Sanità: liste d’attesa o in attesa … della lista?!

Riceviamo e pubblichiamo:

Il servizio sanitario pubblico deve avere come fine la cura dei/lle cittadini/e, come espresso dalla legge 833/1978: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività mediante il servizio sanitario nazionale …”. Vediamo, ad es., la problematica delle le liste d’attesa per accedere alle prestazioni sanitarie, sia urgenti che ordinarie.

Nella legge di bilancio 2019 è stato inserito il P.N.G.L.A. (Piano Nazionale Governativo Liste d’Attesa) per il triennio 2019-2021 in cui sono dettate linee guida, almeno sulla carta, per gestione e funzionalità delle prenotazioni, come tempi massimi per l’attesa, e vengono stanziati 350 milioni per ridurli. Soldi impiegati in buona parte per finanziare le strutture private convenzionate, tappabuchi delle manchevolezze del SSN (Servizio Sanitario Nazionale) e per la riorganizzazione dei Cup esternalizzati e on line, non certo per migliorare la situazione oggettiva della sanità che necessita di assunzioni stabili, posti letto e investimenti nella sanità territoriale.

Evidentemente, nonostante i proclami, qualcosa è andato storto a partire dai percorsi creati per l’accesso alle visite cioè: Percorso A: quando il medico curante fa una prima diagnosi ma necessita di conferme (es.un’ecografia). Percorso B: la diagnosi è accertata perché si è fatto un percorso terapeutico con uno specialista, si è inquadrata la problematica e l’esito è conosciuto e, quindi, si fa una programmazione di visite e controlli. I tempi non sono quasi mai rispettati o quando lo sono si hanno appuntamenti in strutture lontane anche molti km. Questo emerge anche da articoli di cronaca riguardanti gli anziani, tra le fasce più fragili della popolazione e in grande difficoltà con la riorganizzazione telematica della medicina.

​C’è il “fenomeno” delle “liste bloccate” o “agende chiuse” che si verifica quando una prestazione non è disponibile in alcuna agenda nell’ambito territoriale di riferimento. Questa pratica è vietata dalla L.23/12/2005, n.266 art.1, comma 282 (finanziaria 2006), legge che non viene rispettata (anche perché a oggi si dovrebbe prenotare visite per l’anno 2023 con quello che ciò comporterebbe, non ultimo il fatto di non rispettare i tempi per l’evasione delle visite, che loro stessi si sono dati); questo fa sì che chi può permetterselo si rivolga al privato, chi non può rinunci a curarsi.

Prima del ‘Covid-19’, oramai pretesto ufficiale per ogni mancanza, nel 2016 undici! milioni di italiani avevano rinunciato alle cure del SSN, causa le infinite liste d’attesa.

Come Comitato Sanità Pubblica Versilia denunciamo la gravità del problema al fine di ostacolare il sistematico smantellamento che, con i tagli alla sanità (37 mld), dovuti a una concezione aziendalista, ha trasformato Usl in Asl, in aziende che perseguono profitti e non l’interesse generale. Per garantire a tutti/e le cure in modo universale, equo e trasparente, bisogna tornare alla concezione pubblica e nazionale del sistema sanitario, investendo in primis nelle assunzioni di personale, nei posti letto, anziché continuare a scippare danaro pubblico per “donarlo” alla sanità privata convenzionata che non riesce a garantire un servizio adeguato e necessario.
Non torneremo come prima, perché il prima è il problema!


 Comitato Sanità Pubblica Versilia contro il depotenziamento dell’Ospedale Unico e dei servizi sanitari territoriali 

contatti:comitatosanitapubbli@virgilio.it

10.12.2021

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