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Accadde oggi

21 gennaio 1921: Al teatro San Marco di Livorno, con il 1° Congresso viene fondato il Pcd’I dalla separazione dal Partito socialista di un gruppo di comunisti tra i quali Bordiga, Gramsci, Terracini, Tasca, Barontini. 21 gennaio 1924: Muore Lenin. Nato a Simbirsk il 22 aprile 1870 fondatore del Partito Comunista Bolscevico, leader indiscusso della prima insurrezione operaia e contadina trionfante nella storia dell’umanità: la Rivoluzione d’Ottobre che avrebbe aperto una nuova tappa nella storia dell’umanità. 21 gennaio 1954: La Camera approva la legge elettorale maggioritaria, definita legge-truffa: scioperi e proteste in tutta Italia

LA REPRESSIONE SIONISTA NON RISPARMIA NESSUNO

SOLIDARIETÀ ALLA COMPAGNA STEFANIA

Lunedì mattina (16/1/2023) con un intervento delle forze di repressione israeliane nel campo profughi di Dheisheh a Betlemme è stata brutalmente arrestata e picchiata la compagna Stefania, dopo alcune ore di detenzione è stata espulsa dalla Palestina.
Da sempre a fianco delle lotte politiche e sociali e alle resistenze dei popoli oppressi, Stefania si trovava in Palestina da alcuni mesi per dare solidarietà attiva alla resistenza del Popolo palestinese.
Nell’operazione dei militari sionisti, che ha visto danneggiate gravemente diverse abitazioni di resistenti palestinesi e picchiato indiscriminatamente donne e bambini, è stato ucciso con un colpo alla testa un ragazzino palestinese di 14 anni.
Obbiettivo dell’intervento era proprio l’arresto di Stefania, il potere sionista che da cento anni occupa i territori della Palestina non ammette testimoni scomodi allo stillicidio di omicidi e soprusi che ogni giorno perpetra contro la popolazione palestinese.
Tutto deve essere messo a tacere, grazie alla complicità del sistema mediatico occidentale che niente trasmette sui crimini commessi dall’entità sionista, non ultimo la disumana condizione delle centinaia di uomini, donne, bambini, detenuti nelle carceri israeliane.
La nostra concreta solidarietà alla compagna Stefania, al popolo palestinese e alla sua resistenza, solo una Palestina libera e socialista può aprire un futuro di convivenza pacifica tra popolazioni, religioni, culture.

ULPC – UNIONE DI LOTTA PER IL PARTITO COMUNISTA

18/01/23

Comunicato di fine sciopero CMC

riceviamo e volentieri pubblichiamo

16-17/01/2023

Il Coordinamento Macchinisti Cargo, realtà autoconvocata e assembleare, ha proclamato il suo settimo sciopero di 24 ore in data 16-17/01/2023. Come nei precedenti scioperi abbiamo registrato una buona adesione e anche una consapevolezza ormai radicata nei colleghi e nelle colleghe circa le modalità e le motivazioni fondanti questa protesta. Avevamo richiamato l’attenzione di tutti e tutte noi nell’assemblea del 9 gennaio scorso sull’importanza di questo sciopero, ottenuto con difficoltà e determinazione, revocato e poi proclamato, per poi essere di nuovo revocato e infine proclamato ieri a causa dei continui interventi della Commissione di Garanzia.
La bontà della nostra vertenza è dimostrata non solo dalle adesioni ma anche dai movimenti e dalle persone che realmente comprendono la nostra lotta, i quali si sono spesi ancora una volta nel loro tempo libero in volantinaggi, comunicati, articoli di giornale. A tutte e tutti loro va il nostro ringraziamento più sentito. Una solidarietà e un sostegno che tuttavia non deve essere considerato un qualcosa di scontato e dovuto ma, al contrario, deve responsabilizzare tutto il personale ad adoperarsi maggiormente nelle assemblee, nei volantinaggi e nel passaparola, nelle iniziative, nell’assumersi in prima persona il dovere di rimboccarsi le maniche per cambiare in meglio il nostro lavoro.
Non è vero che scioperare non serve a niente, ormai solo chi è cieco non riesce a vederlo, è vero invece che solo il collettivo unito e consapevole è determinante nell’arginare la devastante trasformazione – in atto peraltro già da tempo – di lavoratrici e lavoratori in meri ingranaggi di efficienza dei processi produttivi.

Agiamo uniti per migliorare il nostro lavoro!

