, ma costituisce ormai una perenne minaccia per il genere umano in seguito alla rottura degli equilibri ambientali da esso provocata e alle malattie che ne sono, in misura crescente, la conseguenza.
Da qualsiasi punto di vista si guardi al mondo di oggi, la soluzione è una sola: il passaggio ad una nuova forma di organizzazione sociale basata sulla proprietà collettiva dei mezzi di produzione e di scambio: il socialismo.
La crisi sanitaria si sviluppa dentro uno scenario in cui si moltiplicano i segnali di crisi economica e finanziaria, che già colpiscono centinaia di milioni di lavoratori in tutto il mondo.
La crisi è stata innescata e accelerata dalla pandemia, ma il suo fondamento sta nella contraddizione fra il carattere sociale della produzione e la forma capitalistica, privata, di appropriazione dei risultati della produzione.
Non si tratta di un “disastro naturale”, ma di una crisi di sovrapproduzione di capitale, aggravata dallo scarso consumo delle masse impoverite e costrette alla quarantena.
Le sue conseguenze sono la distruzione delle forze produttive e l’aumento dello sfruttamento per chi rimane nei luoghi di lavoro, la disoccupazione di massa, nuovi assalti a salari e pensioni, la liquidazione dei servizi sociali, la cancellazione della contrattazione collettiva e l’aumento del controllo sociale e della repressione.
Nel nostro paese il padronato con l’aiuto dei collaborazionisti politici e sindacali cerca di approfittare della situazione per cancellare le residue conquiste sociali e democratiche ottenute a caro prezzo dalla classe operaia. Mira a rovesciare sulle spalle dei lavoratori l’intero peso della pandemia, della crisi e del crescente debito pubblico.
I governi dei padroni, come il governo Conte (che ha stanziato 400 miliardi di euro per i predoni capitalisti, contro cassa integrazione per i lavoratori, un’elemosina di 600 euro per le partite iva e niente per chi è senza lavoro o immigrato), vogliono che i proletari accettino i licenziamenti, la miseria, la drastica limitazione delle libertà democratiche, la militarizzazione della vita sociale come fossero fenomeni naturali.
Prendono a pretesto la pandemia per proibire tutte le espressioni della protesta operaia e sociale, in primo luogo il diritto di sciopero. Si preparano a reprimere con metodi autoritari e violenti le inevitabili proteste sociali, per imporre un’altra macelleria sociale, così da perpetuare i privilegi e il dominio di un pugno di miliardari.
Il nostro paese come gli altri partecipa alla corsa per rimanere in cima alla piramide imperialista e partecipa allo scontro in atto per non rimanere indietro.
Il protezionismo economico e lo sciovinismo politico, le sanzioni e le dispute commerciali e monetarie, la lotta per i mercati e le sfere di influenza aggravano e inaspriscono i rapporti fra i paesi imperialisti.
Le potenze imperialiste e i monopoli finanziari, in rivalità fra di loro, continuano a saccheggiare le risorse naturali dei paesi dipendenti, ad usarli come riserve di forza lavoro a prezzi stracciati e pattumiere industriali.
Nonostante il dilagare del contagio globale, la corsa al riarmo non si ferma e la preparazione alla guerra avanza.
Anche nella UE si sono manifestati forti contrasti fra gli stati membri imperialisti, che hanno messo a nudo il carattere monopolista, antioperaio e antidemocratico di questa istituzione.
I pacchetti di “aiuti” concordati dall’Eurogruppo sono una truffa: essi vanno ad esclusivo vantaggio dei monopoli capitalistici e si trasformeranno in altrettanti cappi al collo dei lavoratori e dei popoli. La parola “solidarietà” sulla bocca dei governanti UE è pura ipocrisia per nascondere una politica cinica e banditesca. L’unica vera solidarietà è quella del proletariato e dei popoli!
In questa situazione, le mobilitazioni degli sfruttati e degli oppressi, dopo mesi di sollevazioni popolari e dure proteste avvenute in numerosi paesi del mondo, vedono un momento di riflusso. Ma molta brace cova sotto la cenere.
Nel nostro paese il malcontento di fronte alle decisioni prese da governo e padroni si è trasformato in decine di scioperi nelle fabbriche e nei magazzini. Nelle carceri vi sono state rivolte duramente represse. Le risposte popolari sono state contrassegnate dalla solidarietà e dalla resistenza espresse in differenti forme: dall’aiuto agli strati più poveri alla collera contro il degrado del servizio sanitario causato dalle politiche neoliberiste e di austerità; dal sostegno ai lavoratori ospedalieri alle proteste per i tagli salariali, l’assenza di sussidi e di alloggi, la mancanza di tamponi, mascherine e disinfettanti, le vergognose speculazioni… fino alle denunce pubbliche delle pressioni padronali per evitare di istituire le zone rosse.
Nonostante le manovre dell’oligarchia, la logora propaganda nazionalista dei suoi media e l’interclassismo dei riformisti, la messa in discussione del sistema vigente è sempre più forte e ampia fra le masse sfruttate e oppresse.
Ma allora, come dicono alcuni, “andrà tutto bene” e si tornerà come prima? Sicuramente no, sia per le questioni sopra affrontate, sia perchè anche l’esperienza della pandemia crea un’esperienza comune di massa, una presa di coscienza generalizzata sulla società attuale e sulle sue contraddizioni.
I problemi stanno venendo a galla e le cose non torneranno “normali” quando l’epidemia sarà passata. Saranno però peggiori di prima se non ci alzeremo in piedi ritrovando fiducia nella nostra forza.
Per questo è necessario rafforzare l’unità e la solidarietà di classe contro l’offensiva borghese, la deriva autoritaria e la politica di guerra imperialista.
Non lasciamo passare questo 1° Maggio senza esprimere nelle forme possibili la protesta e la denuncia del barbaro e irrazionale sistema capitalistico; senza esporre le nostre rivendicazioni urgenti per far ricadere il peso della epidemia, della crisi e del debito sui padroni e sui ricchi; senza prepararci a nuove e più dure lotte per difendere in modo intransigente gli interessi politici ed economici della classe operaia e degli altri lavoratori sfruttati; senza progredire sul terreno dell’organizzazione indipendente e rivoluzionaria del proletariato, per il Partito comunista, guida indispensabile nella lotta per conquistare la nuova società senza sfruttamento.

Viva il Primo Maggio, giornata internazionale

di solidarietà e lotta del proletariato!

Coordinamento comunista toscano (CCT) – coordcomtosc@gmail.com
Coordinamento Comunista Lombardia (CCL) – coordcomunistalombardia@gmail.com
Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia – teoriaeprassi@yahoo.it
Collettivo comunista (m-l) di Nuoro – cocoml.nuoro@gmail.com
Coordinamento Comunista Veneto (CCV)

Oggi, anniversario della morte di Gramsci, dopo 11 anni di carcere

27 aprile 1937: muore Antonio Gramsci ucciso dal carcere del ventennio fascista.
Piccolo e malmesso fisicamente … intellettualmente, politicamente e moralmente, un gigante dello scorso secolo.
Condannato a 20 anni, 4 mesi e 5 giorni. La pubblica accusa: “Dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare per i prossimi 20 anni”.
Alla domanda del presidente del Tribunale che lo condannò, “Cosa avete da dire a vostra discolpa?”, Gramsci rispose:
“Confermo le mie dichiarazioni rese alla polizia. Sono stato arrestato malgrado fossi deputato in carica. Sono comunista e la mia attività politica è nota per averla esplicitata pubblicamente come deputato e come scrittore de ‘L’Unità’. Non ho svolto attività clandestina di sorta perché, ove avessi voluto, questo mi sarebbe stato impossibile. Già da anni ho sempre avuto vicino sei agenti, con il compito dichiarato di accompagnarmi fuori o di sostare a casa mia. Non fui, così, mai lasciato solo e, con il pretesto della protezione, fu esercitata nei miei confronti una sorveglianza che diviene oggi la mia migliore difesa. Chiedo che vengano sentiti come testi a deporre su questa circostanza il prefetto ed il questore di Torino. Se d’altronde, l’essere comunista comporta responsabilità, le accetto”.
Ricordiamo la figura e l’opera di Antonio Gramsci, facendo nostre le sue parole: “La classe operaia non ha che una via: lottare fino alla vittoria se vuol salvare se stessa e l’umanità intera dalla rovina”.

CCT – Coordinamento Comunista Toscano – coordcomtosc@gmail.com
CCL – Coordinamento Comunista Lombardia – coordcomunistalombardia@gmail.com
Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia  -teoriaeprassi@yahoo.it
Collettivo comunista (m-l) di Nuoro – cocoml.nuoro@gmail.com

La solidarietà è un arma usiamola! Sosteniamo lavoratrici e lavoratori del San Raffaele in lotta