Coordinamento Macchinisti Cargo

18/01/2023

Contro la repressione di Stato e il 41bis

Solidarietà ad Anna Beniamino e Alfredo Cospito

Anna Beniamino e Alfredo Cospito, militanti anarchici insurrezionalisti, condannati per strage alla pubblica incolumità a 20 di anni di carcere in regime di alta sorveglianza per un attentato del 2006, da loro non rivendicato, a una caserma di allievi carabinieri che non ha causato né morti né feriti.
Dall’aprile del 2022 la Corte di Cassazione, senza che siano intervenuti nuovi fatti o prove, ha riqualificato l’accusa a strage contro la sicurezza dello Stato che prevede l’ergastolo ostativo, ossia una pena senza fine che non può essere abbreviata né convertita in pene alternative, che non prevede l’accesso ad alcun beneficio di legge, a meno di non collaborare con lo Stato.
Dallo stesso mese ad Alfredo è stato applicato il famigerato art. 41bis, ossia il carcere duro, per il quale è privato di ogni diritto, perfino di leggere, informarsi, studiare, ricevere corrispondenza; due ore d’aria in pochi metri circondato da pareti in cemento; una sola ora di socialità con detenuti sottoposti a medesime restrizioni.
Una condizione da vera tortura psicofisica, una vita priva di qualsiasi prospettiva futura che ha spinto Alfredo, dal 20 ottobre scorso, a iniziare uno sciopero della fame a oltranza, fino a mettere a repentaglio la vita.
Colpisce il fatto che per le stragi sul lavoro, per le morti da lavoro, la carenza di sicurezza nelle fabbriche e nei magazzini che continua a produrre quotidianamente morti e feriti, lo Stato non trovi mai colpevoli né soluzioni a prevenirle.
Colpisce il fatto che per nessuna delle numerose stragi dei decenni scorsi, quelle con un’infinità di vittime, a partire dalla strage di piazza Fontana, sia stato scomodato il reato di strage contro la sicurezza dello Stato.
Colpisce quindi la sproporzione della vicenda di Alfredo, tanto che si sono mobilitati anche intellettuali e giuristi che hanno lanciato appelli per la sospensione del 41bis.
Colpisce, ma non stupisce perlomeno chi ha chiaro il ruolo dello Stato quale strumento della classe al potere, che oggi appare forte perché il movimento dei lavoratori è debole, frammentato e privo di un’organizzazione di classe, sindacale o politica, in grado di difenderne efficacemente gli interessi.
Per questo, consapevoli del fatto che la scelta di Alfredo si inserisce nella più ampia lotta contro la repressione, che aggredisce chi contrasta questo Stato e lotta per un mondo senza sfruttamento, indipendentemente dalle differenti collocazioni ideologiche, politiche e organizzative, esprimiamo la più ampia solidarietà di classe.

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

14 gennaio 2023

unionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

Solidarietà ai compagni sotto processo per la scritta“Fontana assassino”

Sotto processo gli accusati di imbrattamento per una scritta

In questi giorni si apre il processo contro membri del ‘Partito dei Carc’, accusati di imbrattamento per la scritta “Fontana assassino” apparsa su un muro di Milano a maggio del 2020.
L’Unione di Lotta per il Partito Comunista, come altre realtà, sono state tra le prime a denunciare la criminale gestione della pandemia da parte del governo e della Regione Lombardia.
Sottolineando che il processo ai compagni è una delle espressioni dell’accelerazione della svolta autoritaria dei governi borghesi, svolta rafforzatasi prima con la pandemia e poi con la guerra in Ucraina, tendente a reprimere ogni voce di opposizione e a implementare un disciplinamento sociale, esprimiamo la solidarietà di classe ai militanti sotto processo.

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

14 gennaio 2023

unionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

Accadde oggi

17 gennaio 1925. Mussolini firma le “leggi fascistissime” rendendo così fuori legge tutti i partiti al di fuori del Partito nazionale fascista.
17 gennaio 1951. Iniziano le manifestazioni in tutta Italia contro il Patto atlantico. La polizia carica e uccide: a Adrano (CT) il bracciante Girolamo Rosano di 36 anni, a Comacchio (FE) il bracciante Antonio Fantinoli di 60 anni; a Piana degli Albanesi (PA) il bracciante Damiano Lo Greco di 40 anni.
17 gennaio 1982. A Torino 50mila operai scendono in piazza contro la politica recessiva del governo e per la difesa del posto di lavoro.