Riceviamo e pubblichiamo:Le lavoratrici e i lavoratori del San Raffaele di Milano, rappresentati per la maggioranza dai sindacati di base SGB e USI che hanno saputo promuovere unità d’azione fra i lavoratori, da tempo proclamano scioperi e altre forme di lotta contro la gestione privatistica della sanità, per il rinnovo del contratto di lavoro della sanità privata fermo da 13 anni, per migliori e sicure condizioni di lavoro.Lo sciopero già programmato per il 27 febbraio, il cui obiettivo era il rinnovo  contrattuale mantenendo le retribuzioni dei lavoratori pari a quelle dei lavoratori della sanità pubblica, era stato volontariamente sospeso il 24 febbraio, ossia prima che la normativa emergenziale lo imponesse, di fronte all’urgenza che proprio in quei giorni si stava evidenziando nel settore sanitario. La risposta della proprietà del san Raffaele èstata invece quella di attaccare i diritti dei lavoratori: non solo ha manifestato di voler applicare un contratto peggiorativo a tutti i neoassunti (con retribuzioni inferiori mediamente dell’8%, cancellazione di molti diritti come, ad esempio, quelli legati alla maternità, taglio delle ferie, diritto allo studio e alla contrattazione sindacale), ma ha dichiarato anche di voler aprire la procedura del FIS (Fondo di Integrazione Salariale) per ben 782 amministrativi. Contro tutto ciò il 9 aprile i lavoratori hanno messo in atto un flash mob: per denunciare la mancanza di sicurezza in cui devono lavorare, dei tamponi al personale che ha avuto esposizioni, di DPI (soprattutto nei reparti non Covid in cui alcuni pazienti risultano positivi dopo il ricovero) e turni di 12 ore che aumentano i rischi per tutti, operatori e pazienti. Il 20 aprile, il San Raffaele ha attivato il Fis per 782 lavoratori.
L’Ospedale San Raffaele, che offre un servizio attingendo a risorse pubbliche per il 70%, è parte del gruppo San Donato che in Lombardia possiede anche gli Istituti Clinici Zucchi, il Policlinico San Marco, gli Istituti Clinici Beato Matteo, Villa Aprica e S. Anna, solo per citarne alcuni. La proprietà è nelle mani della famiglia Rotelli. Una famiglia e un’impresa che, al San Raffaele, hanno un fatturato di oltre 600 milioni di euro e che ora pensano di approfittare dell’emergenza coronavirus per aumentare ancor di più il profitto sulle spalle della collettività e dei lavoratori.
L’emergenza sanitaria impone il divieto di sciopero nei servizi essenziali sulla base dei Decreti Legge che proibiscono anche qualsiasi forma di assembramento e manifestazione collettiva.
Nell’emergenza tutte le ordinarie prestazioni ambulatoriali sono state rinviate mantenendo solo le prestazioni urgenti, per evitare il contagio e per avere personale disponibile per le cure ai malati di Covid-19; secondo la proprietà del San Raffaele quindi è necessario applicare nuovi contratti e inoltre i lavoratori dei settori amministrativi sarebbero in esubero e mantenere il livello occupazionale attuale potrebbe mettere a rischio la solidità dell’impresa. La soluzione viene ovviamente offerta dal Decreto Cura Italia con il FIS, a cui la proprietà ha deciso di accedere per i 782 amministrativi, non considerando neppure il tanto sbandierato clima di “unità nazionale” per cui sarebbe opportuno, quantomeno, lasciare le risorse esigue del Fis a lavoratori e aziende realmente in crisi.
Alla proposta dei sindacati in lotta di ritirare la procedura e, in subordine, di integrare ai lavoratori la quota di reddito che verrebbe a mancare con il Fis (con un costo aziendale irrisorio mentre la riduzione di reddito per lavoratore può arrivare a 300 euro al mese) la proprietà ha risposto un secco no, fregiandosi però “di voler riconoscere in modo unilaterale un bonus a una parte dei dipendenti per l’impegno profuso”. Un bonus di 1000 euro agli infermieri e di 500 euro al personale di supporto. E il restante personale? E i tecnici che entrano direttamente a contatto con i malati per le lastre? E il personale di ingegneria clinica che ha lavorato giorno e notte per realizzare reparti di TI inesistenti perché fino ad ora non convenienti per le strutture private? E il personale delle pulizie o del ritiro dei rifiuti speciali che, essendo esternalizzati e non essendo riconosciuti come operatori sanitari, non lavorano neppure con le condizioni minime di sicurezza? Tutti costoro per la proprietà, evidentemente, non profondono impegno sufficiente.
Ma tutto ciò non basta. L’Ospedale San Raffaele, che dice di essere in difficoltà per il calo delle prestazioni ordinarie tanto che Aris e Aiop regionali affermano che “in questo momento non sono in grado di prevedere quali saranno le conseguenze economiche di quanto sta accadendo nel settore”, riceve in tempo record da Regione Lombardia l’accreditamento di nuovi posti letto su cui potrà lucrare alla fine dell’emergenza. E il San Raffaele lascia a casa in Fis gli amministrativi che invece necessitano in grande quantità per garantire il distanziamento lavorativo e sociale e la sicurezza di lavoratori e utenti, smaltendo le lunghe code che normalmente si affrontano nelle sue aree di accettazione. Ma non basta ancora. Il San Raffaele può fare tamponi a privati e aziende al costo di 120 euro l’uno mentre sui tamponi la Regione Lombardia aveva garantito che la priorità sarebbe andata a tutti i lavoratori impegnati nei settori che affrontano direttamente l’emergenza.Evidentemente dalla vicenda delle lavoratrici e dei lavoratori del San Raffaele dobbiamo trarre un immediato insegnamento: nelle loro mani “nulla è andato bene e niente andrà bene”.Nell’epidemia tutte le Istituzioni, centrali e territoriali, anche quando vagamente accennano alla necessità di maggiore attenzione alla sanità (peraltro ne parlano gli stessi che l’hanno distrutta), contrappongono sempre centralismo a regionalismo senza mai mettere in discussione la privatizzazione della sanità e la necessità di una sanità totalmente pubblica e gratuita. L’emergenza ha ampiamente dimostrato che i morti, lavoratori e cittadini, sono OMICIDI DI STATO.
La classe padronale si è già preparata a trarre il maggior beneficio possibile dal “coronavirus”, con il cinismo che la contraddistingue. Il tutto con la complicità di una classe politica subalterna agli interessi del capitale e che legifera a favore dei padroni, soprattutto attaccando il diritto di sciopero e l’agibilità sindacale. E i padroni fanno il loro, permettendosi di non rinnovare i contratti e di imporre accordi peggiorativi, non trattando con le rappresentanze dei lavoratori e non accogliendo le loro proposte per affermare con chiarezza e spregiudicatezza che non le riconoscono come controparte, di giocare al dividi et impera con i lavoratori elargendo bonus a piacimento e per “bontà loro”, di utilizzare gli ammortizzatori sociali per collettivizzare perdite ipotetiche e massimizzare i profitti privati, di usare la crisi per rigenerarsi licenziando discrezionalmente i lavoratori più combattivi per poi sostituirli con altri giovani precari ricattabili, di costringere i lavoratori, con la minaccia della crisi, in condizioni di sempre maggior insicurezza lavorativa, di salute e di vita.
Solidarietà, unità, lotta e organizzazione sono gli strumenti che abbiamo per costruire una risposta all’attacco padronale. Oggi più che mai è necessario sostenere tutte le lotte e unire i lavoratori.

Coordinamento Lavoratori/trici Autoconvocati per l’unità della classe (CLA) –
coordautoconvocat2019@gmail.com

21 aprile 2020

25 aprile 2020 per una nuova liberazione

Volante Rossa

Il 19 settembre 2019 il Parlamento Europeo, rinnovato con le elezioni del maggio precedente e condizionato dal massiccio ingresso di eurodeputati nazionalisti, xenofobi, neonazisti, ha approvato una risoluzione in 21 punti che equipara il nazismo al comunismo. Fortemente caldeggiata dai partiti di estrema destra dell’Europa orientale, dove già da tempo si è scatenata una feroce repressione contro le organizzazioni comuniste e di classe -messa al bando di partiti operai, scioglimento di sindacati, vere e proprie cacce all’uomo (come, ad esempio, in Ucraina), il documento ha avuto il voto favorevole,tra i rappresentanti italiani a Strasburgo, anche dei parlamentari del Partito Democratico che non hanno avuto ritegno nello schierarsi a fianco dei leghisti, dei fascisti di Fratelli d’Italia, dei forza italioti.
Individuando il 23 agosto di ogni anno come la “Giornata europea di commemorazione delle vittime dei regimi totalitari” – ponendo sullo stesso piano, per l’appunto, comunismo e nazifascismo – l’Unione Europea ha compiuto un’opera di revisionismo storico di inaudita gravità, di manipolazione degli eventi storici che dovrà trovare spazio, come sollecitato nella risoluzione stessa, nei programmi didattici e nei libri di testo destinati alle giovani generazioni di studenti europei.
L’obiettivo perseguito da questo eterogeneo – ma poi, di fatto, fino a che punto eterogeneo? – blocco reazionario è quello innanzitutto di offuscare la funzione criminale svolta dai vari regimi di stampo fascista e nazista affermatisi in Europa nel secolo scorso, in quanto sistemi politici voluti e sostenuti dal capitalismo contro le aspirazioni rivoluzionarie e di giustizia sociale manifestate dai lavoratori e dalle masse proletarie. Quindi di cancellare il contributo, che comportò un sacrificio immane in termini di vite umane, ad opera del movimento comunista e dall’Unione Sovietica, patria del Socialismo, nella lotta di liberazione dal nazifascismo.
Più in generale, per l’Unione Europea si rende necessario creare una nuova identità ideologica autoritaria e anticomunista per poter attuare politiche economiche che le consentano di competere con le altre potenze imperialiste, cosa che presuppone una politica omogenea e più efficace di contenimento e sottomissione di tutte le manifestazioni dell’antagonismo sociale.
D’altronde già con il “Giorno della Memoria” (che ricorre il 27 gennaio), istituito a livello internazionale 15 anni fa per ricordare l’Olocausto, si è sempre cercato di omettere che nei campi di concentramento nazisti vennero sterminati, oltre a sei milioni di ebrei, slavi, zingari, omosessuali, disabili, malati di mente e migliaia di oppositori politici antinazisti, innanzitutto comunisti. (infatti mai si è colta questa occasione per condannare i violenti metodi di stampo nazista con cui lo Stato sionista di Israele cerca di “risolvere” la questione palestinese).
Nel nostro paese, comunque, non abbiamo dovuto attendere la risoluzione del Parlamento Europeo per avviarci sulla via del revisionismo storico e della falsificazione dei tragici eventi che sconvolsero l’Europa intera nella prima metà del ‘900. In Italia, già 16 anni fa, è stata istituita una giornata commemorativa -il 10 febbraio -conosciuta come il “Giorno del ricordo”, con cui vengono “celebrati” per l’appunto i “martiri” delle foibe e l’esodo dei profughi giuliano-dalmati, “trucidati” gli uni,“perseguitati” gli altri dai “barbari” partigiani comunisti iugoslavi.
Eventi che, decontestualizzati dal più generale quadro storico -cioè le atrocità commesse, in nome dell’italianità e dell’imperialismo fascista, dal regime mussoliniano e dalle truppe italiane, sia prima che durante la Seconda Guerra Mondiale, contro le “inferiori” razze slave – e attraverso cifre artatamente gonfiate di “infoibati” – si trattò in realtà di qualche centinaio di gerarchi e militi fascisti, di esponenti dell’apparato statale del regime, di padroni, tutti macchiatisi di orrendi crimini contro i popoli della occupata Jugoslavia – sono stati utilizzati in funzione anticomunista e antipartigiana, aprendo le porte in tal modo ad un revanscismo nazionalista e ad una sorta di riabilitazione del periodo fascista.
Una sordida operazione politica avviata nel nostro paese dalla destra, amplificata da alcune aree di intellettuali (storici, giornalisti e scrittori, registi televisivi) sempre pronti a saltare sul carro del vincitore del momento, avallata da tutte le forze politiche presenti in Parlamento. Anche da quei partiti che pur amano dichiararsi “democratici”, “antifascisti” o addirittura di “sinistra”.
Con un siffatto processo politico e “culturale” di sdoganamento di uno dei più terribili periodi della storia europea e nazionale, non ci può stupire la crescita della destra in Italia, sia nella sua versione autoritaria, eppur legale, del leghismo salviniano o del sovranismo di FDL (con la Meloni così ben accolta nei più importanti circoli reazionari statunitensi), che nella sua versione più triviale e squadristica, del tipo di Casa Pound o di Forza Nuova.
L’apertura di covi neri in molti quartieri popolari anche di città a forte tradizione antifascista; le adunate fasciste con esibizione di saluti romani e di simboli del lontano Ventennio; le aggressioni fisiche contro compagni, antifascisti, immigrati; le manifestazioni celebrative – spesso con il patrocinio di amministrazioni locali contigue alla feccia fascista – di figure di vecchi gerarchi dell’era mussoliniana, si susseguono da anni, in spregio alla Carta Costituzionale e il più delle volte impunite da parte di uno Stato borghese che solo pochi anni fa ha varato un’ennesima legge (la Legge Fiano, dal nome del deputato PD che l’ha proposta), che sulla carta dovrebbe contrastare più efficacemente i rigurgiti neofascisti.
Peccato che pure questo strumento legislativo riveli aspetti ambigui e pericolosi, finalizzato anch’esso ad omologare, nella sua applicazione, fascismo e comunismo, prospettando potenzialmente la messa fuorilegge anche di forze che da sempre, e più di altre, hanno veramente combattuto il nazifascismo.
Il rilancio della destra fascista e razzista si è nutrito anche delle gravi responsabilità dei partiti di centrosinistra e del PD in particolare che, in ossequio alla ferrea “dittatura del capitale” e alle sue disumane leggi di mercato -imposte dai grandi poteri economici e finanziari, da sempre i “padrini” del fascismo -sono stati artefici di politiche liberticide e dagli alti costi sociali: nel mondo del lavoro e sindacale, nel sistema previdenziale; oppure nel campo di fondamentali diritti collettivi con la sistematica distruzione della scuola e della sanità pubbliche.
Infatti, non dobbiamo mai dimenticare che il regime fascista è stato finanziato e supportato da finanzieri, banchieri, grandi industriali e dalle loro multinazionali contro il “pericolo rosso” e ancora oggi il capitalismo in crisi non esita a utilizzare il neofascismo, anche in salsa leghista,per dividere i lavoratori, impedire che acquisiscano una coscienza di classe e reprimerli.
Tutto questo a fronte di un continuo incremento, imposto dalla Nato, delle spese militari, assecondando così quella sempre più tangibile tendenza alla guerra che caratterizza i rapporti tra le grandi potenze imperialistiche del pianeta. Un vero e proprio massacro sociale, dunque, le cui disastrose conseguenze stiamo pagando oggi che ci troviamo ad affrontare la pandemia da coronavirus.
E quando l’emergenza sanitaria e la paura del contagio saranno superate ed esploderà in tutta la sua gravità l’emergenza economica e occupazionale, la ripresa delle lotte sociali che ne conseguirà dovrà fare i conti con la loro criminalizzazione, facilitata anche da quei Decreti Sicurezza che, pur di salviniana memoria, l’attuale governo “giallo-rosso” (sic!) si è ben guardato dall’abolire, nonostante costituiscano un ulteriore tassello nel percorso di involuzione reazionaria dello Stato e della società.
Al contrario, con il pretesto dell’epidemia si sono rafforzati l’autoritarismo e la militarizzazione della vita sociale, colpevolizzando le masse popolari per la diffusione del contagio e nascondendo le gravi responsabilità che vanno individuate nel proseguimento a tutti i costi della produzione (di profitti) da parte dei capitalisti, nella sottovalutazione, nei ritardi, nelle mezze misure prese per settimane dal governo Conte.
Dietro lo slogan “siamo in guerra” e con un linguaggio apertamente bellicista (“medici e infermieri sono le truppe al fronte…”), si è aumentato a dismisura il controllo poliziesco; l’esercito viene schierato in funzione di “ordine pubblico”, dilagano denunce, multe pesantissime e gli arresti; si fa terrorismo psicologico al posto dell’informazione scientifica;si utilizzano strumenti di controllo sofisticati come i droni e le app telefoniche per controllare movimenti e relazioni sociali; si fomentano risposte isteriche e la delazione contro chi viola il “coprifuoco”; si crea ad arte un clima di allarme sociale che serve per giustificare mezzi repressivi più spietati.
Con lo “stato di emergenza” avanza la sistematica soppressione delle agibilità politico-sindacali dei lavoratori, come quella di sciopero, di assemblea, di dimostrazione. E’ palese il tentativo di limitare la libertà di espressione, di silenziare le voci critiche, così come è evidente che la classe dominante vuole approfittare della situazione per limitare anche in futuro le manifestazioni e le espressioni collettive della protesta politica e sociale.
Contro un‘ennesima riduzione degli spazi di agibilità – che ci impedisce anche di scendere in piazza il 25 Aprile -, contro il riaffermarsi dei più egoistici interessi capitalisti, occorrerà sviluppare la massima capacità di organizzazione e di mobilitazione popolare e proletaria. Si dovranno porre le basi per una nuova LIBERAZIONE: con la classe operaia, unitasi in questi tragici giorni, da Nord a Sud, sotto lo slogan “Non siamo carne da macello”, con le lavoratrici e i lavoratori oggi in prima linea nella lotta per esigere l’adozione e il rispetto di adeguate misure di salute e sicurezza, contro l’epidemia e la fame di profitti a ogni costo dei capitalisti, forti di un rinnovato protagonismo come fu quello della classe operaia con gli scioperi antiregime nelle grandi fabbriche del nostro paese nel marzo del ’43.
Ecco perché partiti politici e ambienti culturali asserviti agli interessi di classe della borghesia sottopongono da tempo l’Antifascismo e la Resistenza ad un vergognoso processo di revisione storica e perseguono la criminalizzazione di coloro che – i comunisti – si fecero maggiormente carico della lotta al nazifascismo.
La borghesia teme il riemergere di quella componente rivoluzionaria e di classe che animò il movimento resistenziale. Perché la Resistenza non fu solo “lotta di liberazione nazionale” contro l’invasore tedesco ma fu anche “guerra di classe”, lotta irriducibile tra due classi irrimediabilmente antagoniste: la borghesia capitalista e il proletariato. E in questa lotta il Partito Comunista vi svolse, in ogni sua fase e più di qualsiasi altra forza antifascista, un ruolo determinante.
La Resistenza, ponendosi anche l’obiettivo di costruire una società socialista in cui fossero aboliti lo sfruttamento e l’oppressione capitalistica, fece veramente “tremare” di paura la borghesia italiana e il suo sistema di potere economico e sociale.
Malgrado questi obiettivi siano stati poi abbandonati dalla dirigenza del Partito Comunista Italiano, già sulla via del revisionismo, che antepose l’unità nazionale con gli altri partiti politici italiani partecipanti alla Resistenza (che miravano alla restaurazione in Italia di uno Stato democratico-borghese) agli interessi di classe e alla prospettiva della rivoluzione proletaria, optando persino per il reintegro dei fascisti negli apparati statali, la Resistenza ancora oggi è considerata dalla borghesia un fantasma da cacciare indietro, mentre per i comunisti e per i sinceri antifascisti la Resistenza è ancor più VIVA! Ancor più PULSANTE!”
I comunisti hanno il dovere di difendere l’esperienza resistenziale da quelle distorte “verità” che partiti trasformatisi in comitati d’affari delle lobbies economiche e finanziarie, intellettuali prezzolati, mass media ben addomesticati dai loro padroni capitalisti, vanno propagandando nel nostro paese.
Ai comunisti spetta il dovere di organizzarsi e di muoversi verso la costruzione di un nuovo, vero Partito Comunista, reparto d’avanguardia della classe operaia, che divenga punto di riferimento insostituibile per le masse popolari e proletarie stanche di subire la violenza e la barbarie del capitalismo, che considera la classe operaia , i lavoratori e le loro famiglie come ‘numeri sacrificabili’ sull’altare del profitto e accumulazione monetaria attraverso il ricatto della scelta tra salute o disoccupazione (es. Taranto), minacciando la chiusura o riduzione dei posti di lavoro con la conseguente povertà e miseria sociale.
La Resistenza rimane quindi un formidabile esempio di sacrificio e di lotta, di speranza di costruire una futura società diversa dall’attuale; una società nuova che ha un solo nome:

Socialismo!

Ora e sempre resistenza

Coordinamento comunista toscano (CCT) coordcomtosc@gmail.com
Coordinamento Comunista Lombardia (CCL) coordcomunistalombardia@gmail.com
Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia teoriaeprassi@yahoo.it
Collettivo comunista (m-l) di Nuoro cocoml.nuoro@gmail.com
Coordinamento Comunista Veneto (CCV)

Migliaia di anziani morti o contagiati nelle Rsa e nelle case di riposo meritano giustizia

Riceviamo e pubblichiamo dal gruppo Facebook “Comitato sanità pubblica Versilia contro il depotenziamento dell’Ospedale unico della Versilia“:

I dati di ieri sulle morti nelle Rsa (Residenze socio-sanitarie per anziani) sono saliti a 6.773 di cui 3.045 in Lombardia. Il totale delle vittime da “coronavirus” è 22.745.
I signori Sala, sindaco di Milano, e Fontana governatore della regione Lombardia, quante responsabilità hanno rispetto all’esorbitante numero di decessi???
Il 29 febbraio, Sala propagandava che a Milano era tutto a posto, la sig. Meloni lo stesso dichiarava il 27 febbraio a Roma in uno spot di fronte al Colosseo, il sig. Salvini il 29 febbraio rassicurava che tutto era a posto.
Questi politici/amministratori hanno pesantissime responsabilità, come gli stessi politici e governatori di altre regioni.
Chi nasconde questa triste verità: o è in malafede non rendendosi conto di essere il malcapitato complice oppure è in malafede essendo partecipe per manifesti interessi di bottega (partitocrazia, elettoralismo, personalismi e affari privati).
Il Comitato per la sanità pubblica che gestisce la pagina ha condotto, nel corso di questi anni, una battaglia di informazione, iniziative, denunce nei confronti degli amministratori della regione Toscana; non si capisce o, meglio, si capisce molto bene, perché taluni politicanti sparsi dovunque non spendano una sola parola contro i responsabili delle morti di queste settimane (dalla Lombardia alla Campania).
La politica maldestra dei governi (TU-TTI!) di questi venti anni, le privatizzazioni sfrenate (la Lombardia ne è maestra), le corruzioni e i ladrocinii (Formigoni insegna …), la demolizione del sistema sanitario nazionale pubblico, sono stati i principali alleati del ‘coronavirus’ in termini di vittime, di contagiati, e per gli enormi sacrifici economici, sociali, morali e psicologici dell’intera società.
Una sola e unica parola: ver-go-gna-te-vi e TACETE!
Organizzarsi e mobilitarsi oggi per non recriminare e piangere domani!

Viareggio 18-04-2020

25 novembre 2019: Il patto mancato genesi della II guerra mondiale

Vi presentiamo un video che “racconta” la serata organizzata dal C.i.p. “Georges Politzer” e dal CCL – Coordinamento Comunista Lombardia:

Il patto mancato genesi della II guerra mondiale

Lenin e la rivoluzione russa

In questo mese di novembre ricorre il 102° Anniversario della Rivoluzione Socialista di Ottobre.
“Ma chi è, donde è venuto, questo che fra tutti gli uomini è il più umano?”
(V, Majakovskij)

Lo scrittore Maksim Gorki, che ebbe occasione di incontrare più volte Vladimir Ilic, ci ha lasciato dei ricordi che mettono in luce la personalità del grande rivoluzionario, sopratutto la sua grande umanità.
“Pranzava di solito con pochi compagni in una trattoria a buon mercato. Notai che Vladimir Ilic mangiava molto poco, una frittata di due o tre uova e una fetta di prosciutto, a cui aggiungeva un bicchiere di birra. Si vedeva bene che non aveva alcuna cura di sè e mi sorpresero molto le sue premure per gli operai. Del vitto per i congressisti si interessava con M.F. Andreeva, a cui Lenin domandò: – Che ne pensate, i compagni mangiano a sufficienza? Non potremmo aumentare i panini?
Quando giunsi la prima volta in albergo, vidi che Lenin, preoccupato, palpava il mio letto.
– Che state facendo? – Mi assicuro che le lenzuola non siano umide.
Lì per lì non capii perché gli interessava sapere se le lenzuola londinesi erano umide. Accortosi del mio stupore, mi spiegò: – Dovete badare alla salute.”

Nell’autunno 1918 domandai a un operaio di Sormovo, Dimitri Pavlov, quale fosse, a suo giudizio, il tratto più singolare di Lenin.
– La semplicità. È semplice come la verità.

Com’è risaputo, i giudici più severi di un uomo sono le persone che lavorano per lui. Ma l’autista di Lenin , Ghil, uomo di grande esperienza, mi disse; – Lenin è particolare, non ce ne sono come lui. Una volta io conduco per la Miasnitskaia, c’è un gran traffico, cammino a stento, temo che mi rovinino la macchina, suono il clacson e vado su tutte le furie. Lui apre lo sportello e, rischiando di farsi travolgere, mi si accosta lungo il predellino per dirmi: – Ghil, vi prego, niente strepiti. Procedete come gli altri.
-Io sono un vecchio autista e so bene che nessuno avrebbe fatto come lui.

Non riesco a concepire un altro uomo che, stando così in alto, abbia saputo resistere alla lusinga dell’ambizione e non abbia smarrito il suo interesse per gli uomini semplici.
In Lenin c’era una sorta di magnetismo che gli attirava i cuori e le simpatie dei lavoratori. Non parlava italiano, ma i pescatori di Capri, che avevano conosciuto Scialiapin e molti altri russi importanti, assegnarono d’istinto a Ilic un posto particolare. La risata di Lenin era affascinante, era la risata di un uomo che, cogliendo alla perfezione la goffaggine della stupidità e le astuzie acrobatiche della ragione, riusciva tuttavia a godere dell’ingenuità infantile dei ”semplici di cuore”. Un vecchio pescatore, Giovanni Spadaro, disse di lui: _Così può ridere solo un uomo onesto.

Dondolandosi sulla barca, Lenin imparava a pescare ”senza canna”.I pescatori gli spiegarono che bisognava tirar su nell’attimo in cui il dito sentiva tremare la lenza.
-Così, drin-drin, capisce?
Poco dopo catturò un pesce, lo tirò su e gridò con l’entusiasmo di un ragazzo e la passione di un pescatore: -Ah!Ah! Drin-drin!
I pescatori scoppiarono anch’essi in una risata assordante e gioiosa, come bambini, e gli misero nome “Signor Drin-Drin”.
Quando Ilic ripartì, continuarono a domandarmi: “Come sta il signor Drin-Drin? Lo zar non lo prenderà, no?”

Pennivendoli del capitale e falsificatori della storia hanno lanciato le più inverosimili calunnie sulla persona e sull’opera di questo grande rivoluzionario, come hanno fatto i rappresentanti dell’Unione Europea, sciacalli dei monopoli e del capitale finanziario, nostalgici dello zarismo.
Parlando dei calunniatori della sua epoca, Maksim Gorki scriveva:
“E se la nube di odio, di menzogna e di calunnia, addensatasi intorno al suo nome, fosse anche più fitta, conterebbe poco. Non c’è forza che possa oscurare la fiaccola issata da Lenin sulle tenebre soffocanti del mondo impazzito. Non è mai esistito un uomo che, come Lenin, abbia meritato sulla terra eterna memoria.”